Atletica
Per Alex Schwazer non c’é più posto in Nazionale? Lo scoglio insuperabile della carta etica Fidal
La sensazione, ormai, è che per Alex Schwazer la porta della Nazionale italiana resti chiusa. Nonostante il ritorno alle gare dopo la fine della lunga squalifica per doping e nonostante risultati cronometrici di altissimo livello, il marciatore altoatesino non parteciperà agli Europei 2026 di atletica, in programma a Birmingham dal 10 al 16 agosto. Una decisione che riapre inevitabilmente il dibattito sul rapporto tra giustizia sportiva, reinserimento degli atleti dopo una sanzione e applicazione della Carta Etica della FIDAL.
A rendere nota l’esclusione è stato lo stesso Schwazer, che ha spiegato di aver ricevuto la comunicazione direttamente dal direttore tecnico azzurro Antonio La Torre. Il quarantunenne altoatesino, campione olimpico della 50 km di marcia a Pechino 2008, era infatti tornato a competere ad altissimo livello. Lo scorso 26 aprile, sulle strade tedesche di Kelsterbach, aveva vinto la maratona di marcia con il tempo di 3h01’55”, prestazione che rappresenta non solo il miglior crono europeo stagionale, ma anche il terzo tempo mondiale dell’anno. Un risultato di enorme valore tecnico, ottenuto su una distanza nuova per la disciplina del tacco e punta, che avrebbe inevitabilmente reso Schwazer uno degli uomini più attesi agli Europei britannici.
Anche per questo la sua esclusione ha assunto un peso simbolico molto forte. Perché, sul piano puramente sportivo, Schwazer aveva dimostrato di poter essere competitivo ai massimi livelli internazionali. Al TGR Rai lo stesso atleta ha sottolineato: “La mia forma è buona e anche la prestazione è stata ottima, però bisogna anche rispettare quelle che sono le scelte, in questo caso della Federazione, che convoca gli atleti per gli Europei. Possono essercene solo tre per Nazione, io do il mio meglio e più di così non posso fare“.
Dietro la decisione federale, tuttavia, sembra esserci soprattutto la questione della Carta Etica FIDAL, il regolamento interno che da anni rappresenta il vero nodo della vicenda Schwazer. Si tratta di uno strumento normativo e valoriale per tutelare l’immagine dell’atletica italiana e rafforzare i principi legati alla correttezza sportiva. Al suo interno è presente una clausola molto precisa: gli atleti che abbiano ricevuto sanzioni per doping pari o superiori ai due anni non possono vestire la maglia azzurra.
L’atleta altoatesino ha terminato nel luglio 2024 la squalifica di otto anni inflittagli dopo la positività del 2016. Da allora è tornato regolarmente a gareggiare a livello individuale e societario con l’Atletica San Biagio, ottenendo risultati importanti. Ma il ritorno in azzurro è rimasto bloccato.
Una posizione che si intreccia anche con la complessità giudiziaria del caso: se la magistratura ordinaria di Bolzano aveva archiviato il procedimento relativo alla seconda positività parlando di Schwazer come di una persona che “non ha commesso il fatto”, la giustizia sportiva è rimasta invece ancorata alla condanna definitiva pronunciata dal TAS.
Nel 2023 la Federazione aveva introdotto una possibile deroga alla Carta Etica. Il Consiglio Federale si è infatti riservato la possibilità di concedere comunque la maglia azzurra ad atleti colpiti da lunghe squalifiche, ma solo a condizioni estremamente rigide. La deroga può essere approvata esclusivamente con voto unanime del Consiglio e richiede inoltre il possesso di almeno due requisiti su tre: che l’infrazione sia stata commessa prima dei 23 anni, che vi sia stata una collaborazione concreta con le autorità antidoping oppure che l’atleta abbia maturato particolari meriti sociali o educativi dopo la sanzione. Una strada teoricamente percorribile anche per Schwazer, ma che evidentemente non è stata ritenuta applicabile nel suo caso.