Pallavolo
Linda Manfredini si racconta: “Velasco ci insegna che l’errore è fondamentale”
Linda Manfredini, centrale italiana classe 2006 nel giro dell’Italia di Velasco, è stata ospite dell’ultima puntata di Volley Night, trasmissione in onda sul canale YouTube di OA Sport. Diversi i temi trattati da uno dei prospetti di maggior interesse del panorama nazionale.
Le forti emozioni vissute nell’ultimo periodo: “Devo dire che sono tanto emozionata, non mi aspettavo di iniziare questa estate subito con Julio e con la Nazionale A. Sono molto contenta, tutto quello che arriva per me è super positivo. Siamo qua che ci alleniamo al Pavesi, c’è tanto impegno, tanto lavoro, però ci divertiamo“.
Sulla scelta di Velasco di centrali che non sono alte almeno 1,90 m: “Non credo che faccia troppo caso a queste cose, anzi ci incoraggia tanto, ci dice che anche noi possiamo essere a livello di quelle più fisicate. Non ci crea nessun problema, anzi ci stimola ancora di più a fare meglio, soprattutto nel fondamentale del muro, ci lavoriamo tanto. Ci tiene come modelli, per esempio Sara Fahr e Anna Danesi. Sono diverse da noi per caratteristiche fisiche, ma da loro possiamo comunque prendere qualcosa“.
In che modo l’esperienza a Bergamo ha aiutato nella crescita tecnica e tattica: “Bergamo mi ha concesso una grandissima opportunità perché venivo da un anno a Casalmaggiore in cui non avevo giocato tantissimo. Hanno dato l’opportunità ad una ragazza molto giovane, devo ringraziarli tanto. Abbiamo lavorato con lo staff soprattutto sul muro perché avevamo notato che fin dall’inizio era il mio punto un po’ più debole e abbiamo cercato di rendere più forti la battuta e l’attacco. Abbiamo cercato nel servizio di abbassare il numero degli errori, cercare di essere un po’ più incisivi. Abbiamo lavorato tanto dal punto di vista tattico, poi anche dal punto di vista mentale. A Bergamo ho imparato cosa vuol dire essere un’atleta professionista, come si sta sia dentro che fuori dal campo“.
I ricordi del Mondiale Under 21 dell’estate 2025 e il valore di quell’esperienza nel primo anno da senior: “Ripensandoci, ancora mi emoziono perché è stata veramente una vittoria bellissima, sofferta e questo l’ha resa ancora più bella. L’estate scorsa è stato un percorso lungo perché abbiamo iniziato presto, poi all’inizio avevamo anche gli esami di maturità, quindi non era facilissimo. Però si è concluso nel migliore dei modi, è stato anche un Mondiale un po’ sofferto, perché abbiamo perso una partita contro la Turchia, abbiamo fatto una finale 3-2 impegnativa, però credo che questo l’abbia reso ancora più bello e ho imparato a gestire un po’ di più il gruppo, come si sta in squadra, a sostenerci perché qualche momento di difficoltà c’è stato. Devo ringraziare anche le mie compagne perché eravamo un bellissimo gruppo e questo ha reso tutto molto più emozionante“.
Sul cambio di marcia dai quarti di finale: “Nel girone avevamo vinto 3-2 contro la Polonia e perso con lo stesso punteggio contro la Turchia. Negli ottavi avevamo superato l’Indonesia perdendo un set, quindi non giocando benissimo“.
Sulla capacità delle giocatrici dell’Italia Under 21 di trovare spazio in A1 e A2: “Secondo me, in quel periodo del Mondiale in cui facevamo più fatica avevamo un po’ paura dell’errore, eravamo un po’ insicure e ci siamo riprese dopo quella partita, abbiamo fatto riunione, ci siamo dette: ‘Dobbiamo essere aggressive, rischiare’ e secondo me questo ha fatto la differenza e lo ha fatto anche nei club dopo, perché la lezione l’abbiamo imparata e l’abbiamo applicata anche durante l’anno“.
L’importanza della trafila in una formazione di alto livello prima del salto a livello senior: “Sicuramente ti aiuta a capire come ci si comporta in Nazionale, ti approccia inizialmente a com’è il mondo della Nazionale delle più grandi. Capisci un po’ come bisogna comportarsi sia dentro che soprattutto fuori dal campo e secondo me questo fa la differenza. Ti rapporti con allenatori che hanno tanta esperienza e hanno un approccio simile a quello della Nazionale A, quindi sicuramente questo è fondamentale“.
Il lavoro con Velasco sulla gestione dell’errore e la mentalità vincente: “Con lui lavoriamo a fondo sulla mentalità vincente, sul fatto che l’errore è fondamentale, anzi è inevitabile, quindi per forza bisogna sfruttarlo. Dice a noi che siamo un gruppo giovane che è importante sbagliare e che da lì si impara. Non ci fa pesare l’errore in nessun modo, per questo siamo tranquillissime“.
Sul modo di affrontare la prima fase di lavoro con la Nazionale: “Devo dire che di differenze ce ne sono perché venivamo dal fine stagione, in cui magari il ritmo degli allenamenti si abbassava un po’, il tempo di lavoro era minore e invece qua in Nazionale lavoriamo tanto e gli allenamenti sono lunghi e intensi. Credo che questo sia uno dei motivi per cui stiamo andando così bene. Il ritmo dell’allenamento è fondamentale e ci permette di riportarlo anche in partita e se le altre squadre non riescono a sostenerlo, per noi ovviamente è molto meglio. Qui siamo tutte molto più concentrate, viviamo una settimana qua, non siamo a casa da sole, per esempio, in cui c’è qualche attimo di svago in più. Abbiamo comunque le nostre libertà e per questo non è stato difficile adattarsi“.
L’emozione provata alla notizia della convocazione e la prima persona a cui è stata comunicata: “Speravo di essere convocata, penso che tutti alla fine sperano di arrivare un giorno in Nazionale A, però non è che lo aspettavo con estrema ansia, anzi tutto quello che arriva penso che sia qualcosa di guadagnato. Quest’anno c’è anche la Nazionale Under 22, quindi anche lì sicuramente c’è un impegno importante e appena l’ho saputo l’ho detto ai miei genitori. Mi seguono tanto e ci tengo che siano aggiornati ed a condividere con loro questi momenti“.
L’approccio alla maglia azzurra sapendo che per raggiungere il posto da titolare bisogna essere al livello e all’altezza di due titolari stratosferiche: “Penso che alla fine sia uno stimolo perché ti sprona a diventare come loro, a cercare di raggiungere il loro livello. Può essere un sogno arrivare a giocare titolare nella Nazionale, però anche essere uno dei centrali che gira tra la Nazionale A e la Nazionale B è tantissimo per me e sono molto onorata di essere qui in questo momento, e per me sarebbe solo uno stimolo diventare come loro“.
Sull’eventuale logorio da panchina: “No, assolutamente, anzi per me sarebbe solo un onore essere in panchina dietro di loro“. Sulle qualità da prendere da Danesi e Fahr: “Da Danesi, il muro, come legge il gioco, riesce a capirlo e interpretarlo. Da Fahr prenderei l’attacco, soprattutto nel primo tempo, perché lei anticipa tantissimo ed è difficile da murare proprio perché riesce ad anticipare ed è velocissima“.
Sul modo con cui è stata vissuta la chiamata di Conegliano: “Ammetto che ci ho pensato, la chiamata quando arriva fa un certo effetto. Io però ci ho pensato perché avrei cambiato totalmente il mio modo di stare nella squadra, di giocare, perché Conegliano probabilmente non sarà la stessa cosa di Bergamo, in cui partivo sempre titolare, giocavo spesso. Ho dovuto considerare un po’ come io possa reagire a questa situazione. Penso che sia arrivato il momento di alzare il livello e provare a misurarsi anche con quel tipo di pallavolo. Si giocano tantissime partite, quindi le opportunità probabilmente ci saranno e anche solo allenarsi con ragazze del genere penso che faccia totalmente la differenza“.
Sulla critica di un allenatore che l’ha stimolata ad uno scatto in avanti: “Una critica vera e propria credo non ci sia mai stata. Mi è stato fatto notare spesso che facessi tanta fatica a muro, soprattutto all’inizio perché l’anno in cui sono passata dall’A2 all’A1 la differenza si è sentita un bel po’. Lì sentivo di fare tanta fatica e ho capito che dovevo migliorare e questo mi ha fatto concentrare su quell’aspetto del gioco, magari mettendo un attimo da parte l’attacco, che è una cosa che comunque so fare e concentrarmi solo su quello“.
Sui video delle proprie prestazioni: “Sì, capita spesso. Adesso gli allenatori qualche volta mi fanno vedere i video di come muravo, oppure è successo anche che con certi allenatori guardassi altre centrali su come muravano, magari centrali che sono simili a me. Si fa tanto affidamento su video e registrazioni“.
L’aspetto su cui vantare i maggiori margini di crescita: “Dal punto di vista di un fondamentale, il muro. Sono un po’ ripetitiva, ma è sempre quello, perché c’è tanto bisogno, soprattutto nel ruolo di un centrale penso sia fondamentale ormai, perché è quasi più importante dell’attacco“.
I retroscena delle due partite con la Francia: “Alla fine eravamo tutte giovani, poi eravamo in quattro ad esordire, quindi era tutto molto fresco. Le compagne più esperte come Carlotta Cambi e Fersino ci hanno aiutato tantissimo. Bisogna ringraziare loro, l’emozione era tanta e si sentiva, però ci siamo divertite e sono state due amichevoli in cui abbiamo messo in campo una buona pallavolo, soprattutto nella prima. Nella seconda abbiamo faticato un po’ di più, però siamo riuscite a portare a casa una vittoria netta“.
Sulle parole della Linda di qualche anno fa alla giocatrice che adesso si rivede in Nazionale: “Penso sarebbe contenta. Qualche anno fa speravo tanto di rientrare un giorno nella Nazionale A, poi quando hanno vinto le Olimpiadi mi sarebbe piaciuto tantissimo almeno essere allenata da Julio e quindi sì, sono molto contenta. Penso ci sia ancora tanto da fare, quindi spero di trovare una Linda ancora migliore tra qualche anno“.