Roland Garros

Novak Djokovic ammette: “Giocare ad alto livello a 39 anni è sempre più dura”

Giandomenico Tiseo

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Novak Djokovic / LaPresse

L’esordio di Novak Djokovic al Roland Garros ha confermato due aspetti ormai centrali nella sua carriera: la capacità di adattarsi alle difficoltà e la necessità, sempre più evidente, di costruire condizione partita dopo partita. Contro il francese Giovanni Mpetshi Perricard, il serbo ha ceduto il primo set prima di cambiare completamente ritmo e prendersi il match, trasformando un avvio complicato in un successo utile soprattutto sul piano della crescita fisica e mentale.

Per lunghi tratti del primo parziale, Djokovic è sembrato quasi impotente di fronte alla potenza del servizio del francese. Una situazione che lui stesso ha riconosciuto nel corso della conferenza stampa, spiegando come la partita sia stata prima di tutto una sfida psicologica: “A dire il vero, non presto molta attenzione al numero di partite che ho giocato, ma è una statistica interessante. Una volta in campo, la realtà è che è stata una partita molto difficile, soprattutto mentalmente. Ho dovuto tenere a bada i nervi nei momenti cruciali, cosa che non sono riuscito a fare nel primo set“.

Dopo aver perso il primo set, però, il match ha preso una direzione completamente diversa. Djokovic ha iniziato a leggere meglio il servizio dell’avversario, entrando progressivamente negli scambi e costringendo Mpetshi Perricard a giocare un tennis meno dominante. “Dopo di che, le cose sono andate alla grande. Da quel momento in poi, sono riuscito ad anticipare molto meglio le mosse del mio avversario. Nel primo set non ho avuto scampo; il servizio di Giovanni è uno dei più incredibili in termini di precisione e velocità che abbia mai incontrato. A volte bisogna solo aspettare e sperare nella fortuna“.

Parole che certificano quanto il francese sia già considerato un avversario scomodo anche dai grandi campioni del circuito. Non a caso Nole ha poi aggiunto un’investitura significativa per il futuro del giovane transalpino: “A dire il vero, nessuno vuole affrontarlo in questo torneo. Se riuscisse a migliorare un paio di cose, potrebbe avere un futuro molto brillante“.

A 39 anni ogni partita richiede una gestione diversa, sia atletica sia energetica, e il percorso verso le fasi finali di uno Slam non può più essere affrontato con la stessa naturalezza di qualche stagione fa. Il campione nativo di Belgrado lo ha ammesso senza troppi giri di parole: “Con il passare degli anni, ovviamente, tutto si fa più difficile. Per me, venire a giocare al Roland Garros, dove mi aspetto partite di questo tipo a ogni turno, non è certo la strategia migliore. In realtà, non era nei miei piani, ma è una situazione che ho dovuto accettare date le circostanze; è così e basta“, ha sottolineato.

Ho dovuto prepararmi a fondo per arrivare qui a Parigi, un posto in cui ho sempre cercato di andare e fare bene. Ora dobbiamo solo vedere come reagisce il mio corpo, ma devo anche raggiungere il livello di gioco che desidero, anche se so che questo fa parte del processo“, ha concluso.

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