Tennis
Ivan Ljubicic chiarisce: “Sinner e Alcaraz restano più forti di Zverev, Cobolli merita la top-10”
La finale del Roland Garros ha lasciato in eredità molto più di un semplice risultato. Da una parte Alexander Zverev, capace di conquistare finalmente il primo titolo Slam della carriera dopo diversi tentativi andati a vuoto; dall’altra Flavio Cobolli, che esce da Parigi con la certezza di poter competere stabilmente ai massimi livelli e con un posto tra i primi dieci del ranking mondiale. Due percorsi diversi, ma accomunati dalla sensazione che il torneo francese abbia rappresentato una tappa fondamentale nelle rispettive carriere.
Tra coloro che hanno analizzato le conseguenze della finale c’è Ivan Ljubicic. L’ex numero 3 del mondo, oggi impegnato con la federazione francese e in passato allenatore di Roger Federer, ha offerto a La Stampa una lettura lucida sia della sfida per il titolo sia delle prospettive future dei due protagonisti.
Parlando di Cobolli, Ljubicic ha sottolineato soprattutto la maturità mostrata dal tennista romano dopo un avvio complicato. Secondo il croato, l’impatto emotivo con l’evento ha pesato nelle prime fasi dell’incontro: “Flavio ha sbagliato l’entrata nel match, ho visto confusione, nervosismo“. Tuttavia, ciò che più lo ha colpito è stata la reazione successiva. “Poi si è ripreso ed è quello che ha cercato di più la vittoria nel terzo, nel quarto, anche nel quinto set“, ha osservato, evidenziando l’atteggiamento propositivo dell’azzurro nei momenti più delicati della partita. Per Ljubicic, la gestione dell’appuntamento più importante della sua giovane carriera è stata addirittura superiore alle aspettative: “Per essere la sua prima finale Slam, credo che Cobolli l’abbia gestita molto meglio di altri“.
L’analisi dell’ex campione croato si è poi concentrata sull’impatto che questo Roland Garros potrebbe avere sul futuro dei due finalisti. A suo giudizio, il successo di Zverev non modifica in maniera sostanziale le gerarchie del circuito. “Non credo che cambierà tantissimo. Oggi rispetto al passato per Sascha è cambiato il risultato ma non il suo modo di giocare“, ha spiegato. Una vittoria importante, certamente, ma che non rappresenta una trasformazione tecnica o tattica del tedesco. Ljubicic ritiene infatti che il nuovo campione di Parigi abbia semplicemente portato a termine ciò che era nelle sue possibilità: “Ha vinto una partita che doveva vincere, ma Sinner e Alcaraz restano più forti“.
Nella valutazione del croato, il n.3 ATP continuerà a occupare una posizione immediatamente alle spalle dei dominatori del circuito: “Rimarrà il primo dei secondi, quello che in campo preferisce aspettare, che quando spinge non ti lascia fermo“. Un giocatore di altissimo livello, ma con caratteristiche che non sempre gli consentono di determinare completamente l’esito degli incontri. Non a caso, Ljubicic aggiunge: “Il risultato dei match non dipende sempre da lui“.
Anche per Cobolli, secondo l’ex tennista balcanico, la finale non produrrà effetti rivoluzionari nell’immediato. L’aspetto più importante è il bagaglio di esperienza accumulato. “Neanche per Cobolli cambierà tanto, ha incamerato questa esperienza“, ha affermato. Un patrimonio che potrà tornare utile nei prossimi grandi appuntamenti: “La prima volta nei quarti, in semifinale e in finale in uno Slam, in futuro la gestirà meglio“. Per questo motivo Ljubicic invita a non aspettarsi cambiamenti radicali nel breve periodo: “Non credo che rivoluzionerà la sua stagione. Ora c’è l’erba, che è sempre un po’ strana, poi vediamo cosa succederà“.
Il croato, però, non ha dubbi sul valore raggiunto dal tennista romano. Il nuovo ingresso in top ten è pienamente meritato: “Top-10? Se lo merita, i numeri non mentono“. Una promozione costruita grazie alla continuità di rendimento su ogni superficie e a un repertorio particolarmente completo. “Gioca bene su tutte le superfici, ha carattere, è completo“, ha sottolineato Ljubicic, che individua nel servizio l’unico aspetto venuto meno durante la finale: “Il servizio lo ha mollato un po’“. Al tempo stesso, però, evidenzia una qualità che rende Cobolli particolarmente insidioso per qualsiasi avversario: “Uno che gioca d’istinto, è imprevedibile, e questo rende a tutti più complicato giocarci contro“.
Nelle battute finali dell’intervista, Ljubicic ha allargato lo sguardo all’intero movimento tennistico italiano, fotografando una realtà che continua a raccogliere risultati di altissimo livello. “La profondità è pazzesca, su questo non ci piove“, ha dichiarato, sottolineando come il successo azzurro non sia limitato ai singoli protagonisti ma coinvolga l’intero sistema. “L’Italia sta dominando, non solo con i risultati individuali, ma nelle competizioni a squadre“, ha aggiunto. Un periodo straordinario che, secondo l’ex tecnico di Federer, va vissuto con piena consapevolezza: “È un momento molto positivo, e bisogna goderselo. Perché nulla dura per sempre“.