Atletica
Roberta Bruni: “Sogno di chiudere la carriera sopra i 4,80. Punto alla mia terza Olimpiade”
Un anno dopo l’incubo, adesso, è il momento di risplendere. Roberta Bruni è stata l’ultima ospite di Focus, rubrica di approfondimento in onda sul canale YouTube di OA Sport condotta da Alice Liverani, per svelare le sue sensazioni in vista dell’evento più importante della stagione, ovvero i Campionati Europei, competizione in scena a Birmingham dal 10 al 16 agosto. Si tratta di una gara di grande importanza, non solo perché sarà affrontata dall’azzurra sotto una nuova guida tecnica, ma anche perché sancirà il ritorno prestigioso dodici mesi dopo la bruttissima frattura della vertebra patita lo scorso giugno, infortunio che l’ha costretta ad un periodo di riposo molto lungo.
Adesso però Roberta sta bene, così come confermato da lei stessa ai nostri microfoni: “Finalmente sto bene. L’anno scorso ho avuto un brutto incidente che mi ha portato a dei problemini anche quest’anno, non ho infatti partecipato alle indoor se non con una piccola uscita. Pensavamo fosse un fastidio, invece è stato più serio del previsto. Ho avuto una frattura della vertebra sacrale, sono caduta fuori dal materasso. Ho recuperato in tempi record per i Mondiali, ma il fisico mi ha portato il conto con tanto di mora. Ho combattuto per mesi con una brutta sciatalgia, sappiamo che nella gamba di stacco se il nervo sciatico non è in forma non collabora. Ora è partito il viaggio verso gli Europei. Ho avuto paura? Molta. Non tanto subito dopo la frattura, perché ho avuto assistenza sia dal team dei Carabinieri che dal CONI, ma dopo. Ero ripartita a cuor leggero, poi durante un allenamento ho sentito che la gamba non rispondeva più. Dalla risonanza non usciva nulla, io non ho avuto lesioni, ma è stato tutto un insieme di debolezze. Ho dovuto fermarmi, ora sto rivedendo la luce. Bisogna avere pazienza, ma credo che per agosto ritornerò bene”.
L’atleta ha poi ripercorso la sua carriera, svelando il modo in cui si è approcciata alla sua disciplina: “Sono cresciuta a Nazzano, un paesino medievale. In quei contesti l’attività fisica si fa o in palestra o con i gemellaggi di sport, al tempo erano nuoto o judo. Io sono nata in una palestra di judo. Poi alle medie a Poggio Mirteto ho avuto come supplente Riccardo Balloni, che era allenatore di salto con l’asta. In quella settimana c’erano i Giochi della gioventù. Io ero piccola con la bandana, mi chiamavano Mowgli. Mi hanno fatto fare salto in alto. Mai vista una pista di atletica, eppure ho saltato un metro e quarantasei. Da lì si è capito che c’era del talento. Io però vivevo a Nazzano, Rieti stava a 60 km. Mio nonno mi ci portava, ma io non conoscevo nessuno, quindi volevo allenarmi con Riccardo. Il problema è che Riccardo allenava il salto con l’asta, da lì ho sposato la specialità. Il primo anno mi allenavo una volta a settimana, ho vinto il Criterium cadetti all’Olimpico. Ho lasciato judo, ho fatto solo salto con l’asta, ho iniziato a vincere ed eccomi qui. E’ stata una casualità di avere come supplente un allenatore di salto con l’asta. In paese ora mi vogliono tanto bene, la fortuna di poter portare il mio paesino, che è molto piccolo, per me è un onore”.
Bruni ha poi riavvolto il nastro al 2012, anno del bronzo ai Mondiali giovanili: “L’inizio di una carriera bellissima. L’atletica giovanile è un altro mondo rispetto a quella assoluta. Io però credo che se vissuta con il giusto spirito può darti sia tanta esperienza che tanta consapevolezza. A me in quel momento veniva tutto facile, era tutto un gioco. Quella medaglia la vinsi perché non avevo alcun pensiero. Saltavo per piacere. Questa è stata una fortuna, le condizioni erano proibitive, tante mie colleghe hanno avuto problemi, tra cui anche la Newman che è poi arrivata la bronzo di Parigi 2024, all’epoca arrivò nona. Quell’anno fu l’inizio di una serie di viaggi ed esperienze che porto nel cuore. Ho la collezione dei miei pettorali dal 2008 ad oggi. Ho tutta la collezione: quando gareggio scrivo le prime tre con la misura, oppure il mio piazzamento, la misura e l’asta che ho utilizzato. Oggi il movimento è cresciuto, il supporto federale e dei gruppi sportivi si vede. Rispetto a me che sono in una fase della carriera avanzata, si vede la differenza tra il giovanile di prima e quello di adesso: i risultati sono evidenti, c’è molta più professionalità dal punto di vista psicologico. Sembrano adulti quando in realtà sono dei bimbi. Bisogna essere bravi a mantenere il focus e utilizzare le piattaforme come i social come un valore aggiunto e non come uno strumento solo per mostrarsi. E’ facilissimo salire, ma anche cadere. E riprendersi non è facile. Ci sono grandi talenti: Sioli ad esempio è piccolo ma è una delle stelle mondiali del salto in alto. I risultati parlano, questa capacità di esprimere i talenti è figlia del supporto federale che lo permette”.
Non è mancato anche un commento sui Gruppi Sportivi, fondamentali per la carriera di ogni atleta: “Un onore poter gareggiare per un gruppo militare che investe in una carriera di un atleta che sappiamo non essere sempre rosea. E’ un privilegio fare della nostra passione un lavoro. Non è scontato, grazie a loro che investono su di noi. Quando si è piccoli il futuro non è scritto, avere questo tipo di presenza umana e materiale ti permette di poter fare quello che ami come tuo principale lavoro. Convivere con le aspettative? “Dopo quella medaglia ci sono state occasioni; rimanendo nel giovanile all’Europeo in casa a Rieti, nel 2013, ero una delle favorite ma arrivavo da una micro frattura al piede; il fatto di essere piccola e di vedere la mia immagine su tutti i cartelloni mi soffocava: quella gara me la ricordo come qualcosa che non mi sono goduta, fui quinta con una misura che non mi rispecchiava. Gioire di un Campionato in casa poteva essere coronato con un’esperienza diversa a prescindere dal piazzamento. Lì fu una sofferenza, quello è stato pesante, ma fa parte dell’esperienza, specie quando sei piccola. Con le batoste, con le vittorie le sconfitte ti fai le spalle larghe”.
L’azzurra ha poi svelato una gara che non ha potuto digerire: “Mi è rimasto in gola l’Europeo Indoor dell’anno scorso, dove sono arrivata quinta, quindi meglio di quarta, ma con la stessa misura della seconda o della terza, il giorno del mio compleanno, dove sono riuscita a fare record italiano indoor ma purtroppo al terzo tentativo, non al secondo, e mi sono giocata la medaglia. Non potevo essere scontenta, però io sono uscita dalla pedana in lacrime, mi è rimasto qua, non posso negarlo”.
Roberta ha poi svelato un retroscena sul record italiano registrato nel settembre 2023: “Quello fu un anno complicato per me. Fu un anno di decisioni toste, due o tre settimane dopo il Mondiale di Budapest in cui ho vissuto la gara più brutta della mia carriera dal punto di vista psicologico. Ero arrivata al punto di rottura con il mio allenatore storico, le strade si erano divise, il rapporto era incrinato da un po’. Noi al Mondiale avevamo già chiuso la nostra collaborazione dieci giorni prima, quindi ero da sola, l’ho vissuta male. Sono uscita dalla pedana dicendo: o mi riprendo oppure è meglio smettere. Ho avuto la fortuna di essere aiutata dalla Federazione e dal gruppo nell’intraprendere una nuova strada, ho cambiato vita. Mi sono trasferita in Spagna a fine 2023, e ho cominciato la collaborazione con Navas, ho preso la fiducia anche grazie al record strappato a Chiari, mi serviva quel goal per dimostrare a me stessa che stavo bene e che potevo rinascere in un’altra forma. Riccardo per me è stata una figura paterna, ho le sue iniziali tatuate sull’anca, dopo il mio primo record gli ho dedicato un tatuaggio. Le strade si dividono, ma la stima e l’affetto rimangono, spero che un giorno le cose si possano chiarire diversamente. Non mi vergogno a dire che l’affetto e la stima ci sarà sempre, se oggi sono così lo devo a lui, io a quest’ora forse sarei ancora in una palestra di judo”.
Bruni ha poi decretato la scorsa stagione, quindi quella 2025, una delle sue migliori: “Nel 2024 aver conquistato la Finale olimpica è stato un sogno, purtroppo per varie casualità eravamo in 19 in finale, la mia misura non mi ha fatto rientrare nelle prime dodici. Io mi sento di aver fatto finale, sono contenta di questo. Volevo riscattarmi perché nel mio palmares mancava una finale mondiale. Nel 2025 ha pagato l’anno di transizione fatto con il nuovo allenatore, i cambi tecnici hanno bisogno di adattamento, sono arrivata in Spagna a fine 2023, il 2024 ha portato ottime misure ma non stabilità. L’anno scorso è stata un’apoteosi, ero presente in Diamond, ho fatto podio, sono stata stabile sul 4 e 60, ho fatto stagione indoor bellissima. Poi è arrivata la grande paura di aver perso tutto con l’infortunio, temevo di dover smettere. Per fortuna non è stato così, ci sono state delle ripercussioni sulla sicurezza e sull’approccio ma con la psicologa abbiamo fatto un lavoro da premio Nobel, le ho fatto venire i capelli bianchi per le ansie ma siamo state contente di essere uscite da questo limbo brutto. Durante la riabilitazione noi ci vedevamo due volte a settimana. Avevo i compiti schematizzzati tutti i giorni, abbiamo fatto un lavoro impeccabile, anche se alcuni giorni vedevo tutto nero, lei è stata fondamentale in questa ripresa. Io faccio sempre riferimento a un cartone che è Kung Fu Panda, dove io mi sono identificata come Po e lei era il Maestro Shifu. C’è una scena in cui il Maestro prende a bacchettate Po perché non crede in se stesso, quando sono tornata a Roma mi sono tatuata la presa del dito wuxi che faceva sempre il Maestro in fase di necessità. Altri tatuaggi? Ne ho parecchi ma piccoli, sono riferimenti a momenti importanti. Tre sono fondamentali: ho le iniziali dei miei genitori e due scritte dei miei nonni, con la loro calligrafia e le espressioni che dicevano sempre. Ho perso mio nonno l’anno scorso, è stato molto doloroso, avere una sua espressione nella gamba per me è importante”.
Adesso, con la dovuta calma, sarà tempo di pensare a Los Angeles: “C’è tempo. Io ho cambiato guida tecnica, ora sono a Torino, sono seguita da Riccardo Frati, ho iniziato con un Riccardo e ora sono con un altro. Sono coincidenze a cui io credo. Lui è un grande allenatore, segue Simone Bertelli che ha già vinto due ori U20 e U23. Abbiamo cominciato questo percorso in una forma accartocciata. Abbiamo fatto una grande squadra, ci siamo uniti e conosciuti. Adesso stiamo bene, abbiamo il progetto del 2026 che è l’Europeo. Non posso promettere di poter essere quella dello scorso anno perché ci sono state difficoltà grandi, ma la fame di saltare come l’anno scorso c’è, potrebbe succedere qualcosa di meglio dell’anno scorso o forse no, voglio fare la mia terza Olimpiade, il nostro progetto è arrivare bene lì, ma siamo consapevoli che questo è un anno di passaggio, è il nostro primo anno di collaborazione, dobbiamo rimanere uniti e fiduciosi. Io fino a che non decido di appendere le scarpe al chiodo non tiro le somme. Il 2025 è stato uno degli anni più belli, ma penso di non aver dato tutto. Voglio chiudere la mia carriera con un 8 nel personale, e non è 78. Voglio cambiare la decina, mi piacerebbe tanto. Stiamo lavorando per questo, so che non è facile. Ma più che parlare di record e di medaglie vorrei coronare la carriera con questo personale, credo di aver dato tanto al movimento, credo di meritarmi di coronare la carriera così, se poi questo personale portasse altro allora ancora meglio. Finché il mio corpo rimane collaborativo non vedo il motivo di smettere, è una vita che a me dà gioia, mi piace girare il mondo e avere amici ovunque, sono consapevole che l’età di uno sportivo ha un termine, a me piacerebbe continuare a fare l’atleta fino a che il mio livello genera felicità, non voglio essere quella che pur di gareggiare si sottostima solo per farlo. Non ho un limite, ho degli obiettivi, consapevole che a 32 anni bisogna ridimensionare numero di gare e allenamenti, ma finché la testa si vive la gare con gioia non vedo una linea di traguardo”.
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