Softball
Giulia Longhi suona la carica: “L’Italia del softball ha creato qualcosa di speciale, ora puntiamo ai Giochi”
Giulia Longhi è stata l’ospite dell’ultima puntata di Strike Zone, in onda sul canale Youtube di OA Sport. La veterana della formazione azzurra si è raccontata a 360 gradi, partendo dall’esperienza della nazionale per passare al campionato italiano e finire con gli obiettivi futuri.
L’atleta classe 1993 inizia raccontato il suo momento attuale: “Sto abbastanza bene domenica inizia il raduno a Saronno poi partiamo per una settimana in Olanda per una serie di amichevoli, quindi andremo a Praga per il torneo di qualificazione”.
La formazione azzurra si prepara per le qualificazioni ai prossimi Mondiali. Da un torneo unico si è passati ad un format differente: “Secondo me ci sono due lati della medaglia. L’aspetto negativo? Ci saranno meno nazioni a giocare il Mondiale. Penso però che sia più corretto. Le partite avranno un livello superiore rispetto agli anni scorsi, senza sconfitte amplissime. Questo formata è positivo ma è più difficile qualificarsi. Per il movimento del softball penso sia la scelta giusta”.
Longhi ricorda l’ultima avventura iridata di una grande Italia: “Nel 2024 abbiamo disputato il Mondiale in casa e siamo arrivate molto vicine a vincere anche contro gli Stati Uniti. Purtroppo non siamo riuscite a portare a casa il risultato. Non è andata come volevamo e come ci meritavamo. Questa qualificazione al Mondiale ci darebbe modo a Brisbane di fare quello che non siamo riuscite a completare nel 2024”.
Nel 2018, invece, il gruppo forse era ancora acerbo per sognare un grande risultato: “C’è mancato davvero poco ci sono stati errori come può accadere. Era però il 2018 il gruppo era ancora molto giovane e non avevamo ancora affrontato match di peso. L’inesperienza è quella che si è fatta sentire. Se la squadra di oggi avesse giocato quel torneo non avremmo avuto problemi”.
Giulia Longhi dall’alto della sua esperienza è un tassello fondamentale per la nazionale azzurra: “Io sono la veterana del gruppo ne faccio parte da tanti anni. Assieme a me c’è un grande blocco che lavora insieme da tempo. Ci conosciamo, abbiamo affrontato momenti difficili, quelli che ci hanno forgiato. In quei momenti la squadra ed il carattere escono fuori. Vogliamo terminare il percorso con la qualificazione ai Mondiali poi qualificazione olimpica. A Los Angeles vogliamo conquistare quella medaglia che ci è sfuggita a Tokyo. Dobbiamo concentrarci uno step alla volta senza correre troppo”.
A livello europeo l’Olanda è, e rimane, una delle formazioni più forti. L’Italia, tuttavia, sembra avere trovato l’antidoto alle oranje: “Le olandesi hanno l’incubo di noi. Siamo alla terza volta di fila tra qualificazioni per Tokyo e Europeo che noi siamo sempre partite in svantaggio per 3-4 e siamo sempre riuscite a tornare in gioco ed a sconfiggerle. In Europa abbiamo un dominio e abbiamo creato una nazionale che può competere contro tutte e superarle”.
Dalla nazionale al Campionato. “Quest’anno è davvero bello anche perchè diverse squadre si sono rinforzate. Il livello è salito e quando si portano giocatrici anche dall’estero sono quelle che fanno fare il salto di qualità. Il livello di gioco cresce e anche le italiane se ne giovano. Penso sia molto positivo per il nostro movimento e per chi si approccia per la prima volta a questo sport”.
Tutto ruota attorno alla motivazione per Giulia Longhi: “La motivazione penso sia personale. Non è detto che se l’obiettivo è comune la motivazione è uguale per tutte. Ognuna è fatta a modo suo ma ognuna porta una energia. Io voglio arrivare a Los Angeles e chiudere lì la mia carriera. Tokyo non è andata come volevamo per tanti motivi, iniziando dalla mancanza del nostro allenatore. Non voglio che sia una scusa ma è stata una motivazione perchè in Giappone non è andata come volevamo. Vedendo la finale USA-Giappone avevamo fatto una promessa ovvero di tornare ai Giochi Olimpici e cogliere il risultato che vogliamo a Los Angeles”.
Quali sono stati gli inizi della atleta romana: “Mi avvicino al softball perchè il mio primo maestro venne nella mia scuola ad insegnarci il baseball. Ero molto brava a colpire la palla, avevo il campo vicino a casa e allora ho iniziato con Riccardo Brandi. Da quel momento non ho mai smesso. Avevo 8 anni, ora ne ho 33 ed è stato un amore duraturo. Nella mia carriera mi sono spostata al nord tra Saronno e Bollate, una scelta per giocare ad alti livelli. Nel centro-sud non ci sono squadre di Serie A1 o competitive per cui se si vuole emergere bisogna andare al nord. Rimango qui per ora, poi vedremo a fine carriera”.
La classe 1993 ha già una idea per il dopo-softball: “Sicuramente non voglio lasciare questo sport. Continuerò, rimarrò nell’ambiente e darò quello che ho ricevuto alle giovani. Il softball è detto lo sport del fallimento per cui bisogna insegnare alle nuove generazioni come va affrontato. Ho imparato tante cose grazie all’esperienza e cercherò di proporlo anche alle giovani. Come si dice si impara di più dalle sconfitte. Quando perdi un campionato torni l’anno dopo ancor più determinata e sapendo cosa bisogna cambiare. Se si vince ci si può rilassare e rimanere nella propria comfort zone”.
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