Ciclismo

Marco Saligari controcorrente: “Preferisco il percorso di Seixas a quello di Finn. Livello di Pogacar troppo alto per Vingegaard”

Francesca Cazzaniga

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Tadej Pogacar / IPA Sport

Abbiamo raggiunto telefonicamente Marco Saligari, una delle voci più autorevoli del ciclismo italiano. Ex professionista e per oltre venticinque anni volto e commentatore televisivo tra Televisione Svizzera, Rai, Eurosport, Sky e Bike Channel, Saligari continua a seguire con attenzione le dinamiche del grande ciclismo internazionale, pur avendo scelto negli ultimi anni di allontanarsi dai riflettori e dal lavoro quotidiano nel mondo delle due ruote. Con lui abbiamo analizzato una stagione che sta confermando la straordinaria superiorità di Tadej Pogacar e che si avvicina al momento più atteso dell’anno: il Tour de France, al via da Barcellona il prossimo 4 luglio. Un’edizione che si annuncia ricca di campioni e di grandi aspettative, ma che secondo Saligari sembra già avere un favorito nettissimo. Dal possibile duello tra Pogacar e Vingegaard alle ambizioni di Evenepoel, passando per i giovani più attesi come Paul Seixas, fino alle prospettive degli italiani Antonio Tiberi e Davide Piganzoli, Saligari offre una lettura lucida e senza filtri del ciclismo attuale, soffermandosi anche sui percorsi di crescita delle nuove generazioni e sulle difficoltà che i giovani talenti incontrano nel passaggio al professionismo.

Al Tour sarà un monologo di Pogacar oppure ti aspetti un Vingegaard in grado di dare battaglia come nel biennio d’oro 2022-2023?
“No, sinceramente non credo ci saranno i presupposti per una sfida alla pari. Oggi vedo un Pogacar nettamente superiore a tutti e faccio fatica a immaginare qualcuno in grado di metterlo realmente in difficoltà nell’arco di tre settimane. Vingegaard resta un grandissimo corridore, ma al momento mi sembra che il livello espresso da Pogacar sia semplicemente troppo alto. Per questo mi aspetto un Tour caratterizzato da un suo dominio piuttosto marcato.”

Come vedi Evenepoel al Tour? A cosa può ambire?
“Credo che il massimo obiettivo realistico possa essere il terzo posto finale, sempre ammesso che tutto vada per il verso giusto. La squadra, infatti, fa bene a tenere aperta anche l’opzione Lipowitz. Remco ha qualità straordinarie, ma nei Grandi Giri continua a mostrare qualche difficoltà nel mantenere lo stesso rendimento per tre settimane. Inoltre correre contro un Pogacar a questi livelli ti costringe spesso ad andare oltre il limite, con il rischio concreto di pagare poi lo sforzo e saltare completamente.”

La Francia si attende tantissimo da Paul Seixas. Cosa ti aspetti da lui?
“Seixas potrebbe disputare un ottimo Tour, ma molto dipenderà anche dall’andamento generale della corsa. Bisognerà capire che tipo di Tour imposterà Pogacar e come reagiranno gli avversari. Stiamo parlando di un ragazzo tutto da scoprire, probabilmente il corridore più interessante da osservare in questa edizione. Ha un talento enorme e rappresenta una delle grandi curiosità della corsa. Per il resto, però, vedo un copione abbastanza già scritto, anche se spero sinceramente di essere smentito dalla strada.”

Finn è rimasto tra gli U23, mentre Seixas è già da due anni che si confronta con i migliori al mondo. Due percorsi differenti: quale ti convince di più?
“Personalmente preferisco il percorso scelto da Seixas. Oggi il ciclismo è cambiato profondamente e molti ragazzi a 18 o 19 anni sono già pronti per confrontarsi con il professionismo, naturalmente all’interno di un programma equilibrato e senza eccessi. Non farei però mai il salto diretto dagli Juniores ai professionisti. Credo che uno o due anni di passaggio e di crescita tra gli Under23 siano fondamentali. Nel caso di Seixas, andare al Tour rappresenta certamente un passo enorme, ma non lo considero un errore. È un ragazzo di grande talento e la cosa più importante sarà gestirlo nel modo corretto.”

Finn che ha recentemente vinto il Giro Next Gen e il prossimo anno per lui ci sarà il grande salto…
“Su Finn ci sono aspettative molto alte ed è inevitabile dopo quanto ha dimostrato nelle categorie giovanili. Tuttavia il passaggio al professionismo rappresenta sempre un momento delicato. Lorenzo è un corridore molto dotato, con caratteristiche importanti, ma dal prossimo anno inizierà una storia completamente nuova.”

Antonio Tiberi guarderà alla classifica generale al Tour. Ritieni che sia un’occasione per rilanciarsi?
“Mi auguro che riesca a mettersi in evidenza e magari a lasciare il segno in qualche tappa importante. Sarebbe un bel segnale per lui e per il ciclismo italiano. Per quanto riguarda la classifica generale, però, credo che la concorrenza sia davvero molto elevata e che sarà difficile riuscire a inserirsi nelle posizioni di vertice.”

Cosa ti aspetti da Juan Ayuso al Tour de France?
“Ayuso è un corridore particolare: ha un talento indiscutibile, ma negli ultimi anni gli è mancata una certa continuità di rendimento. Sarà interessante vedere come arriverà al Tour e quale sarà il suo approccio. Resta comunque uno dei nomi più interessanti del panorama internazionale.”

Si parla molto delle prospettive di Piganzoli, che ora farà anche il Tour…
“Piganzoli ha tutte le qualità per disputare un grande Tour de France. La mia vuole essere una provocazione, ma penso che si trovi nella squadra sbagliata per poter esprimere fino in fondo il proprio potenziale in questa corsa. Davide dovrà infatti lavorare soprattutto per Vingegaard e questo inevitabilmente limiterà le sue ambizioni personali. Solo nel caso in cui Jonas dovesse andare in difficoltà potrebbe ritrovarsi con maggiore libertà e allora sarebbe interessante vedere fin dove potrebbe arrivare.”

C’è un corridore che sta seguendo un percorso alternativo come Tommaso Dati, vincendo tanto con una squadra Continental. Pensi che possa imporsi anche nel World Tour?
“Ne ho sentito parlare e conosco i risultati che sta ottenendo, anche se non posso dire di averlo seguito approfonditamente. Sicuramente sembra arrivato il momento giusto per confrontarsi con il livello superiore. Detto questo, il passaggio al World Tour cambia completamente prospettive e difficoltà. Non è mai scontato riuscire a ripetere tra i professionisti ciò che si è fatto nelle categorie inferiori, anche quando si possiede un talento evidente.”

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