Ciclismo

Pagelle Giro d’Italia 2026: batosta per Pellizzari, ma ricordiamoci Nibali con Froome. Vingegaard marca il territorio

Federico Militello

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Giulio Pellizzari / Lapresse

PAGELLE GIRO D’ITALIA 2026 

Settima tappa, venerdì 15 maggio

Jonas Vingegaard, 9: ha subito voluto marcare il territorio, facendo capire agli avversari che non dovranno neppure mettersi in testa l’idea di impensierirlo. Il danese farà un Giro d’Italia a parte, gli altri lotteranno per il secondo posto. Eppure non si sarebbe atteso un Gall così vicino. Al di là dei soli 13″ di distacco, la superiorità del capitano della Visma | Lease a Bike è apparsa comunque netta. Se non avrà imprevisti, il 31 maggio la Tripla Corona sarà realtà.

Felix Gall, 8,5: il 28enne austriaco ha corso con grande intelligenza tattica. Non ha risposto alle rasoiate di Vingegaard, salendo con il proprio passo e addirittura guadagnando terreno sul danese negli ultimi due chilometri. Già quinto al Tour de France 2025, lancia una seria candidatura al podio e conferma come la compagine francese della Decathlon CMA CGM sia in crescita esponenziale. Tra le sue fila milita anche il nuovo fenomeno Paul Seixas, che farà la Grande Boucle.

Giulio Pellizzari, 5: ci si poteva attendere un distacco di una trentina di secondi da Vingegaard, ma incassare 1’05” rappresenta un’autentica batosta. L’italiano ha pagato un conto salato all’esuberanza della gioventù. È stato l’unico a rispondere ai primi due attacchi di Vingegaard. Ma nel farlo ha tenuto un ritmo che non era il suo. Un fuori giri che lo ha portato poi ad andare in crisi, venendo staccato anche da Gall. Forse Giulio in quel momento si sentiva più forte di quanto in realtà non fosse. Di sicuro non può ancora pensare di essere al livello di Vingegaard (che, negli ultimi anni, è di poco sotto rispetto a Pogacar…). Per arrivarci serviranno umiltà, lavoro e perseveranza. Anche Vincenzo Nibali ad inizio carriera (soprattutto al Tour) incassava distacchi importanti da Froome e Contador, poi con il tempo colmò il gap. La scoppola odierna potrebbe anche rivelarsi salutare in ottica futura, a patto da farne tesoro. Dovrà rappresentare uno sprone per progredire, e non una bocciatura.

Jai Hindley, 7: alla faccia dell’amicizia…L’australiano e Pellizzari si professano molto legati, quasi fraternamente. Eppure l’australiano è scattato in faccia all’italiano nel finale, staccandolo e andando a prendersi i 4″ di abbuono per il terzo posto. Un segnale forte, ed evidente, per ribaltare le gerarchie in casa Red Bull.

Ben O’Connor, 6,5: non brillante, ma solido l’australiano, che ha fatto valere la sua esperienza. È un regolarista che può ambire alla top5.

Mathys Rondel, 7: dopo 40 anni di quasi anonimato, con rare eccezioni come Laurent Jalabert e Julian Alaphilippe, il ciclismo francese è esploso di prepotenza negli ultimi mesi. Al di là di Seixas, considerato l’erede di Pogacar, possono contare ormai su una mole impressionante di corridori: velocisti, uomini di classifica o da corse di un giorno. Ne è un esempio questo 22enne della Tudor, sesto al traguardo e già candidato a rivelazione di questa Corsa Rosa.

Giulio Ciccone, 6: non sfigura e chiude settimo a 1’40”. Deve decidere in fretta cosa fare. Sulle salite lunghe e dure fa fatica, il meglio lo dà nelle Classiche di un giorno. Per la top10 in classifica potrebbe anche provarci, ma avrebbe senso staccarsi in ogni tappa, incassando minuti su minuti, magari per un 10° posto? Aggiungerebbe davvero qualcosa alla sua carriera? O sarebbe meglio uscire di classifica per andare a caccia di una o due vittorie di tappa? Ripetiamo: la scelta andrà fatta entro l’inizio della seconda settimana. Cambiare rotta nel finale sarebbe troppo tardi.

Derek Gee, 5: era il capitano designato della Lidl-Trek, eppure è finito dietro al compagno di squadra Ciccone. Non bene.

Thymen Arensman, 5: sempre molto atteso l’olandese, che ogni volta evidenza limiti molto evidenti sulle grandi montagne.

Egan Bernal, 4: l’influenza accusata dopo la Liegi si è rivelata mortifera per il colombiano, molto distante da una condizione di forma accettabile. Incassa 2’57” ed è già fuori dai giochi.

Alfonso Eulalio, 6,5: corre con un atteggiamento baldanzoso e mantiene la maglia rosa con 3’17” su Vingegaard. Potrebbe conservarla sino alla cronometro di martedì prossimo, anche se non è scontato.

Enric Mas, 3: il peggiore tra gli uomini più attesi. Va alla deriva ed esce di classifica con quasi 6 minuti di ritardo da Vingegaard.

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