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Gaudenzi sul futuro del tennis: “Basta divisioni, vogliamo che i giocatori siano soci”

Giandomenico Tiseo

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Andrea Gaudenzi / LaPresse

Il tennis attraversa una fase di grande espansione sul piano della popolarità e degli investimenti, ma secondo Andrea Gaudenzi il potenziale di crescita del movimento è ancora lontano dall’essere pienamente sfruttato. Nell’intervista concessa al Financial Times, il presidente dell’Atp ha delineato una visione che punta a superare le attuali frammentazioni del sistema, individuando nella governance dello sport uno dei principali nodi da sciogliere per garantire uno sviluppo più rapido ed efficace.

Al centro delle riflessioni dell’ex tennista italiano c’è infatti la struttura stessa del tennis professionistico, caratterizzata dalla coesistenza di diversi soggetti con interessi spesso divergenti. Una configurazione che, secondo Gaudenzi, rallenta i processi decisionali e limita le opportunità di crescita economica. “Siamo ancora troppo frammentati, troppo lenti e ci sono troppe lotte interne. Ci concentriamo troppo su quale fetta di torta spetta a ciascuno di noi, invece che sul far crescere la torta nel suo insieme“, ha osservato il numero uno dell’Atp.

Per Gaudenzi, il problema non riguarda soltanto il rapporto tra Atp e Wta, ma più in generale l’assenza di una visione integrata capace di valorizzare il prodotto tennis su scala globale. Da qui la convinzione che il settore disponga ancora di ampi margini di sviluppo sotto il profilo commerciale. “Il tennis è sottovalutato. Esiste un’enorme opportunità per aumentarne la redditività“, ha spiegato, sottolineando la necessità di una profonda evoluzione organizzativa. “Questo sport ha bisogno di creare una piattaforma integrata che consenta di muoversi, cambiare, adattarsi, innovare ed essere pronti per le sfide che tutti dovremo affrontare nei prossimi 10 anni“.

Le considerazioni del presidente dell’Atp si inseriscono in un dibattito sempre più acceso sul futuro del circuito, tra richieste di riforma avanzate dai giocatori, tensioni sul calendario e discussioni riguardanti la distribuzione delle risorse economiche. Proprio su quest’ultimo punto, il n.1 dell’Atp ha invitato a superare una lettura esclusivamente finanziaria del confronto tra le diverse componenti del sistema. “In realtà, non si tratta della quantità di denaro, ma di allineare gli interessi“, ha affermato.

L’obiettivo indicato dal dirigente italiano è quello di rafforzare il coinvolgimento degli atleti nei processi decisionali e nella crescita del movimento. “Vogliamo che i giocatori siano soci. Attualmente, abbiamo un rapporto un po’ imbarazzante, in cui i giocatori sono liberi professionisti. I tornei operano in modo autonomo, il che va bene, ma non c’è un allineamento completo. Potrebbe andare molto meglio“. Una dichiarazione che evidenzia la volontà di costruire un modello più coeso, nel quale giocatori, tornei e organismi di governo condividano maggiormente obiettivi e benefici.

Nel ragionamento di Gaudenzi trova spazio anche il tema dell’espansione internazionale del tennis e del crescente interesse mostrato dall’Arabia Saudita verso gli eventi di primo piano. Pur senza annunciare sviluppi concreti, l’ex tennista italiano non ha escluso l’ipotesi che in futuro il Paese possa ospitare un torneo Masters 1000, riconoscendo la forza degli investimenti sauditi nello sport globale. “Senza dubbio, puntano su proprietà di fascia alta, e noi siamo una di queste“, ha dichiarato.

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