Roland Garros
Episodio controverso nella partita tra Fonseca e Ruud al Roland Garros: cosa è successo a Parigi
L’ottavo di finale del Roland Garros 2026 tra Joao Fonseca e Casper Ruud ha lasciato in eredità molto più del semplice risultato sportivo. La vittoria del giovane brasiliano in quattro set, che gli è valsa l’accesso ai quarti di finale, è stata infatti accompagnata da un episodio destinato ad alimentare nuovamente il dibattito sull’assenza del line calling elettronico sulla terra battuta parigina.
Il momento chiave è arrivato nel tie-break del secondo set, quando Ruud conduceva 8-7 e si trovava a un passo dal pareggio nel conto dei set. Durante uno scambio ad altissima intensità, Fonseca ha sferrato un dritto profondissimo che il norvegese è riuscito a contenere soltanto in maniera precaria, senza però rimettere la palla in campo. Subito dopo il rimbalzo del colpo del brasiliano, sugli spalti si è sentito chiaramente un “out”, circostanza che ha generato immediata confusione.
La giudice di sedia è scesa per verificare il segno lasciato dalla pallina sulla terra rossa e, dopo il controllo, ha confermato che il colpo di Fonseca fosse buono, assegnando quindi il punto al brasiliano. La spiegazione fornita a Ruud è stata duplice: da un lato il segno indicava una palla che aveva toccato la linea, dall’altro il richiamo di “out” proveniva da uno spettatore e non da un ufficiale di gara. Secondo la valutazione arbitrale, inoltre, quella voce non aveva influenzato l’azione del norvegese, che aveva già colpito la palla. Per questo motivo il punto non è stato fatto rigiocare.
La controversia è esplosa pochi istanti dopo, quando le immagini televisive mostrate dalla regia hanno suggerito una lettura differente. La ricostruzione grafica utilizzata dall’emittente che trasmette il torneo sembrava infatti indicare una palla fuori di pochi millimetri. Se quella fosse stata la valutazione ufficiale, Ruud avrebbe conquistato il tie-break e riportato il match in equilibrio.
Va però precisato che il sistema grafico utilizzato per le trasmissioni televisive non coincide con l’Hawk-Eye Live adottato nella maggior parte dei tornei del circuito e non possiede lo stesso grado di precisione certificata. Proprio per questo motivo la visualizzazione televisiva non può essere considerata una prova definitiva e non viene utilizzata dagli arbitri per modificare una decisione presa sul campo.
L’episodio ha comunque riacceso le critiche verso una scelta che il Roland Garros continua a difendere in controtendenza rispetto al resto del tennis professionistico. Oggi quasi tutti i principali eventi ATP e WTA, compresi gli altri tre Slam, si affidano infatti al line calling elettronico per eliminare ogni margine di interpretazione umana. A Parigi, invece, si continua a privilegiare il controllo del segno sulla terra battuta, affidando la decisione finale all’occhio dell’arbitro.
Tra i più critici si è schierato il celebre coach statunitense Brad Gilbert, che sui social ha espresso tutto il proprio disappunto: “Siamo sorpresi di non vedere più chiamate sbagliate, ma purtroppo accadrà di nuovo. È un enorme errore non avere la line calling come ogni altro torneo. Il primo problema è l’interpretazione della chiamata: un arbitro o un giocatore possono vedere in modo diverso lo stesso segno. Inoltre, soprattutto alla fine di un set molto lungo, può capitare di non individuare nemmeno il segno corretto, e questo è un disastro completo“.
In questo contesto spicca ulteriormente l’atteggiamento di Ruud. Pur consapevole che quella decisione avrebbe potuto cambiare l’inerzia dell’incontro, il norvegese ha evitato qualsiasi polemica sia in campo sia davanti ai giornalisti. “C’era un set point nel secondo set, o forse due. Il suo dritto era molto vicino; poteva essere dentro o fuori. Ovviamente è stato chiamato dentro. Se avessi vinto quel set, forse il punteggio sarebbe stato diverso. Invece di essere sotto due set a zero, saremmo stati sull’uno pari. Quindi, ovviamente, è un peccato nella mia situazione“, ha spiegato con lucidità.