Ciclismo
Pagelle Giro d’Italia 2026: Pellizzari fa il pieno di fiducia, Vingegaard lancia un chiaro segnale
PAGELLE GIRO D’ITALIA 2026
Sabato 9 maggio, seconda tappa
Guillermo Thomas Silva, 10: non è un carneade. Quest’anno aveva già vinto la classifica generale al Tour of Hainan, con tanto di due successi parziali. Inoltre arrivò secondo al GP Industria&Artigianato del 2024 alle spalle dello svizzero Marc Hirschi, ma davanti a Diego Ulissi. Oggi è arrivata la consacrazione. Alzare le braccia al cielo in una tappa del genere, dove i big di classifica si sono mossi in prima persona, significa possedere qualità non indifferenti di resistenza, nonché uno spunto veloce di qualità assoluta. Anche l’Uruguay fa capolino dunque nel panorama di un ciclismo sempre più globalizzato.
Florian Stork, 8: il tedesco della Tudor va ad un soffio dall’impresa della carriera. Lo avevamo già visto protagonista al Tour of the Alps con un terzo ed un quarto posto. Segno che negli arrivi a ranghi ridotti sa farsi valere.
Giulio Ciccone, 7: non ha avuto le gambe per resistere alla micidiale progressione di Vingegaard. In volata ha poi trovato due corridori più veloci. Il terzo posto dà comunque morale: arriveranno altre tappe più adatte per lasciare il segno.
Christian Scaroni, 6,5: ha provato a rompere gli indugi sull’ultimo GPM, ma si è trattato di un attacco con le polveri bagnate, come se non ci credesse davvero. Il quarto posto, peraltro dopo aver tirato la volata a Silva, è una buona base da cui partire per uno dei migliori interpreti dell’Italia nelle corse di un giorno negli ultimi due anni.
Giulio Pellizzari, 7,5: quando il grande favorito Vingegaard ha attaccato due volte sull’ascesa conclusiva, il marchigiano non ne ha mai perso la ruota. Successivamente si è prodigato nel dare cambi regolari, non sufficienti per impedire che il gruppo rinvenisse e vanificasse il tentativo di fuga proprio all’ultimo chilometro. Ciò nonostante ha avuto ancora la forza di lanciarsi nella volata, conclusa in quinta posizione e che certifica gli evidenti progressi allo sprint rispetto all’inizio della carriera. Alla resa dei conti oggi ha raccolto un pugno di mosche, se vogliamo fare i materialisti, tuttavia a livello morale ha acquisito una inizione di fiducia che può contare molto.
Matteo Sobrero, 6,5: nonostante sia stato al servizio di Ciccone, si toglie la soddisfazione di chiudere con una sesta piazza di prestigio. La condizione di forma è ottima: chissà se avrà carta bianca in una fuga nelle prossime tre settimane.
Jonas Vingegaard, 8: francamente non ci saremmo attesi già oggi un suo attacco in prima persona su una salita di 3,9 km al 6,8% di pendenza media. Ma è il ciclismo moderno, signori, dove l’attendismo è ormai un concetto obsoleto. Il danese ha piazzato due rasoiate, frantumando il gruppo: solo Pellizzari e Van Eetvelt hanno resistito. Questo la dice lunga su cosa potrà combinare sull montagne vere, a cominciare dal Blockhaus. Ha voluto subito mettere in chiaro quali siano le sue velleità in questa Corsa Rosa. Vuole dominare.
Lennert Van Eetvelt, 7,5: ignorato da tutti (noi compresi, siamo sinceri) nei pronostici della vigilia tra i papabili per la classifica generale. Il 24enne belga vinse l’UAE Tour nel 2024: non un’impresa da tutti. Sin qui non ha mai fatto classifica in un Grande Giro. Oggi è stato l’unico a tenere il passo di Vingegaard e Pellizzari. Il Blockhaus ci dirà qualcosa in più.