Pallavolo

Antropova cambia ruolo, Adigwe si prende la scena: la nuova Italia convince anche perdendo l’imbattibilità

Enrico Spada

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Linda Nwakalor / Fivb

La prima settimana di Nations League femminile regala all’Italia un bilancio piuttosto positivo. Le azzurre tornano da Brasilia con tre vittorie, una sconfitta al tie-break contro il Brasile, l’imbattibilità interrotta dopo 39 successi consecutivi e, soprattutto, una quantità importante di indicazioni tecniche. Il 3-2 subito dalle verdeoro ha chiuso simbolicamente un cerchio: l’ultima sconfitta ufficiale era arrivata ancora contro il Brasile, sempre al quinto set, l’1 giugno 2024. Due anni dopo, il risultato interrompe una serie straordinaria ma non ridimensiona il lavoro di Julio Velasco, anzi ne evidenzia la profondità.

Il primo tema della settimana è stato inevitabilmente Kate Antropova nel ruolo di martello ricevitore. Non si trattava di un semplice adattamento, ma di una scelta tattica di grande prospettiva. Antropova ha debuttato in una gara ufficiale in posto quattro, portando alla squadra una soluzione offensiva pesantissima anche fuori dal ruolo naturale di opposta. La ricezione resta un terreno di costruzione, come emerso soprattutto contro il Brasile, ma la sua presenza in banda cambia gli equilibri: aumenta la fisicità a rete, alza il potenziale in attacco su palla alta e consente a Velasco di immaginare assetti più potenti e meno prevedibili.

Dentro questo esperimento si inserisce la crescita di Merit Adigwe, una delle notizie migliori della settimana. La giovane opposta ha dimostrato di poter reggere responsabilità importanti anche in un contesto internazionale vero, non solo per produzione offensiva ma per personalità. I 18 punti contro l’Olanda, i 19 contro la Turchia e la continuità mostrata nei momenti complessi raccontano una giocatrice già capace di essere riferimento. Il dato più interessante non è soltanto il volume di punti, ma la qualità delle scelte nei finali di set: Adigwe ha dato l’impressione di poter diventare una bocca da fuoco affidabile anche quando il livello della pressione sale.

Un altro punto fermo è stato il rendimento di Linda Nwakalor, purtroppo frenata dall’infortunio nella sfida conclusiva con il Brasile. La centrale ha offerto una settimana molto solida per continuità, presenza a muro e intesa crescente con le palleggiatrici. Contro la Turchia è stata una delle chiavi tattiche del successo, con 15 punti, muri pesanti e un impatto costante nei momenti in cui serviva spostare l’inerzia. La sua crescita fisica e tecnica è evidente: non è più solo una soluzione alternativa, ma una centrale in grado di incidere in modo strutturale sul gioco azzurro.

Accanto a lei ha convinto anche Linda Manfredini, forse una delle conferme più interessanti sul piano prospettico. Il suo rendimento al centro ha dato equilibrio alla squadra, soprattutto nelle prime due uscite e nella gara con il Brasile. Manfredini ha mostrato tempi di attacco credibili, buona presenza a muro e una maturità superiore all’esperienza internazionale accumulata. In una Nazionale che sta allargando il gruppo, la possibilità di avere una centrale così pronta rappresenta un dato tecnico di grande valore.

Molto importante anche il lavoro di Eleonora Fersino, che ha confermato di poter essere un fattore decisivo in seconda linea. La sua settimana non si misura solo con i salvataggi spettacolari, ma con la qualità delle coperture, la capacità di tenere viva la palla e la continuità difensiva nei momenti di maggiore pressione. Contro Olanda e Turchia, in particolare, Fersino ha dato sicurezza agli attaccanti, permettendo alla squadra di giocare con più coraggio anche dopo palloni difesi o murati. È un aspetto centrale nella filosofia di Velasco: la copertura non è un dettaglio, ma una forma di protezione mentale per chi attacca.

Sul piano tattico l’Italia ha mostrato una caratteristica chiara: capacità di cambiare volto senza perdere identità. Contro la Bulgaria ha gestito l’emozione dell’esordio e alcuni passaggi sporchi; contro l’Olanda ha risposto bene a una squadra veloce e abile a giocare sulle mani del muro; contro la Turchia ha usato rotazioni diverse, lasciando riposare Antropova e Manfredini, e trovando comunque risposte importanti da Nervini, Omoruyi, Meli e dal sistema muro-difesa. Questo è forse il segnale più incoraggiante: l’Italia non dipende da un solo sestetto.

La sconfitta con il Brasile, però, ha mostrato anche i margini su cui lavorare. La ricezione sotto pressione, la gestione dei turni al servizio più aggressivi e la lucidità nelle fasi di cambio palla contro squadre complete restano aree da consolidare. Il Brasile ha messo a nudo alcune difficoltà iniziali, ma la reazione azzurra dallo 0-2 al tie-break racconta una squadra con carattere, profondità e capacità di apprendimento. Per un gruppo così rinnovato, giocare in Brasile contro un Brasile praticamente al completo è stato un test di valore enorme.

Il bilancio, quindi, resta molto positivo. L’Italia ha perso l’imbattibilità, ma ha guadagnato informazioni preziose: Antropova può diventare una soluzione reale in posto quattro, Adigwe è già un’opposta di livello internazionale, Nwakalor e Manfredini allargano le prospettive al centro, Fersino garantisce qualità difensiva e il gruppo ha dimostrato di saper competere anche cambiando interpreti.

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