Scherma
Davide Di Veroli: “La pressione è diventata uno stimolo. Tanti giovani italiani emergenti nella spada”
Davide Di Veroli è stato l’ospite dell’ultima puntata di OA Focus, in onda sul canale Youtube di OA Sport. Lo schermidore azzurro, vincitore di un oro e due argenti ai Mondiali di Milano 2023, si è raccontato a 360 gradi per una carriera ancora giovane ma già ricca di snodi importanti.
Il nativo di Roma inizia parlando della sua arma, la spada, che ha una caratteristica particolare: “Nel 2016 il vice-campione olimpico aveva 42 anni, per cui la spada si può considerare l’arma più longeva nonché quella in cui si matura dopo. La più bella? Da ex fiorettista dico che mi piacciono tutte e due, anzi tutte e 3 perchè ho provato anche la sciabola. Sicuramente è quella che fa arrabbiare di meno perchè a livello arbitrale è quella più oggettiva. Uno sport diverso? Mi piaceva tantissimo il mondo del motorsport, soprattutto correre in moto ma i miei genitori non erano molto propensi. Non mi sono mai pentito della scelta fatta. In un’altra vita sarei stato un pilota di moto”.
La pressione dell’epoca e degli anni successivi, come è stata gestita? “Penso sia stata più uno stimolo. Il peso l’ho percepito quando ero piccolo, per esempio nell’under 14. Sentivo l’obbligo di dover dimostrare che ho risolto con l’aiuto dei miei genitori. Con il passare del tempo la pressione del risultato era più uno stimolo che un peso. A volte me la mettevo io perchè sono molto competitivo e volevo dimostrare soprattutto a me stesso che fossi in grado di vincere quel match o quella gara. Ero in ballottaggio tra spada e fioretto, con la seconda che era la mia arma principale. Poi, dopo alcune non convocazioni nel fioretto, sono stato scelto per la spada, sono andato molto bene e da quel momento in poi la mia strada era tracciata”.
Sin dagli inizi, però, la famiglia ha avuto un ruolo importante, contando anche il fratello Damiano che si è laureato campione del mondo under 20 nel fioretto nel 2023: “Senza dubbio è stata molto molto importante. L’aspetto migliore e quello che hanno fatto meglio è stato farci percepire lo sport nella maniera migliore, ovvero serena. Non gli è mai interessato il risultato, solo che facessimo sport per stare bene. Il loro insegnamento era di divertirmi. Con questa frase ho sempre vissuto tutto nel migliore dei modi”.
L’avventura olimpica come si può giudicare rispetto alle gare giovanili? “Sicuramente l’approccio fa la differenza. Dopo aver disputato l’Olimpiade vera e propria e quella giovanile, le differenze sono enormi. Quella giovanile era molto più una festa con tutti gli atleti, con le gare che passavano quasi in secondo piano. In quella assoluta, invece, quasi non ci si guarda negli occhi si percepisce la concentrazione e la determinazione su quello che si sta per fare. Tutto il lavoro che c’è alle spalle è una notevole differenza”.
Passiamo quindi ad un 2023 straordinario: “Penso sia stato l’anno in cui mi sono sentito meglio, fino ad ora. Spero non il migliore in assoluto della mia carriera. Sicuramente è stata un’annata pazzesca fino alla terzultima gara di Coppa del Mondo avevo fatto un 32. Da quel momento in avanti ho inanellato due buoni risultati nelle qualifiche olimpiche e non mi aspettavo di fare così tante buone gare una dietro l’altra. Ho fatto tesoro dell’esperienza di Tokyo con una situazione opprimente per tutto quello che ci circondava. Non avevo tirato al meglio, con gare disastrose. Ho pensato che l’esito sarebbe dipeso solo da me e se avessi rifatto gli stessi errori sarebbe stato un passo falso enorme. Dobbiamo imparare a gestire questi momenti e farlo mi ha premiato nella seconda parte del 2023. A livello individuale i risultati sono stati eccellenti, ma quello che ricordo maggiormente è la vittoria in casa dei Mondiali contro la Francia”.
Dopo ottimi risultati, invece, è arrivata una Olimpiade di Parigi 2024 di ben altro tenore: “La stessa tensione di Tokyo l’ho percepita anche in questa occasione. Penso sia stato un periodo che ho cercato di gestire curando ogni singolo dettaglio, ma non sono riuscito ad ottenere il risultato che speravo. Ripensandoci a posteriori, oltre al dispiacere della mancata medaglia, bisogna ricordare che è solo una gara. Il sogno di ogni atleta, certo, però essendo una gara che capita ogni 4 anni se tutto si allinea quel giorno va bene, ma il vincitore è solo uno. Speravo di essere io, ma non è andata così”.
In Coppa del Mondo invece, è arrivato il primo successo: “Penso sia stata una conseguenza del percorso messo in atto negli anni precedenti. Spesso capita che si arrivi nei quattro e a livello italiano capita che non vinciamo. Quel giorno stavo bene e tiravo alla grande. Volevo rimanere concentrato per centrare la prima vittoria. Arrivato in semifinale ho detto che non mi sarei accontentato del secondo posto”.
Tanti risultati e successi, un ringraziamento speciale? “La riconoscenza è più per le persone che lavorano con me. Quando entro in palestra io do sempre il 100& ma non è scontato che chi è con me lo faccia sempre di pari passo. Anche al sottoscritto ed al lavoro che faccio quotidianamente, certo, ma non posso dimenticare loro e soprattutto la mia famiglia”.
Siamo nel bel mezzo del percorso olimpico verso Los Angeles 2028. “Sono molto scaramantico per cui non mi sbilancio. L’obiettivo ovviamente è qualificarmi alle Olimpiadi, poi penseremo a come arrivarci. La squadra italiana? Il gruppo dei giovani è forte e sta crescendo parecchio. Un nome nella spada è Matteo Galassi che è molto giovane, ma ha ottenuto risultati importanti, poi alle sue spalle ce ne sono tanti altri. La nostra nazionale è in un momento in cui le altre avversarie stanno crescendo e sono quasi alla pari, per cui dobbiamo continuare a lottare ed impegnarci per dare il massimo tutti insieme”.
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