Roland Garros
Roland Garros 2026, lo sconquasso dell’uscita di Sinner crea uno scenario inedito dal 2000
Sconquasso: questo è il termine esatto per definire ciò che è stato provocato nel tabellone principale del Roland Garros con l’uscita di scena di Jannik Sinner. Il malore, più ancora di Juan Manuel Cerundolo (comunque bravo a mantenere la testa sulla situazione), è alla base della più clamorosa eliminazione dallo Slam francese almeno dai tempi di Rafael Nadal contro Robin Soderling nel 2009. E tra l’italiano e il mancino di Manacor corre una linea sottile: entrambi erano dati per superfavoriti da tutti. Ed entrambi sono usciti in maniera inattesa, l’uno per dei problemi non legati tanto e solo al match odierno quanto a un malessere che già esisteva dalla mattina, l’altro al termine di un incontro i cui connotati, negli anni, sono stati sviscerati a più non posso (e dopo il quale Nadal saltò anche Wimbledon).
Il dato che fa più impressione, però, a livello statistico lo tirano fuori, ovviamente, i numeri. Era dal 2000 che il Roland Garros si ritrovava senza il numero 1 e il numero 2 del mondo dopo i primi due turni. In particolare, nell’anno citato (e con 27 match vinti su 28 negli Slam precedenti) da numero 1 ATP ci arrivò Andre Agassi, che dopo aver sconfitto il francese Anthony Dupuis all’esordio, nel secondo turno fu eliminato sia dallo slovacco Karol Kucera, già numero 6 del mondo nel 1998, che da una vescica che ne condizionò il rendimento e fu notevole parte in causa del 2-6 7-5 6-1 6-0. Anche peggio andò a Pete Sampras, che pur non essendo mai stato un amante del rosso uscì subito dopo una furiosa lotta arrivata al quinto set contro Mark Philippoussis, l’australiano che a suon di ace terrorizzava mezzo circuito ATP. Poteva essere un confronto in grado di capitare ben più avanti, finì 4-6 7-5 7-6(4) 4-6 8-6. E l’aussie si spinse fino agli ottavi (dove perse da Ferrero, ma non prima di aver eliminato un signor terraiolo quale il marocchino Hicham Arazi).
Ancora più clamoroso, se si allarga lo sguardo, fu il caso degli Australian Open 2002, lo Slam più insensato della storia in cui, tra infortuni ed eliminazioni, tutte le prime cinque teste di serie erano già fuori dopo il primo e il secondo turno. Agassi non si presentò per un infortunio al polso (ed era due volte campione), il russo Yevgeny Kafelnikov (numero 4) e il francese Sebastien Grosjean (numero 5) uscirono al secondo turno rispettivamente contro l’americano (e qualificato) Alex Kim e lo spagnolo Francisco Clavet. Ma ancora peggiore fu la sorte di Lleyton Hewitt e Gustavo “Guga” Kuerten. L’australiano, idolo di casa, arrivato dagli Australian Open vinti e con pressioni enormi da parte del pubblico di casa, uscì per 1-6 6-1 6-4 7-6(4) all’esordio contro lo spagnolo Alberto Martin, mentre il brasiliano fu rimontato da due set di vantaggio dal francese Julien Boutter: 3-6 4-6 7-5 6-3 6-3. Alla fine il torneo, ancora oggi ricordato per la sua totale imprevedibilità, lo vinse lo svedese Thomas Johansson su Marat Safin (e su cosa sia accaduto prima di quella finale al russo s’è detto, speculato e scritto di tutto).
Adesso, in sostanza, si verifica una situazione nella quale non ci si trova dal 2023: un uomo diverso da Sinner o Alcaraz a vincere uno Slam. Non solo: quella di oggi è la 14a volta in cui un numero 1 si è fermato, in Era Open, prima del terzo turno in uno Slam: questa “maledizione” non si verificava a Parigi proprio dal 2000, ma ha l’ultimo precedente in Rafael Nadal contro l’americano Mackenzie McDonald agli Australian Open 2023. Al Roland Garros è capitato quattro volte: a Edberg (contro Bruguera, peraltro) nel 1990, a Sampras nel 1998 e a Kafelnikov nel 1999 (contro Dominik Hrbaty, e lo slovacco si spinse fino in una semifinale che Agassi racconta e ricorda bene in Open).