Ciclismo

Marco Cannone: “Evenepoel è da Grandi Giri, il problema sono gli avversari. Piganzoli può dire la sua, Tiberi sin qui altalenante”

Francesca Cazzaniga

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Davide Piganzoli / Lapresse

La prima parte della stagione ciclistica ha già offerto numerosi spunti di riflessione. Tra giovani talenti in rampa di lancio, grandi campioni pronti a sfidarsi al Tour de France e un movimento italiano alla ricerca di nuove certezze sia su strada che su pista, il 2026 sta delineando scenari particolarmente interessanti. Per fare il punto della situazione abbiamo coinvolto Marco Cannone, una delle voci tecniche di Eurosport Italia per il ciclismo su strada e su pista. Commentatore attento e profondo conoscitore del movimento internazionale, Cannone ha seguito da vicino alcune delle corse più importanti della stagione, a partire dal Giro Next Gen, dove ha raccontato il trionfo di Lorenzo Finn. Con lui abbiamo analizzato la crescita dei giovani italiani, le prospettive di corridori come Davide Donati, Davide Piganzoli e Antonio Tiberi, senza dimenticare uno sguardo al futuro della pista azzurra in vista dei Giochi Olimpici di Los Angeles 2028.

Lorenzo Finn ha dominato il Giro Next Gen contro avversari oggettivamente non alla sua altezza al momento, Seixas sfiderà Pogacar e Vingegaard al Tour: quale percorso prediligi?
“Sono molto felice di aver avuto l’opportunità di commentare il Giro NextGen per Eurosport e di poter raccontare l’impresa di Lorenzo Finn. Personalmente preferisco il percorso che sta seguendo lui, per un motivo molto semplice: permette un approccio più graduale alla massima categoria senza perdere il feeling con la vittoria. È vero che al Giro Next Gen Lorenzo era superiore rispetto ai suoi avversari, ma questo è ciò che offre oggi il panorama Under23. Il suo percorso ricorda, per certi aspetti, quello seguito da Pogacar. Dopo la vittoria al Giro della Lunigiana nel 2016 tra gli juniores, lo sloveno trascorse due stagioni con la Nazionale prima del definitivo salto nel professionismo. Non voglio fare paragoni tra i due corridori, ma il cammino intrapreso da Finn va in quella direzione”. 

In generale vedi Finn cresciuto rispetto al 2025? E in quali aspetti?
“Al di là del Mondiale dominato nella scorsa stagione, ho visto un Lorenzo Finn cresciuto soprattutto a cronometro. Questo dimostra quanto tenga a questa specialità e quanto sia consapevole della sua importanza per diventare competitivo nei Grandi Giri. Mi è sembrato migliorato anche nella gestione della corsa, aspetto nel quale il lavoro della squadra ha sicuramente avuto un ruolo importante. In alcune tappe l’ho visto correre un po’ troppo nelle retrovie, ma non vuole essere una critica: è più un suggerimento, perché in certe situazioni si rischia di rimanere coinvolti in cadute o imprevisti. Nel complesso, però, la sua condotta di gara è stata eccellente”. 

Quali prospettive può avere Donati nel ciclismo professionistico?
“Davide ha disputato un ottimo Giro NextGen, interpretando molto bene la corsa. Ha già dimostrato di saper vincere e di avere qualità importanti. Per questo motivo sono convinto che anche tra i professionisti potrà ritagliarsi il suo spazio e ottenere risultati significativi”. 

Dopo aver visto Vingegaard al Giro e Pogacar al Tour de Suisse, ti aspetti un Tour a senso unico o che ci sia battaglia?
“Ho apprezzato molto il Giro vinto da Vingegaard, soprattutto per il modo in cui è stato costruito. Mi è piaciuta la gestione della corsa e la capacità di preservare la squadra nei momenti chiave. Ha dato l’impressione di aver calcolato ogni singola azione e ogni singola giornata. Pogacar, invece, al Giro di Svizzera ha praticamente ipotecato il successo già dopo la prima tappa, mostrando una facilità impressionante. Il Tour de France è ormai alle porte e, per quello che si è visto in Svizzera, credo che si possa correre soprattutto per il secondo e il terzo posto. Tuttavia ogni corsa fa storia a sé e nel ciclismo tutto può succedere. Vingegaard ha cambiato preparatore e arriverà alla Grande Boucle con il morale alto, anche grazie alla conquista della Tripla Corona, ma dall’altra parte c’è uno dei più grandi corridori di tutti i tempi”. 

Secondo te Evenepoel sarà nuovamente respinto in una corsa di tre settimane?
“Evenepoel ha già vinto una Vuelta e ha dimostrato di saper essere competitivo nei Grandi Giri. Il problema è il livello del confronto: quando ti trovi davanti corridori come Pogacar e Vingegaard diventa estremamente difficile essere superiore. Remco è un corridore che mi piace molto, ma nelle gare di tre settimane deve fare i conti con avversari che, almeno in questo momento, possiedono caratteristiche più adatte a quel tipo di competizione”. 

Piganzoli ha vinto la Route d’Occitanie. La concorrenza era modesta, può essere però un primo passo verso quali traguardi visto anche un buon Giro?
“Piganzoli possiede ottime qualità e lo aveva già dimostrato in passato. Credo che un Giro d’Italia vissuto al servizio di Vingegaard lo abbia aiutato a crescere molto, soprattutto sotto il profilo dell’autostima. Un’esperienza di questo livello ti permette di acquisire maggiore consapevolezza dei tuoi mezzi e di compiere un ulteriore passo avanti. Ha le caratteristiche per dire la sua anche in futuro, ma sarà fondamentale avere pazienza e consentirgli di crescere senza caricarlo di pressioni eccessive”. 

Che idea ti sei fatto finora della carriera di Antonio Tiberi?
“La definirei una carriera ancora troppo altalenante. A mio avviso deve ancora dimostrare molto. Attorno a lui si sono create aspettative importanti che, almeno per il momento, non si sono tradotte completamente nei risultati attesi. Lo vedremo al Tour de France, dove affronterà i migliori corridori del mondo. Sarà un banco di prova significativo per capire il suo livello attuale. Inoltre al Tour la pressione mediatica è enorme, sia quando le cose vanno bene sia quando non vanno come sperato”. 

Veniamo al ciclismo su pista a te caro. In campo maschile servono Ganna e Milan per tornare competitivi, oppure questa nuova generazione potrebbe già ambire a qualche medaglia a Los Angeles?
“Gli ultimi dieci anni della pista italiana sono stati straordinari. Abbiamo avuto campioni che ci hanno permesso di raggiungere risultati eccezionali e vivere emozioni difficilmente replicabili. Detto questo, non dobbiamo dimenticare i giovani che stanno emergendo. Ci sono ragazzi che possono continuare a mantenere l’Italia tra le migliori nazioni del mondo. È importante ricordare da dove siamo partiti e quanto lavoro sia stato fatto per costruire questo movimento. Si tratta di cicli sportivi e non è semplice raccogliere l’eredità di un quartetto come quello che ha fatto la storia. Chi arriverà dopo dovrà convivere con aspettative molto elevate. Mi piacerebbe rivedere insieme il quartetto di Tokyo? Assolutamente sì, ma non sarà facile. Per quanto riguarda invece il settore della velocità, il percorso intrapreso è molto interessante. Gli atleti stanno accumulando esperienza internazionale e arriveranno ben preparati verso Los Angeles. Conquistare una medaglia non sarà semplice, ma le qualità per provarci ci sono”. 

Contando anche le donne, pensi che l’Italia possa migliorare su pista il bottino di Parigi 2024 a Los Angeles?
“Secondo me no. Quello che hanno fatto le nostre ragazze a Parigi è stato davvero straordinario. Ripetersi sarebbe già un’impresa molto complicata; migliorare ulteriormente quel bottino lo sarà ancora di più”. 

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