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Holger Rune lancia il guanto di sfida: “Voglio essere ricordato come il primo danese a vincere tutti gli Slam”

Giandomenico Tiseo

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Holger Rune / LaPresse (Anders Wiklund/TT via AP)

Holger Rune intravede finalmente la fine di un lungo tunnel. A distanza di mesi dalla rottura del tendine d’Achille – avvenuta il 18 ottobre 2025 durante la semifinale dell’ATP 250 di Stoccolma contro Ugo Humbert, in seguito a un movimento improvviso nel secondo set – il danese ha individuato nell’ATP di Amburgo la possibile data per il rientro. Un appuntamento a ridosso del Roland Garros che resta carico di incognite, soprattutto sul piano della condizione fisica e del ritmo partita, ma che rappresenta un primo riferimento concreto per il ritorno.

Nell’intervista concessa a The Free Press Journal, Rune ha ripercorso i mesi più difficili, senza attenuare la durezza dell’esperienza. “Non puoi immaginare cosa si provi a non poter più camminare all’improvviso“, ha spiegato, ricordando come “a dicembre non potevo camminare. Non potevo appoggiare la gamba“. Il trauma non è stato soltanto fisico: “La parte fisica è una cosa, ma vedere tutta la tua vita svanire all’improvviso è un’altra, e io amo la mia vita. Non è qualcosa che augureresti nemmeno al tuo peggior nemico“.

Da questo passaggio forzato, però, è emersa una consapevolezza ancora più profonda del proprio legame con il tennis. “Gli infortuni a questo livello sono terribili. Non c’è molto da dire“, ha ammesso, sottolineando però come “sono sicuro di aver imparato molto e di aver sentito quanto mi mancasse il tennis“. Un sentimento che sintetizza con semplicità: “È molto semplice: amo il tennis. Amo colpire la palla. Amo competere. Amo tutto ciò che ruota intorno al tennis“.

Nonostante lo stop, le ambizioni restano intatte e si alimentano anche attraverso i modelli che hanno segnato la sua crescita. “All’inizio tifavo Nadal, poi Federer e dopo Djokovic“, ha raccontato, evidenziando come “questi tre giocatori continuano a essere una grande fonte di ispirazione per me“. Rune osserva e studia ancora oggi i tre campioni: “Spesso guardo le loro partite e resto ancora impressionato. Sono così diversi tra loro. Si può imparare moltissimo da ognuno di loro“.

Accanto alla dimensione individuale, il danese rivendica anche un obiettivo più ampio, legato allo sviluppo del tennis nel suo Paese. “In Danimarca speravo di rivitalizzare il tennis maschile, che stava scomparendo rispetto al calcio e alla pallamano“, ha spiegato, aggiungendo di crederedi esserci già riuscito aumentando l’interesse per questo sport“.

Il suo approccio al gioco, però, va oltre il risultato. Rune punta a costruire un’esperienza emotiva condivisa con il pubblico: “In futuro spero di regalare alle persone una grande esperienza quando gioco“, ha detto, chiarendo che “lo scenario ideale sarebbe che tutti gli spettatori provassero le stesse emozioni che provo io, come se stessimo vivendo questa avventura insieme“.

Da qui nasce anche il suo sogno più ambizioso: “Essere ricordato come il primo danese a vincere tutti i tornei del Grande Slam, questo è nella mia lista dei desideri“, ha dichiarato, aggiungendo una riflessione sul rapporto con il pubblico: “Non credo che uniamo le persone mettendo telecamere nei bagni, ma dando di più di noi stessi come giocatori quando siamo in campo“.

Infine, Rune ha voluto chiarire anche un aspetto legato alla sua immagine, spesso percepita in modo distorto. “Spesso mi sorprende che la gente si sorprenda di quanto io sia rilassato“, ha detto, spiegando che “è come se pensassero che fossi sempre al massimo dell’intensità“. Una percezione che distingue nettamente dal suo modo di essere fuori dal campo: “Normalmente do tutto quando gioco una partita o mi alleno. Fuori dal campo, però, sono molto tranquillo e ragionevole. Sono danese. Non andiamo in giro a fare scenate. Teniamo i piedi per terra“.

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