Ciclismo
Pagelle Giro d’Italia 2026: Ciccone ha dato tanto, forse sottovalutato; Pellizzari ripensi a Del Toro
PAGELLE GIRO D’ITALIA 2026
Quarta tappa, martedì 12 maggio
Giulio Ciccone, 9: 7 anni dopo la maglia gialla indossata per due giorni al Tour de France, si toglie l’enorme soddisfazione di indossare anche quella rosa. Un premio ad una carriera importante, forse sottovalutata per quelli che sono stati gli standard italiani degli ultimi anni. Ciccone ha vinto una Classica de San Sebastian, tre tappe al Giro d’Italia, la classifica di miglior scalatore alla Corsa Rosa ed al Tour, è arrivato 2° alla Liegi-Bastogne-Liegi e 3° al Giro di Lombardia. Nessun italiano si è spinto a tanto negli ultimi anni. Oggi non ha rimpianti per il successo di tappa: Narvaez ed Aular erano più veloci sulla carta, e lo hanno dimostrato. E ora? Ha più volte dichiarato che non avrebbe puntato alla classifica generale. Eppure può provare a tenere la maglia rosa fino alla cronometro di Massa. Fondamentale sarà non staccarsi dai migliori venerdì sul Blockhaus, dove sogna anzi di lasciare il segno sulle strade di casa.
Jhonathan Narvaez, 9: in arrivi come quelli odierni, l’ecuadoriano è micidiale. In salita regge benissimo. In volata non ha dato scampo agli avversari, imponendosi con una bicicletta di vantaggio. Terza affermazione di tappa in carriera al Giro d’Italia dopo quelle del 2024 (quando sconfisse addirittura Tadej Pogacar…) e del 2020.
Giulio Pellizzari, 6,5: scalpita e va a prendersi 4″ di abbuono al chilometro Red Bull, con tanto di polemica nei confronti di Jan Christen, reo di averlo stretto verso le transenne. Ha senso però spendere energie per un traguardo volante? Ricordiamoci cosa successe ad Isaac Del Toro nella passata edizione.
Jan Christen , 6: oltre allo ‘sgarbo’ nei confronti di Pellizzari, cerca anche la stoccata negli ultimi 1500 metri, senza riuscire però ad anticipare il gruppo. Lo svizzero si conferma ‘battitore libero’ di questa edizione, in grado di dare spettacolo per le singole tappe.
Orluis Aular, 6: ci credeva tanto, era stata proprio la sua squadra (Movistar) a creare una selezione forsennata sul Cozzo Tunno, staccando tutti i velocisti di riferimento. Ha trovato un Narvaez oggettivamente superiore, incassando un secondo posto amaro.
Jonas Vingegaard, 5,5: appare ancora più strano rispetto a Pellizzari vederlo sprintare per gli abbuoni del traguardo volante. Ne ha davvero bisogno? Sulle Alpi potrebbero fioccare i minuti…Ad ogni modo, il danese si è letteralmente piantato allo sprint intermedio, dimostrando che lo spunto veloce non è la specialità della casa.
Alessandro Pinarello, 6,5: è un bel corridore, la rivelazione più importante sinora per il ciclismo italiano nel 2026. Il quinto posto odierno lo dimostra. A nostro avviso può essere un ottimo interprete per corse di un giorno o di una settimana. Vedremo se in questo Giro d’Italia potrà ambire anche a qualcosa in più.
Egan Bernal, 5: staccarsi sul Cozzo Tunno, salita lunga, ma decisamente pedalabile, è tutt’altro che un buon segnale. Sarà stata solo una giornata negativa o il campanello d’allarme di una condizione di forma deficitaria? Il Blackhaus emetterà il verdetto. Oggi, ad ogni modo, il colombiano si è salvato rientrando in discesa.
Derek Gee, 5: si stacca a sua colta sul Cozzo Tunno, rientrando in compagnia di Bernal. Rispetto al colombiano c’è un’attenuante: la caduta in cui era incappato alla seconda tappa in Bulgaria fa ancora sentire i postumi.