Roland Garros

Da Cecchinato a Sinner, fino a Cobolli e Arnaldi: perché il Roland Garros racconta la profondità del tennis italiano

Giandomenico Tiseo

Pubblicato

il

Marco Cecchinato - Flavio Cobolli / LaPresse

C’è un dato che, più di ogni altro, racconta la trasformazione del tennis italiano maschile nell’ultimo decennio: dal Roland Garros 2018 all’edizione 2026, l’Italia ha sempre portato almeno un giocatore alla seconda settimana del torneo, vale a dire agli ottavi di finale o oltre. Nove edizioni consecutive con almeno un azzurro ancora in corsa nella fase decisiva dello Slam parigino rappresentano una continuità senza precedenti e certificano la profondità raggiunta dal movimento.

La chiave di lettura più interessante è che questa striscia non può essere spiegata soltanto con l’esplosione di Jannik Sinner. Al contrario, è il risultato di una filiera che ha saputo produrre giocatori competitivi in epoche diverse e con caratteristiche differenti. Dal 2018 al 2026, infatti, sono stati sette i tennisti italiani differenti capaci di raggiungere almeno la seconda settimana del Roland Garros:

  • 2018: Marco Cecchinato, semifinalista da numero 72 del mondo;
  • 2019: Fabio Fognini, ottavi di finale;
  • 2020: Jannik Sinner, quarti di finale all’esordio nel tabellone principale;
  • 2021: Matteo Berrettini ai quarti, con Sinner e Lorenzo Musetti agli ottavi;
  • 2022: Sinner agli ottavi;
  • 2023: ottavi per Sinner e Musetti;
  • 2024: semifinale di Sinner;
  • 2025: finale di Sinner e semifinale di Musetti;
  • 2026: semifinale per Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi, dopo un’edizione che ha visto tre italiani approdare ai quarti di finale.

L’alternanza dei protagonisti è l’aspetto che più evidenzia la solidità del sistema. La striscia è iniziata con Cecchinato e Fognini, è proseguita con Berrettini, ha trovato il proprio vertice con Sinner e Musetti e oggi continua grazie alla crescita di una nuova generazione rappresentata da Cobolli e Arnaldi. In altre parole, il tennis italiano non ha mai smesso di rigenerarsi.

L’edizione 2026 costituisce probabilmente la prova più significativa di questa profondità. Nonostante l’eliminazione prematura del numero 1 del mondo Sinner al secondo turno, l’Italia non solo ha mantenuto la tradizione della presenza nella seconda settimana, ma ha addirittura raggiunto un risultato storico: tre giocatori nei quarti di finale dello stesso Slam e una semifinale interamente azzurra nella parte alta del tabellone. Un segnale inequivocabile del fatto che il movimento non dipende più da un singolo campione.

Anche i numeri del ranking internazionale confermano questa crescita strutturale. Negli ultimi anni l’Italia è arrivata a presentare stabilmente nove o dieci giocatori nei tabelloni principali degli Slam, aumentando inevitabilmente le probabilità di piazzare più atleti nelle fasi avanzate. La densità qualitativa è diventata un fattore determinante: non c’è più una sola punta, ma un gruppo ampio di giocatori in grado di competere ad alto livello.

Per comprendere la portata storica del fenomeno, è utile allargare l’orizzonte oltre Parigi. Come ha evidenziato il collega di Eurosport Dario Puppo, dalla semifinale raggiunta da Cecchinato al Roland Garros 2018 compresa, il tennis italiano maschile ha collezionato 30 presenze nei quarti di finale Slam. Un dato impressionante se confrontato con il passato: nei precedenti cinquant’anni i quarti di finale complessivi erano stati 15, esattamente la metà. Di questi, 11 erano arrivati tra il 1970 e il 1980 e soltanto tre tra il 1991 e il 1998.

La distribuzione di questi risultati è altrettanto significativa. Sinner guida la graduatoria con 14 quarti di finale Slam, seguito da Berrettini con 7 e Musetti con 4. Ma il dato che racconta la profondità del movimento è la presenza di numerosi altri protagonisti: Cobolli ha già raggiunto due quarti, mentre Arnaldi, Sonego, Cecchinato e Fognini ne vantano uno ciascuno nell’era recente. A questi si aggiungono i nomi che hanno scritto la storia del tennis italiano nelle generazioni precedenti, da Adriano Panatta (6 quarti Slam) a Corrado Barazzutti (3).

La continuità al Roland Garros dal 2018 al 2026, dunque, non rappresenta soltanto una curiosa statistica. È il riflesso di un cambiamento profondo: l’Italia è passata dall’avere sporadici exploit individuali all’essere una delle nazioni con il maggior numero di giocatori competitivi nei grandi tornei. Quando per nove anni consecutivi almeno un atleta raggiunge la seconda settimana di uno Slam, e quando in quel periodo si alternano sette protagonisti diversi, non si può più parlare di coincidenze. Si tratta della certificazione numerica di un movimento che ha acquisito ampiezza, ricambio generazionale e continuità ai massimi livelli.

Exit mobile version