Pallamano
Andrea Parisini: “Noi azzurri abbiamo fatto tanta gavetta, ora l’Italia è vista all’estero con occhi diversi”
Andrea Parisini è stato l’ospite dell’ultima puntata di OA Focus, in onda sul canale Youtube di OA Sport. Il capitano della nazionale italiana di pallamano ha fatto il punto della situazione sul movimento azzurro che, negli ultimi anni, ha messo in mostra una crescita importante, raggiungendo traguardi che apparivano insperati fino a poco tempo fa.
Il pivot classe 1994 ha iniziato il suo racconto dalla crescita della squadra azzurra: “Nel 2019 eravamo in costruzione, era l’inizio del cammino che ci ha permesso di qualificarci al primo Mondiale. Sono cambiate tante cose da allora, diversi giocatori sono andati all’estero a fare esperienza e chi l’ha fatto ha portato la giusta mentalità nel gruppo”.
Un giocatore che ha raggiunto il vertice, ma senza nessun favoritismo: “Mi aspettavo la gavetta. In quel momento la Serie A non era allo stesso livello in cui è adesso. Era sicuramente inferiore con tre gironi e si perdeva di livello. Andando in terza divisione in Francia ho vissuto mesi complicati, anche solo per il ritmo degli allenamenti e quello che richiedeva a livello fisico o in palestra. Poi piano piano ho preso il ritmo giusto. Il ritmo e l’intensità degli allenamenti un passo alla volta. Poi non si può non citare il fatto che mattina e pomeriggio sei sempre concentrato sulla pallamano, tra lavoro in palestra e analisi tattiche: queste sono le grandi differenze. In allenamento devi dare tutto. In Francia chiedono molto e, alla lunga, ti fa fare quello step in più”.
Andrea Parisini prosegue nel racconto della sua esperienza: “La stagione dopo la terza divisione, quando sono salito in seconda, mi ha dato tante sicurezze, ho capito che stavo crescendo e diversi momenti mi hanno fatto capire che ero sulla strada giusta. Dopodiché l’Istres mi ha voluto e mi ha fatto salire nella Starligue francese”.
Cosa bisognerebbe portare in Italia? “Il lavoro fatto con i giovani. Si deve sempre partire dalla basi. I centri di formazione sono fondamentali. A livello tecnico, invece, porterei la serietà dell’allenamento, il preparare tutta la settimana una partita. Purtroppo da noi non tutti sono professionisti e non possono dedicarsi al 100% allo sport”.
Passiamo, quindi, alle imprese della nazionale italiana: “Tornare ai Mondiali dopo 28 anni è stato splendido. Ricordo ancora i momenti delle partite decisive in un percorso duro. Non è stato tutto facile, però il percorso è stato eccellente. Non sono stato fortunato a livello personale per Europei e Mondiali, mi sono sempre infortunato poco prima”.
Il segreto degli azzurri: “La nostra forza? Essere persone umili e dedicate al lavoro. Tutti quanti. Abbiamo fatto la gavetta per cui la nostra fortuna è stata questa. Dopo la qualificazione al Mondiale anche in Francia mi guardavano con un altro occhio e dopo la bella figura che abbiamo fatto anche contro squadre più forti di noi, sfiorando i quarti, all’estero hanno iniziato a cambiare il pensiero sui giocatori italiani. Ora con la vittoria sulla Polonia abbiamo compiuto uno step ulteriore, come l’amichevole con la Francia nella quale abbiamo fatto partita testa a testa per 40 minuti. Una cosa impensabile fino a qualche tempo fa”.
A questo punto quali saranno i prossimi obiettivi per l’Italia? “Migliorarsi, fare sempre un passo alla volta, ma in avanti. Dove possiamo arrivare? Da sedicesimi almeno quindicesimi. A parte gli scherzi dobbiamo migliorare il più possibile e rimanere con i piedi per terra. Dobbiamo portare la nostra ‘Italian Way’ in giro. Intanto nelle prossime partite contro Slovacchia e Belgio dobbiamo mettere in ghiaccio la partecipazione ad un nuovo grande evento (gli Europei, ndr). Tra 5 anni? Sicuramente non sarò più il capitano – scherza – Spero ci siano state altre 5 qualificazioni importanti e spero che il campionato italiano cresce ancora per far sì che i giocatori non debbano per forza andare all’estero”.
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