Internazionali d'Italia
Matteo Berrettini rimugina: “Non avevo l’energia necessaria, ma la stagione non si decide a Roma. Vado a letto con dei pensieri”
Si ferma subito l’avventura di Matteo Berrettini a Roma. Nel primo turno degli Internazionali d’Italia l’australiano Alexei Popyrin piega il giocatore romano 6-2 6-3 in un’ora e ventinove minuti e avanza al secondo turno dove sfiderà il ceco Jakub Mensik. Al termine del match il giocatore italiano si è soffermato in conferenza stampa sulla mancanza di energie nel corso della partita e sulle prospettive per i prossimi tornei.
Il commento a caldo del match: “Non me la sento di darmi addosso, di colpevolizzarmi. È stata una giornata abbastanza brutta. Il rammarico è quello di non essere riuscito a sfruttare, al di là del livello di gioco, l’energia del campo e della gente per fare qualcosa di meglio“.
La mancata capacità di tirare fuori l’energia nel corso della partita: “È buffo perché ho fatto un riscaldamento ottimo e mi sentivo molto carico. L’energia è legata molto all’emozione, allo stato d’animo. Non è che non c’era, ma non sono riuscito a tirarla fuori. Per come sono fatto io è difficile farsi aiutare dal pubblico, perché il pubblico inizia a strillare ma tu ti senti che non vuoi andare fino a lassù. Sono stati come al solito fino all’ultimo punto a tifarmi, ma non sono riuscito a tenere quel tipo di energia, di intensità, di cattiveria che mi caratterizza però sappiamo che è un’annata iniziata in un determinato modo e l’unica maniera per andare avanti è quella di accettare queste situazioni, questi match. Mi spiace che sia arrivata a Roma ma non è che si decide“.
Sulle prospettive per i prossimi tornei: “Pensare ai prossimi tornei è difficile, non perché non li voglio giocare ma perché sono uscito dal campo un quarto d’ora fa. Adesso secondo me è anche giusto stare nella tristezza, nel dispiacere di quello che è successo perché se non ci fosse vorrebbe dire che non m’importa niente. Ed invece mi importa. Adesso mi ricarico un paio di giorni, chiarisco bene il mio programma, cerco di fare un po’ di chiarezza rispetto a quello che mi è successo con me stesso e con gli altri e poi ripartiamo. Secondo me è importante andare a dormire con un po’di pensieri per un paio di sere perché per come sono fatto è giusto farli uscire”
Su quell’aneddoto con il vibrakiller : “A questo livello a meno che non sei 6-5 al tie-break del terzo è difficile dire che avrei vinto la partita con quel punto. Però quello che ho sentito è che in quel game stavo macinando, stavo prendendo tanta fiducia, tanta energia. Per me era il classico game di quelle partite in cui perdi il primo e poi ti rimetti subito lì in carreggiata. Poi lui da lì ha servito molto bene. Mi sono innervosito perché ormai gli arbitri devono chiamare il punteggio, perché ormai è tutto elettronico. Gioco a tennis da quando ho sei anni e non avevano mai chiamato un let per l’antivibrazione. Lì per lì con il calore del momento mi sono innervosito, come penso normale che sia. Non me la sento di dire che quella roba lì avrebbe girato la partita, però quel game sì. E poi da lì sarebbe stata da lottare“.