Rugby
Rugby, Italia: a 28 anni si ritira l’azzurro Dino Lamb
C’è una malinconia particolare nei ritiri che arrivano troppo presto, una sensazione sospesa che appartiene più alle promesse interrotte che ai finali compiuti. Per questo l’addio di Dino Lamb al rugby giocato porta con sé qualcosa di più di una semplice notizia sportiva: il commiato di un atleta che, nel pieno della maturità agonistica, vede il corpo imporre una resa che lo spirito avrebbe voluto rimandare. Seconda linea moderna, fisicità elegante e presenza silenziosa, Lamb ha annunciato il ritiro attraverso i propri canali social, affidando alle parole il compito difficile di chiudere un capitolo iniziato con la forza di una vocazione.
L’ultima pagina della sua carriera è stata scritta in Giappone, con la maglia degli Yokohama Canon Eagles, club che avrebbe dovuto rappresentare una nuova partenza e che invece si è trasformato nell’approdo finale. “Questo non è un momento facile per me”, ha confessato il giocatore, raccontando come un infortunio lo abbia costretto a interrompere anzitempo la propria esperienza nipponica. Eppure, nelle sue parole, non c’è amarezza sterile: c’è piuttosto il senso profondo di appartenenza che il rugby sa creare, quella fraternità fatta di fatica condivisa, rituali quotidiani e lealtà assoluta. “Mi sono sentito accolto in una famiglia”, ha scritto Lamb, evocando l’intimità rara degli spogliatoi e il peso simbolico di una maglia indossata con orgoglio.
La storia azzurra di Lamb era iniziata in uno dei teatri più solenni del rugby europeo: l’Aviva Stadium di Dublino, il 5 agosto 2023, contro l’Irlanda, nel cuore della preparazione alla Rugby World Cup francese. Da allora sarebbero arrivate dodici presenze e due mete con la maglia dell’Italia, oltre a tre apparizioni mondiali che ne avevano consolidato il profilo internazionale. Anche l’ultima volta in azzurro, quasi a chiudere un cerchio dal sapore simbolico, è stata contro l’Irlanda: allo Stadio Olimpico, durante l’ultima giornata del Sei Nazioni 2025. Una parabola breve, forse troppo, ma intensa abbastanza da lasciare una traccia riconoscibile nel percorso di crescita del rugby italiano contemporaneo.
A salutare Lamb è stato anche il presidente della Federazione Italiana Rugby, Andrea Duodo, che ha sottolineato la durezza di una scelta arrivata a soli 28 anni, “nel momento che molto spesso segna l’apice della carriera”. Parole che restituiscono la dimensione più autentica di questo addio: non soltanto la fine di un cammino individuale, ma il congedo di uno degli interpreti di quella generazione che ha accompagnato la Nazionale verso una nuova consapevolezza internazionale. Nel rugby, però, esiste una forma di permanenza che supera il campo: resta nei legami, nella memoria condivisa, nell’eredità invisibile lasciata ai compagni. Ed è forse lì che Dino Lamb continuerà a esistere, oltre il fischio finale.