Ciclismo

Pagelle Giro d’Italia 2026: Vingegaard con margine, Pellizzari reagisce di testa, Hindley non corre da compagno di squadra

Federico Militello

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Giulio Pellizzari / Lapresse

PAGELLE GIRO D’ITALIA 2026 

Quattordicesima tappa, sabato 23 maggio

Jonas Vingegaard, 10: semplicemente superiore alla concorrenza. Due scalini sopra gli altri. Attacca a 5 km dall’arrivo e fa immediatamente il vuoto, incrementando in modo inesorabile. Dà la sensazione di non spremersi neppure al 100%, mantenendo del margine. Insomma: la Tripla Corona adesso è veramente ad un passo.

Felix Gall, 7,5: l’austriaco si conferma il n.2 in salita nell’attuale Giro d’Italia. Non ha il passo per stare con Vingegaard, ma è leggermente avanti agli altri rivali. Almeno per ora.

Jai Hindley, 7: l’australiano sta correndo contro Pellizzari. Diciamolo senza timore. Il fatto che siano compagni di squadra non conta più. L’atteggiamento dell’oceanico ha cancellato la favola del rapporto fraterno tra i due capitani della Red Bull. Anche oggi, come era accaduto d’altronde sul Blockhaus e a Fermo, Hindley ha attaccato più volte per staccare l’italiano. Sta facendo i propri interessi: vuole mettersi in mostra, visto che è in scadenza di contratto e, con ogni probabilità, cambierà aria a fine stagione. Dunque Pellizzari non è un compagno per l’australiano, ma semplicemente il rivale peggiore da battere. Il giovane azzurro deve prenderne atto e regolarsi di conseguenza.

Davide Piganzoli, 8: da gregario di Vingegaard (nonché ultimo uomo del danese) si trova al 10° posto in classifica generale. In Visma ha compiuto un salto di qualità gigantesco: terzo a Corno alle Scale, quarto oggi. Non è esagerato affermare che, in questo momento, sia uno dei migliori cinque scalatori di questa Corsa Rosa. Tuttavia è presto per capire quale piega possa prendere la sua carriera, se gregario di lusso o anche capitano in talune corse a tappe.

Giulio Pellizzari, 8: ha corso gran parte della tappa in coda al gruppo, con il timore che potesse staccarsi e uscire di classifica. Invece, come era accaduto di recente anche al Tour of the Alps, è andato in progressione sull’ascesa conclusiva. Rispetto al Blockhaus, questa volta è salito con il proprio passo, lasciando indietro tanti avversari e risalendo in sesta posizione in classifica. Vero che il podio è ancora distante un minuto e mezzo, ma dopo oggi è tornato un obiettivo credibile. Sopratutto Giulio Pellizzari ha dimostrato al mondo che ha la stoffa da grande corridore. Con la testa, prima ancora che con le gambe, si è messo alle spalle il primo momento difficile della carriera. E adesso può tornare all’attacco.

Thymen Arensman, 6: non brillante, la pedalata era già tanto legnosa sul forcing iniziale della Visma a Pila. Ha limitato i danni, tuttavia l’ascesa odierna, non durissima, sembrava adattarsi bene alle caratteristiche del passista olandese. La sensazione è che possa fare tanta più fatica con pendenze molto più arcigne, come ad esempio quelle del Giau.

Michael Storer, 6: non ruba l’occhio, ma è settimo sia al traguardo sia nella graduatoria complessiva. E in passato ha dimostrato di gradire la terza settimana.

Egan Bernal, 5,5: meglio dei giorni scorsi, ma ancora distante dalla condizione di forma sperata. La top10 resta possibile, tuttavia le ambizioni del colombiano erano ben altre.

Derek Gee, 4,5: il canadese paga dazio. Sebbene sia uno scalatore, in questo Giro ha dato il meglio nella cronometro. Sinora ha sempre faticato in salita.

Ben O’Connor, 4: uno dei primi a staccarsi tra gli uomini di classifica. Incassa quasi 3 minuti da Vingegaard.

Alfonso Eulalio, 5: perde come previsto la maglia rosa, tuttavia non va alla deriva e resta in seconda posizione. Non è affatto scontato che il portoghese coli a picco nell’ultima settimana.

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