Sci Alpino
Bode Miller nei guai: arresto per possesso di droga, fissata l’udienza in tribunale
Una leggenda dello sci alpino e dello sport nei guai. Si tratta di Bode Miller, finito al centro di una vicenda giudiziaria negli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da TMZ, l’ex sciatore americano è stato arrestato il 6 giugno nella contea di Fremont, in Idaho, e dovrà comparire davanti a un giudice il prossimo 29 luglio per l’udienza preliminare.
L’episodio sarebbe nato da un normale controllo stradale. Stando ai documenti citati dai media statunitensi, Miller, oggi 48enne, sarebbe stato fermato dagli agenti per una presunta infrazione al codice della strada legata alla velocità durante un sorpasso. Nel corso degli accertamenti successivi, la polizia avrebbe rinvenuto sostanze stupefacenti e materiale associato al loro consumo, circostanza che ha portato al fermo dell’ex atleta.
Dopo l’arresto, Miller è stato rilasciato dietro pagamento di una cauzione di 5.000 dollari. Le accuse contestate riguardano il possesso di droga e di accessori collegati al consumo di sostanze stupefacenti, reati che nello Stato dell’Idaho vengono trattati con particolare severità. L’ex atleta statunitense si è dichiarato non colpevole e ha respinto ogni responsabilità. Attraverso i propri canali social, ha sostenuto che la cannabis e la pipa trovate durante il controllo non fossero sue, ma appartenessero a un amico presente con lui al momento del fermo.
La notizia riporta sotto i riflettori una delle figure più iconiche dello sci alpino moderno. Nel corso della sua carriera Miller ha conquistato sei medaglie olimpiche, tra cui l’oro nella supercombinata ai Giochi di Vancouver 2010, quattro titoli mondiali e due Coppe del Mondo generali. Rimane inoltre uno dei rarissimi atleti capaci di vincere almeno una gara in tutte le discipline dello sci alpino.
La vicenda giudiziaria si inserisce in una fase della vita segnata anche da profonde tragedie personali. Nel 2018 Miller e la sua famiglia furono colpiti dalla morte della figlia Emeline, scomparsa a soli 19 mesi in seguito a un incidente in piscina. Un dolore che si aggiunse a quello vissuto qualche anno prima per la perdita del fratello Chelone, snowboarder professionista morto nel 2013 all’età di 29 anni.
Ora l’attenzione si sposta sul procedimento in corso: sarà l’udienza di fine luglio a chiarire la posizione dell’ex campione e a definire i prossimi sviluppi di una vicenda che ha sorpreso il mondo dello sport statunitense.