Roland Garros

Daje Flavio! Cobolli all’assalto di Zverev in una finale del Roland Garros tutta da vivere

Federico Rossini

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Flavio Cobolli / LaPresse / Olycom

Dai circoli di Roma al Court Philippe Chatrier, Flavio Cobolli di strada ne ha fatta tanta. E oggi, il pomeriggio del Roland Garros lo vedrà entrare in campo come finalista del secondo torneo dello Slam. C’è lui a cercare di riportare il torneo francese in Italia dopo 50 anni da Adriano Panatta, che sarà fra l’altro l’uomo deputato a premiare il vincitore. Che può essere il suo connazionale oppure il tedesco Alexander Zverev. In sostanza, un nome nuovo. Come a Parigi non accade dal 2004, quando ci fu la prima e unica vittoria Slam di Gaston Gaudio.

In uno Slam in cui è letteralmente successo di tutto, anche la sottotrama italiana ha parecchio da raccontare. Già, perché per diversi pezzi di storia che si sono scritti ci sono state anche varie storie di problemi di varia natura. Quelli di Jannik Sinner, naturalmente, con il numero 1 messo fuori gioco prima da un malessere e poi da Juan Manuel Cerundolo. Lo stesso avversario eliminato da Matteo Berrettini, poi costretto al ritiro nella sfida con l’altro Matteo, Arnaldi, per guai all’anca. E ancora il sanremese, prima di affrontare Cobolli in semifinale, ha dovuto dare forfait dopo esser stato male praticamente tutta la notte e la mattina (e la sua faccia in conferenza stampa diceva tutto).

Eppure. Eppure l’Italia scrive la storia prima con le 5 ore e 13 di Berrettini-Comesana, poi con le 4 ore e 58 di Arnaldi-Collignon, poi ancora con le 5 ore e 26 di Arnaldi-Tiafoe, e poi ancora con Cobolli che rivolta in un attimo il quarto con Auger-Aliassime. Eppure per la settima volta negli ultimi dieci Slam il nostro Paese piazza un suo giocatore in finale. Le sei precedenti volte sono state tutte di Sinner. Questa volta debutta Cobolli. Il quale, a proposito di sei, è il sesto italiano a raggiungere, tra Era Open e non, l’ultimo atto di uno Slam. Così come sei sono anche i tedeschi ad esserci riusciti, Zverev compreso: una situazione di paradossale parità in una giornata che, a sentire tutti gli addetti i lavori, parità non ce l’ha. Perché il numero 3 del mondo è ritenuto da tutti favorito.

Eppure lo storico induce a sperare eccome per Cobolli. Perché Zverev non è esattamente conosciuto per l’essere un cuor di leone in queste occasioni: gli è accaduto contro Thiem agli US Open 2020, ha perso anche la sua occasione avanti di un set contro Alcaraz nella finale parigina di due anni fa. E, in generale, sarà da scoprire se e quanto la testa sarà di nuovo il suo limite in questa giornata. Nondimeno, ha di fronte un avversario che a Monaco di Baviera lo ha già battuto. Tanto per cambiare, peraltro, solo da un Paese arrivano le ultime sue sei sconfitte. L’Italia, appunto. Quattro volte lo ha battuto Sinner, una Cobolli e una Darderi.

Per Flavio è una prima finale da affrontare con assoluta serenità mentale, e con la consapevolezza di essere lì nonostante in tanti, anzi in troppi, gli avessero messo limiti di qua e di là. Lui li ha sempre superati. Ed è stato abituato a farlo. Ci è riuscito nel momento in cui era in difficoltà nel tentativo di togliersi di mezzo il circuito Challenger tra 2022 e 2023. Ci è riuscito quando ha fatto chiaramente capire di poter competere prima a livello di 250, poi di 500, e alla fine anche di 1000. E di Slam, naturalmente. Perché Cobolli è anche quel tipo di personalità che, alla prima volta sul Centre Court, e contro Novak Djokovic, non solo non si spaventa, ma gli toglie pure il primo set. Poi cede in quattro, certo, ma questo fa capire quello che è Flavio, quando mentalmente è “in the zone”. Ed è il problema che, pian piano, sta cercando di risolvere, al di là della corsa da lui effettuata in questo torneo.

Sarà un match tatticamente complesso per il nostro classe 2002, il primo dell’annata a raggiungere un ultimo atto Slam. Perché l’ottimo kick si scontra con le buone qualità, proprio da quel lato, della risposta di Zverev. Che, dal canto suo, a volte parte piano. Ed è quello il momento in cui a Flavio servirà aggredire, e continuare a farlo. Magari abbandonando più spesso del solito la riga di fondo per prendersi rischi in più. Il tedesco, peraltro, sta cavandosela bene sia con la prima (76% di punti vinti) che con la seconda (67%, molto alto e non solo per i suoi standard). Serve molto bene anche Cobolli con la prima (77%), mentre sarà proprio la seconda il vero punto di domanda: ha il 59% nel torneo, ma deve fare particolare attenzione a non farsi attaccare su questo colpo, che può essere aggredito.

La chiosa finale è legata al discorso televisivo, con Nove che per il secondo anno consecutivo offre la visione in chiaro dell’ultimo atto. Un appuntamento che sarebbe stato replicato già venerdì, se non ci fosse stato il forfait di Arnaldi. L’Italia è pronta a sostenere un uomo che, in caso di vittoria, salirebbe al numero 5 del mondo. Ma che, già così, è il 188° uomo destinato a entrare in top 10 ATP nell’era delle classifiche computerizzate, che ha debuttato nel 1973.

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