Pallavolo

Nations League: Italia contro la Turchia delle giovani, banco di prova per le azzurre

Enrico Spada

Pubblicato

il

Merrit Adigwe / Fipav

Non sarà la Turchia delle stelle che hanno dominato il volley mondiale negli ultimi anni, ma resta una delle sfide più affascinanti di questa prima settimana di Volleyball Nations League. Quando venerdì 6 giugno al Nilson Nelson di Brasilia l’Italia di Julio Velasco incrocerà la formazione guidata da Daniele Santarelli, in campo ci saranno due nazionali profondamente rinnovate, ma comunque ricche di talento e prospettive. Entrambe hanno scelto di concedere un periodo di riposo a molte delle protagoniste delle ultime stagioni, privilegiando la necessità di gestire carichi di lavoro sempre più pesanti dopo annate lunghissime tra campionati, Champions League e competizioni internazionali.

La sfida di Brasilia rappresenta però molto più di un semplice confronto tra seconde linee. Italia e Turchia stanno infatti verificando la profondità dei rispettivi movimenti, dando spazio a giocatrici che potrebbero diventare protagoniste nel prossimo quadriennio olimpico. Non a caso il precedente di Genova, disputato poche settimane fa nell’AIA AeQuilibrium Cup Women Elite, aveva già mostrato come il livello tecnico della sfida resti elevato nonostante le numerose assenze.

In quell’occasione l’Italia aveva prevalso per 3-1, trovando risposte eccellenti da Ekaterina Antropova nel nuovo ruolo di schiacciatrice e soprattutto da Merit Adigwe, autentica sorpresa di questa prima parte di stagione azzurra. Da allora il percorso di crescita del gruppo di Velasco è proseguito anche in Brasile, dove contro la Bulgaria sono arrivate ulteriori conferme sulla solidità di un sistema di gioco che sembra già piuttosto rodato.

La Turchia che si presenta a questa VNL è molto diversa da quella che ha conquistato Europei e Nations League negli ultimi anni. Santarelli ha lasciato a casa gran parte delle stelle del gruppo principale: assenti giocatrici del calibro di Melissa Vargas, Ebrar Karakurt, Zehra Güneş, Hande Baladın, Cansu Özbay e Gizem Örge, colonne portanti del ciclo vincente turco. Al loro posto è arrivata una squadra giovane, costruita attorno a prospetti di altissimo livello che hanno dominato le categorie giovanili europee negli ultimi anni.

In regia il peso dell’organizzazione del gioco ricade su Dilay Özdemir e Buse Ünal Pehlivan. La prima è considerata una delle migliori giovani palleggiatrici d’Europa e sta già accumulando esperienza internazionale di alto livello con l’Eczacıbaşı. La seconda garantisce maggiore esperienza e rappresenta un’alternativa affidabile nella gestione dei momenti più delicati.

Il vero punto di forza della Turchia sembra però essere il reparto delle schiacciatrici. La capitana İlkin Aydın è la giocatrice più esperta del gruppo e continua a rappresentare un punto di riferimento tecnico ed emotivo. Accanto a lei ci sono Yaprak Erkek, probabilmente la più incisiva nelle prime uscite brasiliane, e Defne Başyolcu, atleta che nelle prime due gare ha dimostrato di poter sostenere volumi offensivi importanti. Proprio contro la Repubblica Dominicana la Turchia ha costruito gran parte della propria rimonta grazie ai 21 punti di Erkek, ai 18 di Başyolcu e ai 16 di Aydın.

Le statistiche delle prime due partite raccontano una squadra che ama attaccare molto dalle bande. Nella sofferta vittoria al tie-break contro la Repubblica Dominicana le tre schiacciatrici hanno prodotto la maggior parte dei punti offensivi della squadra, mentre contro l’Olanda la distribuzione è rimasta molto simile nonostante la netta sconfitta per 3-0. Al centro la Turchia dispone di grande fisicità. Deniz Uyanık è probabilmente la giocatrice più affidabile del reparto, supportata da Berka Buse Özden, Karmen Aksoy, Merve Atlıer ed Ezel Balık. Proprio Aksoy e Uyanık hanno mostrato buone cose soprattutto a muro, fondamentale che potrebbe diventare decisivo contro un’Italia che basa gran parte della propria efficacia sulla velocità della distribuzione offensiva. Nel ruolo di opposto Santarelli continua a ruotare diverse soluzioni tra Beren Yeşilırmak, Defne Başyolcu e Aylin Uysalcan, segnale di un reparto ancora in fase di costruzione dopo l’assenza contemporanea di Vargas e Karakurt.

Dal punto di vista tattico, l’Italia sembra arrivare alla sfida con qualche certezza in più. Velasco ha già trovato una buona alchimia tra Carlotta Cambi e le sue attaccanti, mentre il contributo di Antropova, Adigwe, Omoruyi, Nervini, Manfredini e Meli ha permesso alle azzurre di distribuire il peso offensivo su più soluzioni. Questa varietà potrebbe rappresentare un vantaggio significativo contro una Turchia che nelle prime gare ha mostrato qualche difficoltà quando costretta a inseguire lateralmente il gioco avversario.

Molto interessante sarà anche il duello al servizio. L’Italia ha dimostrato di poter creare pressione continua con battute aggressive e tatticamente ben indirizzate. La ricezione turca, invece, ha alternato momenti molto positivi ad altri più complicati, soprattutto nella gara persa nettamente contro l’Olanda, terminata con un severo 3-0 e con evidenti difficoltà nel contenere la fisicità delle attaccanti orange.

La sensazione è che la partita possa essere più equilibrata di quanto raccontino i nomi presenti a referto. La Turchia resta una nazionale con un enorme patrimonio tecnico e una scuola giovanile tra le migliori al mondo. L’Italia, però, sembra aver già trovato una propria identità e arriva alla sfida con una maggiore continuità di rendimento. Sarà un confronto importante per capire quanto possano essere profonde le risorse delle due potenze del volley mondiale e quale delle due seconde linee sia oggi più pronta a sostenere il peso della maglia nazionale.

Exit mobile version