Roland Garros
Auger-Aliassime lancia la sfida a Cobolli: “I precedenti non contano, ma conosco il suo valore”
Felix Auger-Aliassime arriva ai quarti di finale del Roland Garros con una convinzione che negli anni ha cercato di consolidare: liberarsi da alcune etichette che hanno accompagnato la sua carriera. Il canadese, che per la prima volta ha raggiunto questo traguardo sulla terra parigina, si prepara ora alla sfida contro Flavio Cobolli con la consapevolezza di essere davanti a un’occasione importante, ma senza lasciarsi trascinare dai calcoli su un tabellone ormai privo di diversi protagonisti annunciati.
In conferenza stampa, il numero sei del mondo ha innanzitutto affrontato il tema del suo rendimento nei tornei dello Slam e delle differenze tra le varie superfici. Secondo Auger-Aliassime non esistono spiegazioni particolarmente complesse: “Non c’è un motivo specifico. Ogni torneo è diverso. Ogni Grande Slam a cui si partecipa è un’occasione per vincere, matematicamente parlando. In alcuni ho perso al primo turno; in altri, in semifinale». Il canadese ha poi ricordato le sconfitte più pesanti della sua carriera nei Major: «Nelle due semifinali che ho disputato, in una ho affrontato un giocatore che in quel momento era molto più forte di me. Anche contro Sinner, lui era più forte di me. Non credo ci sia altro motivo se non quello di essere un giocatore migliore“.
L’uscita di scena di alcuni dei principali favoriti ha inevitabilmente cambiato gli equilibri del torneo, ma Auger-Aliassime preferisce mantenere l’attenzione sul presente. “Penso che ci siano stati uno o due giorni di fila di grande fermento, come quando ha perso Sinner, quando ha perso Djokovic, c’è stato molto trambusto. Ma quella era la settimana scorsa. Poi, con il passare dei giorni, ci si abitua“. Un quadro che apre nuove prospettive, senza però garantire nulla: “Certo, non avere Sinner, per esempio, in semifinale è un’altra opportunità, ma bisogna esserci. Quindi devo concentrarmi sulla prossima partita e poi cercare di arrivare in semifinale“.
Tra i temi più interessanti emersi dalla conferenza c’è stato il rapporto con la terra battuta, una superficie sulla quale il canadese ritiene di essere stato spesso sottovalutato. “L’ho ripetuto molte volte nella mia carriera. Non so, forse se vinco il torneo lo renderò chiaro a tutti: non mi interessa la terra battuta. Semplicemente non mi interessa“. Una frase provocatoria, seguita dal racconto degli inizi della sua carriera professionistica: “Quando avevo 18 anni, i miei allenatori pensavano che dovessi andare a giocare in Sudamerica perché ero più forte sulla terra battuta. Così sono andato a Rio, Buenos Aires, San Paolo. In estate, ho saltato l’erba per giocare sulla terra battuta. A 18 anni, il piano era giocare di più sulla terra battuta“.
Con il passare degli anni, però, il percorso è cambiato. “Con il miglioramento del mio gioco, è stato naturale per me partecipare ai tornei più importanti su campo duro e giocare al coperto all’inizio e alla fine dell’anno“. Anche la collaborazione con Toni Nadal, spesso associata a una crescita sul rosso, aveva in realtà altre finalità: “Non ho ingaggiato Toni per giocare meglio sulla terra battuta. Volevo solo imparare da qualcuno che ha raggiunto i massimi livelli nel tennis“.
Ad attenderlo nei quarti c’è ora Cobolli, vincitore di entrambi i precedenti. Un dato che, secondo Auger-Aliassime, conta poco in vista del nuovo confronto. “Credo che né per lui né per me queste partite siano rilevanti per la prossima che giocheremo“. Il canadese ha quindi contestualizzato soprattutto la sconfitta subita a Montreal: “Quando abbiamo giocato in Canada, sono arrivato due giorni prima dopo aver disputato le Olimpiadi di Parigi, quindi sono venuto perché giocavo in casa e volevo giocare davanti al mio pubblico, ma non ero in condizioni di giocare bene. Mi ha distrutto. Ho giocato malissimo“.
Diverso il giudizio sul match disputato ad Acapulco, molto più equilibrato. “Abbiamo giocato una partita molto combattuta. È stata dura. Ho servito male“. Al di là dei risultati, però, il canadese sostiene di aver intuito da tempo il valore del tennista romano: “Già allora potevo vedere che era un grande giocatore. Non era ai primi posti della classifica, ma quando vedi come si muove, quando vedi i suoi colpi, ti rendi conto che ha talento, ti rendi conto che è un giocatore molto completo. Ha una grande tecnica. Ho sempre ammirato il suo gioco“.
Infine, Auger-Aliassime ha allargato il discorso alla corsa verso un futuro titolo Slam, includendo Cobolli nel gruppo dei giocatori che possono ambire ai massimi traguardi. “Credo che ci siano molti giocatori, tutti noi rientriamo in questa categoria. Ovviamente ci sono i due giocatori che attualmente dominano il circuito. Zverev merita il terzo posto, e poi ci siamo io e tutti gli altri, che siamo molto vicini sia in termini di punti che di livello“.
Per il canadese, tuttavia, la vera differenza non sarà rappresentata dal talento puro, ma dalla continuità: “Finora, tutti abbiamo avuto alti e bassi. Anche Cobolli ha avuto alti e bassi nel corso della stagione. Credo che la domanda non sia solo chi sarà in grado di vincere un Grande Slam, ma chi sarà in grado di migliorare il proprio tennis fino al punto di essere costante anno dopo anno“.