Ciclismo
Giro d’Italia 2026: per il Bel Paese tante delusioni e poche soddisfazioni. Piganzoli e Caruso i migliori
Si è chiuso ieri il Giro d’Italia 2026 che ha incoronato il grande favorito della vigilia, Jonas Vingegaard: il danese ha dominato, mentre in casa azzurra sono state davvero poche le soddisfazioni sia in chiave classifica, ma anche in generale nella Corsa Rosa, dove ci presentavamo con tutt’altre ambizioni.
Solo due italiani nella top-10, ma all’ottavo e al decimo posto, due risultati sicuramente non rassicuranti per il movimento tricolore. La delusione è sicuramente quella di Giulio Pellizzari, che partiva per puntare al podio ed invece è andato più volte in crisi: il marchigiano non ha confermato le aspettative, ma lo aspettiamo in futuro pronto a far valere la sua classe.
Il migliore è stato Davide Piganzoli, eccellente ottavo nonostante il gregariato per Vingegaard: il valtellinese promette bene e fa sognare. Si conferma invece un veterano di grandissima qualità Damiano Caruso: anche per lui spesso e volentieri lavoro da gregario per Eulalio, ma in ogni caso, a 38 anni, ha trovato l’ennesima top-10 in un Grande Giro.
Quattro le vittorie di tappa: quella di Davide Ballerini nella volata caotica di Napoli a causa della caduta è stata la prima, seguita dalla perla di Filippo Ganna a cronometro, il successo bellissimo in fuga di Alberto Bettiol e lo sprint di Roma di Jonathan Milan. Proprio da quest’ultimo ci si aspettava almeno 2-3 successi, invece il francese Paul Magnier è stato superiore. Giulio Ciccone si è preso la Maglia Azzurra con grande coraggio (oltre ad un giorno in Maglia Rosa), ma l’abruzzese puntava sicuramente ad alzare le braccia al cielo, obiettivo mancato.
Movimento azzurro che è in difficoltà e che attende l’esplosione di alcuni giovani che stanno per arrivare (su tutti Lorenzo Finn). Nel frattempo si fa tanta fatica e ne si farà ancora di più al Tour de France.