Ciclismo
L’Italia avrà una squadra World Tour? Marco Toni, vicepresidente Lega Ciclismo: “Stiamo ponendo le basi. Non ci sono diavolo e acquasanta”
Marco Toni è il nuovo vicepresidente della Lega Ciclismo Professionistico. Il 66enne milanese è stato nominato direttamente da Cordiano Dagnoni, presidente di Federciclismo e cooptato dall’Assemblea della Lega. Al momento è il presidente dell’Unione Ciclistica Sangiulianese e in passato è stato presidente del Comitato Provinciale di Milano, consigliere regionale lombardo e Presidente della Struttura Tecnica Nazionale nel quadriennio olimpico di Sydney 2000. Componente della Commissione Nazionale per la riforma dello statuto, nel 2024 è stato insignito della Benemerenza d’Oro al Merito del Ciclismo.
Il suo intento è quello di mettersi a disposizione per rendere sinergico il rapporto che regolamenta le competenze tra la Federazione e la Lega Ciclismo Professionistico: “Vorrei avvicinare le posizioni tra FCI e LCP per superare le attuali criticità. In questo ambiente non ci sono né diavolo nè acquasanta, semmai l’acqua dovrebbe aiutarci a remare tutti nella stessa direzione. Mi piacerebbe che l’abusato concetto della “grande famiglia del ciclismo” orienti l’azione di tutti ad operare per definire obiettivi comuni, smussando gli spigoli e i punti critici”.
Marco Toni è entrato nel dettaglio: “Il presidente federale Cordiano Dagnoni, nell’intervista rilasciata alla Rai durante il campionato italiano donne élite di Pordenone, ha dichiarato che Pella è una risorsa preziosa e fondamentale per il movimento ciclistico e da entrambi i Presidenti è emersa la necessità di lavorare per un accordo condiviso. La Lega gestisce risorse pubbliche che hanno un vincolo di destinazione d’uso per le gare professionistiche ma, il Presidente Pella ha la capacità di intervenire su partner privati per attrarre risorse preziose che possono essere funzionali a sostenere progetti mirati destinati all’attività giovanile della federazione. Sicuramente al vertice della piramide ci sono i professionisti ma alla base va impostato e sostenuto un lavoro sinergico di costruzione e rilancio del ciclismo giovanile che costituisce la vera linfa vitale per l’intero movimento“.
Una sua prima analisi sulla Lega Ciclismo: “Ho rilevato grande attenzione per alimentare e incrementare il calendario delle gare professionistiche, ma anche la volontà di dare un’immagine diversa del movimento di vertice italiano attraverso strutture e servizi pari a quelli del Giro d’Italia. Inoltre si stanno ponendo le basi per la fattibilità di un progetto per un team World Tour italiano. Abbiamo tanti corridori sparsi per vari team stranieri e sarebbe bello unirne alcuni sotto la nostra bandiera. Non è un percorso semplice però è un elemento di stimolo per lavorare tutti assieme. Gli esempi di Astana, UAE, alcune formazioni francesi o del mondo britannico con le loro academy sostenute anche con partnership pubblico-private sono lì da vedere e hanno dato un grande contributo a supporto del mondo delle due ruote nei rispettivi Paesi“.
Un ulteriore passaggio approfondito sulla LCP: “La Lega del Presidente Pella ha dato in un tempo relativamente breve, visibilità al movimento, anche a quello femminile attraverso una grande attenzione mediatica (e questo è uno dei nodi da affrontare nel rapporto Federazione/Lega). Oggi le corse della Coppa Italia delle Regioni hanno sicuramente più spazio sui giornali e in TV di quanto ne abbia mai avuti in passato, attraverso la diretta nazionale ed internazionale e la preziosa collaborazione con la RAI. Il ciclismo cambia e si evolve e, di conseguenza anche la convenzione che regola i rapporti tra le parti va rivista. Dal mio punto di vista non ha senso il suo ritiro su un tema, come quello dei diritti TV femminili, che per di più da anni è stato gestito da Lega Ciclismo e che per altro è contemplato anche dal vigente accordo convenzionale“.
Uno sguardo al futuro: “Sarebbe opportuno un lavoro congiunto soprattutto sul tema della sicurezza che non è più rinviabile. L’utilizzo della bicicletta non deve essere subordinato a quello dell’automobile, anzi! Vanno messi in campo progetti seri e impianti normativi a tutela e garanzia dell’uso della bicicletta in ogni sua forma. Poi è evidente che servono anche proposte di rilancio dell’attività ciclistica a tutto tondo offrendo ampie certezze e sicurezza per i praticanti. Un grande elemento di aiuto potrebbe essere un nuovo campione, in grado di fare da catalizzatore attorno al movimento, questo sarebbe il massimo perché fungerebbe da traino e da volano per il lavoro di base, con risultati sicuramente positivi. Vado alle corse tutti i fine settimana e rilevo che come movimento riscontriamo una contrazione di praticanti quando si passa dai ciclodromi o dai circuiti chiusi dei giovanissimi all’attività su strada. La preoccupazione di genitori e famiglie deve essere in primis la nostra, perché abbiamo il dovere di farci erogatori di protezione e sicurezza. Gli sport al chiuso questo problema non ce l’hanno, mentre il nostro sport si svolge su campi di allenamento aperti al traffico veicolare, quindi servono competenze e proposte di cui vorrei poterne discutere nelle sedi opportune. In ogni caso, il mio ruolo, finché lo portò esercitare, sarà finalizzato a costruire e portare avanti istanze propositive. Ho preso questo impegno e intendo svilupparlo a fondo con la collaborazione di quanti hanno a cuore le sorti di questo sport unico e stupendo“.