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Pineau attacca Nadal: “Se fosse stato un ciclista, sarebbe stato condannato per doping”

Giandomenico Tiseo

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Rafael Nadal / LaPresse

Le dichiarazioni di Jérôme Pineau hanno riacceso un dibattito che da anni accompagna la carriera di Rafael Nadal: fino a che punto è giusto spingersi oltre il dolore pur di continuare a competere ai massimi livelli? L’ex ciclista francese, intervenuto nel programma “Les Grandes Gueules du Sport” di RMC, ha espresso una posizione molto netta nei confronti del campione spagnolo, prendendo spunto anche dalla serie Netflix che racconta gli ultimi anni della sua carriera e le difficoltà fisiche affrontate.

No, Nadal non è un buon modello per i giovani atleti. Dirò semplicemente che, visti i suoi fatti e le sue parole, se fosse un ciclista, verrebbe condannato per doping“, ha dichiarato Pineau, una frase destinata inevitabilmente a far discutere. L’ex corridore francese ha però precisato di nutrire grande rispetto per il maiorchino sotto altri aspetti: “Ovviamente, in termini di resilienza, talento e duro lavoro, non ci sono problemi, lui è un esempio“.

Il punto centrale delle sue critiche riguarda il rapporto di Nadal con il dolore e con gli infortuni. Secondo Pineau, il 22 volte campione Slam non rappresenta un modello da seguirequando si tratta di non ascoltare il proprio corpo, di infierire sul dolore e di creare altri disturbi per curare un problema già presente da tempo“. Una filosofia che l’ex ciclista contrappone alla propria visione dello sport professionistico: “Io sono una di quelle persone che dice:Pratico sport ad altissimo livello, ma se ho un problema, mi curo, mi fermo e ricomincio quando sono guarita’“.

Le parole del francese assumono un significato particolare perché toccano indirettamente un tema che ha accompagnato Nadal per gran parte della sua carriera. Nonostante non sia mai risultato positivo a un controllo antidoping, lo spagnolo è stato spesso oggetto di sospetti e speculazioni, alimentati soprattutto dalla sua straordinaria capacità di recuperare da problemi fisici cronici e di tornare competitivo ai massimi livelli dopo lunghi periodi di stop.

Uno degli episodi più discussi risale al 2016, quando il gruppo di hacker russi Fancy Bears violò i database della WADA, l’Agenzia Mondiale Antidoping, pubblicando documenti riservati relativi a numerosi atleti. Tra questi comparivano anche le cartelle cliniche di Rafa, dalle quali emergeva l’utilizzo di betametasone nel 2009 e tetracosactide nel 2012. La diffusione dei documenti alimentò nuove polemiche, ma i fatti raccontavano una realtà diversa: entrambe le sostanze erano state assunte legalmente nell’ambito di regolari Esenzioni a Fini Terapeutici (TUE), approvate dall’International Tennis Federation per il trattamento dei cronici problemi alle ginocchia del tennista. Gli hacker cercarono di presentare quelle autorizzazioni come una forma di “doping legalizzato”, ma non venne riscontrata alcuna violazione delle norme antidoping.

Ancora più pesanti furono le accuse mosse nel marzo del 2016 dall’ex ministra francese della Salute e dello Sport Roselyne Bachelot, che in televisione sostenne che la lunga assenza di Nadal nel 2012 fosse stata causata da una presunta positività nascosta e non dai problemi fisici dichiarati. Lo spagnolo reagì portando il caso in tribunale e, nel novembre del 2017, ottenne una sentenza favorevole: il tribunale di Parigi riconobbe il carattere diffamatorio delle affermazioni e condannò Bachelot a risarcire il campione per i danni subiti.

Anche nel 2022, durante il suo ultimo trionfo al Roland Garros, Nadal finì al centro di una nuova discussione. Lo stesso tennista rivelò di aver disputato il torneo con il piede sinistro anestetizzato attraverso infiltrazioni locali per contenere il dolore provocato dalla sindrome di Müller-Weiss, una rara patologia degenerativa. Alcuni osservatori, tra cui esponenti del mondo del ciclismo francese, sollevarono dubbi sull’opportunità di ricorrere a queste pratiche. Tuttavia, la WADA chiarì che gli anestetici locali utilizzati da Nadal non figuravano nell’elenco delle sostanze proibite e che il trattamento era pienamente conforme ai regolamenti vigenti.

È proprio in questo contesto che si inseriscono le parole di Pineau. L’ex corridore non accusa direttamente Nadal di aver violato le norme antidoping, né mette in discussione la legittimità dei trattamenti a cui si è sottoposto. La sua critica riguarda piuttosto il messaggio che, a suo giudizio, può derivare dall’esaltazione di una carriera costruita anche sulla capacità di convivere con il dolore e di competere nonostante problemi fisici estremamente seri.

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