Roland Garros

Matteo Berrettini: “Il mio corpo si usura, l’ho accettato. Ho dimostrato a me stesso che posso farcela”

Roberto Santangelo

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Matteo Berrettini / LaPresse

Matteo Berrettini, dopo l’approdo ai quarti di finale del Roland Garros 2026 di tennis, in conferenza stampa ha ripercorso un po’ tutto il cammino fatto a Parigi, dove ha eguagliato il traguardo raggiunto nel 2021, nell’ultima apparizione prima che una serie di infortuni lo costringesse a saltare quattro edizioni dello Slam francese.

L’azzurro lascia trasparire tutte le sue emozioni e le sensazioni positive vissute: “Penso che si sia visto nella celebrazione dopo la partita: ero orgoglioso, felice e grato. È stata una partita davvero dura, soprattutto nel terzo set, ero sotto di un break e 6-3 nel tie-break, e sono comunque riuscito a chiuderla in tre set, il che è fantastico. Credo sia stato un livello di tennis davvero alto in generale, quindi sono molto felice e orgoglioso di me stesso. Ho dimostrato ancora una volta a me stesso che posso farcela anche nei momenti più difficili, che riesco a trovare l’energia giusta. Sono stato abbastanza fortunato da avere persone intorno a me che mi hanno aiutato a ritrovare quell’energia, le vibrazioni positive, i pensieri positivi, che non è facile trovare quando sei un po’ nel buio, quando le cose non girano bene e fai fatica anche solo a colpire qualche palla o a competere. Per questo mi sento così: dal primo all’ultimo punto ero presente, mi stavo godendo il momento, mi parlavo bene, e per me il tennis è questo, essere orgoglioso, felice e pronto a competere“.

Non c’è una motivazione per tutti gli infortuni subiti in carriera: “Abbiamo provato a capire se ci fosse qualcosa che mi creasse davvero problemi, ma la realtà è che, se ci fosse stato un gesto sbagliato, mi avrebbe dato fastidio su ogni servizio o su ogni colpo che tiro. Questo è uno sport estremamente esigente, fisicamente e mentalmente, uno dei più duri che ci siano, considerando le condizioni, i viaggi, il numero di ore di allenamento e di partita. Sono arrivato alla conclusione che il mio corpo si usura come è normale che sia. Alcune persone hanno uno stile più fluido, altri un modo di giocare più potente; io l’ho accettato, è semplicemente quello che sono. La chiave è stata ritrovare la fiducia per andare al 100% su ogni colpo, come ho sempre fatto. Penso che ciò che mi ha reso vincente è proprio il fatto di colpire forte, con tanto peso sulla palla: per questo il mio servizio e il mio dritto sono le armi più grandi che ho, e andare al 100% è la soluzione per sentire di poter giocare al meglio“.

Sul possibile derby con Matteo Arnaldi: “Gli auguro il meglio, stanno giocando adesso e ha vinto il primo set, quindi gli faccio un grande in bocca al lupo. Anche lui è rientrato dopo un brutto infortunio al piede, per molto tempo non è riuscito a giocare come avrebbe voluto. È un grande combattente, abbiamo condiviso il campo anche in Coppa Davis, quindi gli auguro davvero il meglio. Quando giochi, giochi per te stesso: se affronti un italiano è un po’ più complicato, ma fa parte del gioco e di quello che facciamo. Per fortuna succede spesso ai livelli alti: Cobolli è ai quarti, abbiamo Sinner, Musetti, tutti stanno giocando un tennis incredibile. È una cosa positiva per il nostro sport e per il tennis italiano: se oggi dovesse vincere, saremmo comunque sicuri di avere un italiano al turno successivo, ed è bello per il tennis italiano“.

Il cammino al Roland Garros dopo un periodo non esaltante: “Secondo me il tennis è un po’ così. Siamo abituati a vedere vincere, vincere, vincere, ma bisogna fare un distinguo tra i giocatori. Se prendi Nadal, sulla terra faceva quasi sempre finale o vittoria. Per molti altri invece ci sono momenti in cui hai bisogno di sconfitte, anche di quelle che fanno male, come quelle di Roma e Madrid, in cui non mi sono sentito bene in campo. Fanno parte del nostro percorso. Quello che mi piacerebbe vedere un po’ di più, visto che il tennis è probabilmente lo sport più in forma in Italia, è un po’ più di equilibrio. Capita di leggere e sentire quest’onda: se faccio un buon risultato sono un fenomeno, se perdo al primo turno sono finito. Invece il tennis dimostra ogni volta che c’è un solo Jannik Sinner; tutti gli altri abbiamo bisogno di perdere, di sentirci tristi, di avere un momento così per poi tornare a dimostrare quanto valiamo davvero. La classifica si fa in un anno, non in un solo torneo, quindi secondo me è tutto normale. Ho avuto dei momenti di dubbio nelle ultime settimane, ma mi hanno portato a reagire e a fare le cose giuste. La cosa più importante è accettare che il percorso possa essere un po’ ondulatorio e non sempre dritto verso l’alto, altrimenti saremmo tutti numero uno al mondo“.

I punti di forza e quelli da migliorare: “Non è un segreto che la mia risposta non sia il mio punto di forza, però dall’altra parte penso di servire molto bene. Le condizioni qui sono molto rapide e non avevo mai giocato contro Juan Manuel Cerundolo, non mi aspettavo una prima così incisiva: ha fatto un sacco di ace e servito molto bene la prima. Sapevo che la seconda palla era un po’ più aggredibile. È ovvio che se migliorassi tutte le componenti del mio gioco sarebbe meglio, ma so anche che spesso basta un break, o a volte anche meno. Mi concentro sulle mie cose, ma è chiaro che più partite giocherò a questo livello, più anche il mio tennis, risposta compresa, si alzerà. Non ho mai dubitato davvero del mio servizio, del mio dritto, del mio rovescio o della mia risposta; quando l’ho fatto, era perché dubitavo della mia tenuta mentale, che a sua volta veniva dalla tenuta fisica: è tutto collegato. Dubitavo della capacità di competere con questa intensità mentale, con questa attenzione e con questo dispendio di energie per così tanto tempo. Qualche dubbio mi era venuto, perché arrivavo da un periodo negativo, ma grazie alle persone che mi sono state vicine e hanno continuato a ripetermi che sono fatto per fare questo, che sono forte in questo, ho ritrovato un po’ la quadra di quello che stavo facendo. Al di là di come andrà la prossima partita, questo torneo mi dà la testimonianza che sono un signor giocatore di tennis; non lo dico da solo“.

La capacità di ribaltare il terzo set: “Nella mia testa ero già pronto a chiudere la partita al quarto set, perché mi è successo in passato di essere avanti 2 set a 0, perdere il terzo e dover ricominciare a lavorare, continuando a fare le cose giuste. A livello di gioco mi sembrava che col passare del tempo lui stesse tenendo soprattutto grazie al servizio; quando si entrava nello scambio mi sentivo più forte, e questo mi dava fiducia. Ho fatto un po’ un rewind nel mio database di quante volte è successa questa situazione, in cui sei avanti, sei vicino a chiudere, ma devi ricominciare da capo e dirti: ‘Continua a fare le cose giuste, continua a fare quello che ti ha portato in vantaggio’. Questa è una cosa che solo l’esperienza può darti: per un ragazzo alla prima volta in uno Slam è più difficile fare questo ragionamento, ma anch’io ho dovuto sbatterci la testa e imparare“.

Dichiarazioni raccolte a cura di Vanni Gibertini

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