Atletica
Alex Schwazer, ci risiamo: possibile positività al doping, già sospeso in via cautelare
La vicenda di Alex Schwazer si arricchisce di un nuovo e clamoroso capitolo. Il marciatore altoatesino, campione olimpico della 50 km ai Giochi Olimpici di Pechino 2008, è stato sospeso in via cautelare dalla NADA, l’Agenzia antidoping tedesca, dopo essere risultato positivo all’eritropoietina (EPO) in seguito a un controllo effettuato al termine dei Campionati tedeschi di maratona di marcia disputati nell’area di Francoforte il 27 aprile scorso.
La notizia, ufficializzata il 22 giugno 2026, riporta al centro dell’attenzione uno dei casi più controversi e discussi dello sport italiano degli ultimi quindici anni. Per Schwazer si tratta infatti della terza contestazione per doping in carriera e, probabilmente, della più delicata sotto il profilo simbolico, perché arriva dopo una lunga battaglia giudiziaria e mediatica che aveva contribuito a trasformare la sua figura in qualcosa di più complesso di quella di un semplice atleta squalificato.
La positività è emersa a seguito della gara che aveva rappresentato il suo ritorno ai vertici della disciplina. A Francoforte, il quarantunenne altoatesino aveva dominato la nuova distanza della maratona di marcia, coprendo i 42,195 chilometri in 3 ore, 1 minuto e 55 secondi e stabilendo il record italiano della specialità. Una prestazione che aveva rilanciato le sue ambizioni internazionali e alimentato il dibattito sulla possibilità di una convocazione per i Campionati Europei di Birmingham. Ipotesi che, tuttavia, la Federazione italiana aveva già deciso di non concretizzare alcune settimane prima dell’emersione del caso.
La sostanza contestata è la stessa che segnò il primo drammatico spartiacque della sua carriera. Nel 2012 Schwazer venne trovato positivo all’EPO alla vigilia delle Olimpiadi di Londra. In quell’occasione ammise immediatamente le proprie responsabilità, confessò l’assunzione della sostanza e scontò una squalifica di tre anni e nove mesi. Quella confessione sembrò chiudere definitivamente la sua storia sportiva, ma negli anni successivi il marciatore tentò una difficile rinascita agonistica sotto la guida di Sandro Donati, storico simbolo della lotta al doping in Italia.
Il secondo caso, esploso nel 2016, cambiò però radicalmente la percezione pubblica della sua vicenda. A pochi mesi dai Giochi di Rio de Janeiro, Schwazer risultò positivo al testosterone sintetico durante un controllo effettuato quando era ancora sottoposto a monitoraggio in vista del rientro alle competizioni. L’atleta respinse fin da subito ogni accusa, sostenendo di non aver assunto sostanze vietate e denunciando anomalie nelle procedure di controllo e di analisi. Negli anni successivi la sua difesa costruì una complessa battaglia giudiziaria che trovò un punto di svolta nel 2021, quando il Tribunale di Bolzano dispose l’archiviazione del procedimento penale, ritenendo plausibile l’ipotesi di una manipolazione dei campioni e mettendo in evidenza una serie di criticità nella gestione del caso.
Proprio quella decisione aveva contribuito a trasformare l’atleta in una figura divisiva. Da una parte chi continuava a considerarlo un atleta recidivo, segnato in modo irreversibile dalla confessione del 2012; dall’altra chi vedeva nella vicenda del 2016 il possibile esempio di un grave errore, se non addirittura di un’ingiustizia sportiva. Lo stesso Schwazer, negli anni successivi alla fine della squalifica di otto anni, ha più volte sostenuto di essere stato vittima di un sistema che non gli avrebbe mai perdonato il percorso intrapreso insieme a Donati.
Il nuovo caso rischia ora di modificare nuovamente il quadro. La contestazione riguarda infatti ancora l’EPO, una delle sostanze più note e più severamente perseguite nell’ambito dell’antidoping perché in grado di aumentare la produzione di globuli rossi e migliorare la capacità di resistenza degli atleti. La NADA tedesca ha avviato il procedimento disciplinare e, nell’immediato, ha disposto la sospensione cautelare dell’atleta, come detto.
Sul piano sportivo, le conseguenze potrebbero essere pesantissime. Considerata la recidiva e il precedente storico dell’atleta, Schwazer potrebbe andare incontro a una sanzione estremamente severa, fino alla radiazione definitiva dall’attività agonistica qualora la positività venisse confermata al termine dell’iter processuale sportivo. Di certo, la notizia rappresenta anche un colpo durissimo per la credibilità del percorso di rinascita costruito negli ultimi anni.