Ciclismo

Mario Cipollini a ruota libera: “Per Vingegaard il Giro è un ritiro-allenamento. Pellizzari? Errori da parte di chi lo guida”

Andrea Addezio

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Mario Cipollini / Lapresse

Nel corso della trasmissione il Processo alla tappa, in onda su Rai 2, è intervenuto Mario Cipollini. L’ex grande velocista, vincitore di 42 tappe nelle varie edizioni della Corsa Rosa a cui ha partecipato, ha analizzato la prima parte della gara soffermandosi in particolare sul cammino di Jonas Vingegaard e Giulio Pellizzari.

Il fascino del Giro e l’analisi della corsa di Vingegaard: “Naturalmente ti dico di sì che seguo tutti i giorni il Giro d’Italia, è una delle mie grandi passioni e credo che la mia supposizione è quella che in qualche modo sono riusciti a convincere Vingegaard di venire al Giro pensando e sapendo che probabilmente il lotto dei partecipanti, lo definirei giovane, e si è capito probabilmente che la sua condizione credo programmata non sia quella delle migliori. Immagino che cerchi di puntare a dare il meglio di sé stesso probabilmente sul Tour de France cercando di andare a competere con quel mostro che è Pogacar. La sua voglia però è quella di arrivare nel miglior modo possibile, probabilmente il passaggio del Giro d’Italia sarà una specie di ritiro-allenamento per poi andare a rifinire in quel pezzo che separa tra il Giro e il Tour la condizione probabilmente in quota per poi presentarsi alla partenza del Tour nella migliore delle condizioni. Nella cronometro non è possibile fingere, lì si vede la soglia e quello che abbiamo visto in passato che Vingegaard ci sa fare a cronometro. Oggi non è stato nemmeno lontano parente, pensavamo che riuscisse a dare un distacco maggiore al suo avversario e probabilmente invece non è ancora nella condizione che immaginava di essere o probabilmente hanno programmato di trovare un’ipotetica condizione migliore per poter vincere questo Giro d’Italia nell’ultima settimana“.

L’analisi del cammino di Giulio Pellizzari: “Io credo che Giulio abbia un grande talento, l’ha dimostrato lo scorso anno però essendo così giovane non credo che abbia ancora la capacità di  sopportare una certa pressione. Se io fossi stato il direttore sportivo della Bull o probabilmente il fratello più grande avrei voluto che il capitano fosse dichiaratamente Hindley, io mi sarei messo in seconda ruota e avrei cercato di vivere questa questo Giro d’Italia ancora un po’ da giovane e invece mi sembra di capire che anche con i vostri documentari con il Giulio di Pellizzari con tutta l’Emilia e tutta l’attenzione che lui ha abbia un po’ troppa pressione. Già dal Blockhaus ho immaginato che lui abbia fatto un’azione cercando di seguire Vingegaard che non era della sua mente, ma probabilmente del ruolo che gli è stato dichiarato dai media di essere direttamente il primo avversario del danese. Se in quel momento avesse ragionato da Pellizzari, avrebbe dovuto lasciare andare Vingegaard immediatamente e salire con Gall cercando di ridurre il più possibile il distacco, invece ha voluto andare sicuramente oltre perché si è calato nel ruolo che gli è stato definito precedentemente“.

Un consiglio per Pellizzari: “Avrei, come dire, un piccolo consiglio. Adesso i direttori sportivi probabilmente più maturi e in grado di avere una sensibilità senza dover mandare allo sbaraglio per alcune situazioni certi giovani campioni e probabilmente sarebbe stato forse più protetto è un modo io direi molto più intelligente anche la prima fase del Blockhaus nel momento in cui hai la Visma davanti a tirare ma che te ne frega di andare davanti e fare un ritmo successivo per poi rimanere per qualche chilometro non coperto dal vento di destra. Ci sono stati secondo me degli errori tattici di cui probabilmente chi lo guida non è riuscito a tener conto“.

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