Calcio
Il calcio piange la scomparsa di Evaristo Beccalossi: bandiera dell’Inter, aveva 69 anni
È morto nella notte tra martedì e mercoledì, a Brescia, Evaristo Beccalossi, uno dei volti più iconici e amati del calcio italiano tra gli anni Settanta e Ottanta. Aveva 69 anni e ne avrebbe compiuti 70 il prossimo 12 maggio. Da oltre un anno le sue condizioni di salute erano gravemente compromesse, dopo un’emorragia cerebrale che lo aveva colpito all’inizio del 2025, seguita da un lungo periodo di coma. Il decesso è avvenuto alla clinica Poliambulanza, nella sua città natale, dove era ricoverato.
La notizia ha rapidamente attraversato il mondo del calcio, riportando alla memoria l’eleganza disordinata e geniale di un numero 10 fuori dagli schemi. Beccalossi non era soltanto un calciatore: era un modo di interpretare il gioco, una pausa improvvisa, un’intuizione che accendeva lo stadio. Mancino puro, talento imprevedibile, incarnava il fantasista classico, quello capace di far convivere bellezza e imperfezione.
Cresciuto nel Brescia, fu proprio nella sua città che iniziò a farsi notare per tecnica e visione. Ma è con la maglia dell’Inter che scrisse le pagine più importanti della sua carriera. Dal 1978 al 1984 diventò un punto fermo dei nerazzurri: 216 presenze, oltre trenta gol e, soprattutto, uno stile inconfondibile. Contribuì alla conquista dello Scudetto 1979-80 e di due Coppe Italia, lasciando un segno indelebile nel cuore dei tifosi.
Indimenticabile, tra i tanti momenti, la doppietta nel derby del 1979, simbolo di un giocatore capace di esaltarsi nelle grandi occasioni. Ma anche gli episodi più contraddittori, come i due rigori sbagliati nella stessa partita in Coppa delle Coppe, rappresentano la sua natura: geniale e imperfetta, amatissima proprio per questo.
Dopo l’esperienza con la Beneamata, vestì le maglie della Sampdoria, del Monza e del Barletta, chiudendo la carriera a fine anni Ottanta. Non trovò spazio nella Nazionale maggiore, ma fu protagonista nelle selezioni giovanili e olimpiche.
Conclusa l’attività agonistica, Beccalossi rimase nel mondo del calcio come dirigente e opinionista. Lavorò con le Nazionali giovanili della FIGC e si dedicò alla crescita dei più giovani, trasmettendo un’idea di calcio fatta di passione e libertà. In tv, con il suo tono diretto e ironico, continuò a raccontare lo sport che aveva vissuto da protagonista.