Biathlon
Biathlon, l’Italia alluna nel Mare della tranquillità. Unica nazione di vertice senza scossoni o polemiche
C’è un tema interessante legato al biathlon. L’Italia è l’unica nazione di vertice in cui tutto è tranquillo e non ci sono stati scossoni di alcun tipo. Certo, abbiamo avuto il ritiro di Dorothea Wierer e c’è stato un cambio nella guida tecnica della squadra femminile. Però l’addio della sudtirolese era annunciato da tempo e il cambio della guardia nello staff non è una rivoluzione. Sul piano degli atleti, si riparte dalle punte di diamante Lisa Vittozzi e Tommaso Giacomel, con tanti altri ragazzi e ragazze motivati a far bene.
Non si può dire altrettanto di altri Paesi di grido, a cominciare dalla Francia. Da quelle parti è cominciata una sorta di Crociata, quella che porterà ai Giochi Olimpici di casa del 2030. È stato richiamato Siegfried Mazet, sono stati totalmente ristrutturati gli staff tecnici, si è lanciato un autentico ultimatum a Emilien Jacquelin, al quale è saltato alla testa il grillo di dedicarsi al ciclismo, ci sono atleti e atlete che cambiano materiali dopo aver trascorso l’intera carriera con la stessa marca. Insomma, dopo i trionfi di Milano Cortina 2026, punto e a capo per replicare (o fare addirittura meglio) fra quattro anni.
In Norvegia c’è stata la vicenda di Einar Hedegart, tornato al biathlon dopo un inverno da protagonista assoluto nello sci di fondo. Non sono mancate le polemiche, perché il nordico – pur partendo dalla seconda squadra – ha ottenuto alcuni privilegi nella preparazione che hanno fatto storcere il naso ad altri connazionali, i quali hanno espresso pubblicamente il loro disappunto. Connazionali, peraltro, con ori mondiali al collo (leggasi Endre Strømsheim).
La Svezia ha a sua volta avuto le sue querelle, innanzitutto blindando Philip Lindkvist-Flötten, forte di doppia cittadinanza. Il promettentissimo scandinavo è rimasto sotto la bandiera Tre Kronor, evitando il ritorno in Norvegia, assicurando agli svedesi un cavallo su cui puntare nel prossimo futuro. Poi, il profilo caratteriale di alcuni atleti e l’infinita rivalità con i cugini occidentali, ha portato a qualche frecciata in direzione dei fiordi. Stoccate che, tuttavia, hanno generato un rinculo interno legato alla mancanza di personaggi mediatici. Questioni dialettiche, battibecchi, ma pur sempre qualcosa che turba la tranquillità.
Capitolo Germania. Chissà come si dice ‘gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare’ in tedesco. Reduci da una stagione catastrofica, i teutonici hanno completamente rivoluzionato gli staff tecnici. Hanno affidato a una donna la squadra femminile, come era accaduto 40 anni fa, nel momento in cui posero le basi per diventare una superpotenza del settore rosa. Inoltre, è arrivato un nuovo DS, che sta modernizzando un approccio ormai superato nelle selezioni interne e, paradossalmente, deve giustificare delle scelte sacrosante con dei media imprigionati in logiche antidiluviane.
In Italia, viceversa, tutto pacifico. Se fosse una missione spaziale, gli azzurri sarebbero allunati nel Mare della Tranquillità. L’augurio è che si possa proseguire su questa falsariga anche nelle prossime settimane, arrivando al 2026-27 con la consapevolezza di essere forti di un paio di stelle abbaglianti, circondate da altri astri dotati di una magnitudo non indifferente.