Atletica
Pietro Riva: “Non dobbiamo porci l’alibi della genetica nel confronto con gli africani. Battocletti in maratona? Sarebbe top”
Pietro Riva è stato l’ospite dell’ultima puntata di Run2u, in onda sul canale Youtube di OA Sport. Il maratoneta e mezzofondista piemontese si è raccontato a 360° tra risultati del presente e obiettivi per il futuro, anche a lungo termine.
L’atleta classe 1997, che si trova in Francia dal 27 aprile con la squadra e il suo allenatore Stefano Baldini, è reduce da un grande risultato nella maratona di Rotterdam. “La mia seconda maratona l’ho chiusa in 2:06.46, quarta prestazione all-time per un italiano. Sicuramente la grande soddisfazione personale è tanta non tanto per il tempo, ma per il percorso che ho fatto. Il 21 maggio di un anno fa sono stato operato al tendine d’Achille quindi arrivare meno di un anno dopo a correre sotto il primato personale è una sfida vinta. Sono contento, anche se dopo Londra un po’ meno. Graduatorie? Sono da prendere molto con le pinze. I risultati dal 2017 sono paragonabili tra di loro, ma prima sono inficiati da questa tecnologia che non avevano. Il mio allenatore Stefano Baldini in 2:07 era 12°, ora per il medesimo posizionamento dei fare un tempo nettamente inferiore. Ad ogni modo tengo i piedi per terra e so che posso fare meglio”.
Pietro Riva sta provando a emergere in un settore che, al momento, sembra dominato dagli atleti africani. “Non dobbiamo farne una sorta di alibi. Non lo considero questo aspetto. I migliori potrebbero essere anche europei, io sono sotto di loro per altri motivi, non per genetica”.
Il nativo di Alba analizza il suo modo di correre: “La mia esuberanza derivava dalla voglia di fare non dall’essere impulsivo o incosciente. Ora tutto quello l’ho distribuito nei grandi carichi nelle grandi proposte di allenamento che ti propone una maratona. Un percorso che va rispettato alla lettera e non puoi certo essere esuberante, altrimenti la paghi. In gara i 10.000 sono diversi dalla maratona, ti chiedono più i nervi tesi, mentre la maratona chiede pazienza. Io a volte penso un po’ troppo, nella maratona posso farlo, nei 10.000 no”.
Dopo una carriera da mezzofondista il futuro sarà solo ed esclusivamente sulla maratona? “La maratona diventa il mio terreno di battaglia principale, ma non dimentico la mezza, forse una distanza un po’ più mia, ma purtroppo non è olimpica. Quindi o fai la maratona o i 10.000. Il primato in quella distanza non mi soddisfa e tornerò, ma la mia specialità sarà la maratona”.
Con un allenatore come Stefano Baldini i consigli sono e saranno stati numerosi e importanti. Quali i meno scontati? “Con il tempo ho capito che sono i mattoncini che metti tutti i giorni, anche i più piccoli, che costruiscono la casa, ovvero la performance in gara. Mi ha anche trasmesso, tra le mille che ho in mente, di credere di più in me stesso”.
Quali sono gli obiettivi del 2026? “La mia concentrazione sarà sugli Europei di Birmingham. Prima, specialmente nel mese di giugno, ci saranno diverse tappe intermedie. Anche se mi sarebbe piaciuto, non farò gare di 10.000 metri in pista, ma la scelta più sensata sarà non mettere le chiodate, che in carriera mi hanno dato a volte problemi ai tendini, in questa stagione. Sarò presente su strada. Farò un paio di 10km, forse anche una mezza maratona. Il 21 maggio farò la scalata al castello di Arezzo”.
Il settore maschile sembra godere di buona salute, mentre quello femminile? “Non sono la persona giusta per dare consigli. Il gruppo di maratonete penso sia molto valido, anche le nuove arrivate mi pare che abbiano iniziato bene. Al maschile forse stanno arrivando risultati migliori, ma non penso che i due gruppi siano così diversi. Battocletti? Se dovesse decidere di farla diventerà una top della categoria, non ho dubbi”.
Ultima battuta sul futuro: “Quando smetterò mi piacerebbe rimanere per passione all’interno di questo mondo. Vedremo se farò un percorso da allenatore ma dipenderà molto da come proseguirà la mia vita o la mia famiglia”.
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