Roland Garros
Flavio Cobolli e Alexander Zverev, i tabelloni a confronto verso la finale del Roland Garros
Si è a lungo dibattuto, fin da ieri, circa un tema: è stato più complesso il cammino di Flavio Cobolli o quello di Alexander Zverev verso la finale del Roland Garros? Una risposta univoca ovviamente non c’è, e neppure è possibile determinarla con certezza. Si possono però senz’altro mettere a confronto i due cammini, puntualizzando chiaramente alcune questioni tra l’uno e l’altro.
Partiamo, naturalmente, da Cobolli. Per lui primo turno contro Andrea Pellegrino. Che non è solo un giocatore proveniente dalle qualificazioni, ma anche uno dei più in forma in arrivo di lì, anche visto lo splendido cammino messo in scena agli Internazionali d’Italia, dove solo Jannik Sinner lo ha fermato (senza che però il pugliese sfigurasse). 6-4 7-6(4) 6-3. Successivamente, al secondo turno, il cinese Yibing Wu, giocatore che ha avuto diversi problemi di infortuni dopo un bel 2023, ma che si sta riprendendo molto bene. Ma, comunque, non è un giocatore prettamente da rosso. In questo caso triplo 6-4 in poco più di due ore.
Poi la seconda volta in vita sul Court Philippe Chatrier. Stavolta da favorito, ma con il più forte giocatore che gli potesse capitare da quel lato: Learner Tien, USA, numero 18 del seeding. Che, va detto, non ha nel rosso la sua miglior superficie, ma sta imparando in fretta a gestirla. Non abbastanza, comunque, da evitare un 6-2 6-2 6-3 da uno, Cobolli, che sul rosso ci è proprio nato. Quindi l’ottavo della paura, quello con Zachary Svajda, anche lui a stelle e strisce, ma enorme sorpresa in ogni match giocato a Parigi (soprattutto contro Francisco Cerundolo, caduto in un match in cui partiva da strafavorito). 6-2 6-3 6-7(3) 7-6(5), vero, ma con quel timore finale riassunto in tutte le parole proverbiali espresse anche nell’intervista finale dal diretto interessato.
E ancora, il quarto di finale contro Felix Auger-Aliassime. Quello che avrebbe dovuto definitivamente riportare il canadese nella mappa dei big di lusso dietro il duo Sinner-Alcaraz. Quello che, invece, ha definitivamente consacrato l’italiano quale figura di riferimento sulla terra rossa. Flavio si è trovato indietro 6-4 3-1, poi da lì non ha più perso la battuta e si è preso di forza un 4-6 6-4 6-4 6-4 che, a quel punto, già significava una cosa: un italiano sicuramente in finale al Roland Garros. Che, poi, è diventato lui, visto che il derby con un eccezionale Matteo Arnaldi (del quale va rimarcato il percorso spettacolare) non si è mai tenuto per le ragioni oramai note.
Dal canto suo, Zverev ha esordito con il francese Benjamin Bonzi, abituato ad affrontare figure di spicco a Parigi e che, se in giornata, sa creare problemi (Sinner a Madrid ne sa qualcosa). Non qui, però: 6-3 6-4 6-2 e fine. Poteva essere più pericoloso il ceco Tomas Machac, uno che ha il livello per stare con i big, ma al quale non è ancora riuscito di fare il piccolo passo in più. Zverev stavolta non ci ha messo molto a sconfiggerlo, 6-4 6-2 6-2.
Poi il terzo turno con Quentin Halys, il francese che forse più di ogni altro ha messo in difficoltà Zverev in questo torneo, anche più del risultato finale. In giorni di assoluto caos per il torneo, il tedesco si è imposto per 6-4 6-3 5-7 6-2, ma confermando di soffrire il gioco del ventinovenne di Bondy, con cui aveva già dovuto giocare due tie-break a Miami. Poi gli ottavi con l’olandese Jesper de Jong, a suo modo una delle storie del torneo visto il suo status di lucky loser. In un remake del 2° turno del 2025, difficoltà iniziali per il numero 3 ATP, poi 7-6(3) 6-4 6-1.
Ai quarti, dunque, Rafael Jodar, lo spagnolo che in pochi mesi ha effettuato una scalata veramente prodigiosa andando molto spesso avanti nei tabelloni Masters 1000 recenti e, ovviamente, a Parigi. Sul 5-3 del primo set, però, il madrileno ha perso la bussola e Zverev ne ha approfittato rapidamente: 7-6(3) 6-1 6-3 e semifinale. Dov’è arrivato Jakub Mensik, il ceco forse meno celebrato tra i volti nuovi del tennis, ma che, intanto, è l’unico dei nati dopo il 2003 ad aver vinto un Masters 1000 (Miami 2025). E difatti Zverev il suo da farsi lo ha avuto: 7-5 6-2 3-6 6-3.