Ciclismo

Giulio Pellizzari pimpante: “Gamba buona, me la potevo giocare”. Poi l’affondo: “Nessuno tocca i freni e si cade”

Stefano Villa

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Giulio Pellizzari / Lapresse

Giulio Pellizzari è stato grande protagonista della seconda tappa del Giro d’Italia 2026: ha risposto benissimo all’attacco piazzato dal danese Jonas Vingegaard (grande favorito per la conquista del Trofeo Senza Fine) sulla salita di Lyaskovets Monastery Pass (3,9 km al 6,6% di pendenza media, a una dozzina di chilometri dal traguardo) ed è andato via insieme al due volte vincitore del Tour de France e al belga Lennert van Eetvelt.

Il terzetto si è guardato un po’ troppo su uno strappetto nell’ultimo chilometro ed è poi stato ripreso dal gruppo inseguitore, da cui è emerso l’uruguayano Guillermo Thomas Silva, capace di alzare le braccia al cielo e meritarsi la maglia rosa. Dopo essere andato all’attacco, Giulio Pellizzari ha avuto anche la forza di sprintare e ha tagliato il traguardo in quinta posizione, facendo ben sperare nella lotta per la maglia rosa e il podio finale.

Il 22enne marchigiano ha espresso anche un po’ di delusione per non essere riuscito a vincere la frazione, come traspare dalle dichiarazioni rilasciate ai microfoni della Rai: “La gamba era buona, vedendo come è andato lo sprint finale me la potevo giocare, ormai è andata. Ho tenuto il passo di Vingegaard? Stavo bene, la gamba è buona, ma mancano tre settimane, le salite vere devono arrivare e teniamo i piedi per terra. Cerchiamo di fare il massimo“.

Un passaggio sulla caduta che ha coinvolto una trentina di uomini a 23 chilometri dal traguardo: “Il ciclismo sta cambiando di anno in anno, me ne sto accorgendo io che sono giovane. Nessuno tocca più i freni e qualcuno cade. Quando piove è sempre scivoloso, bisogna stare attenti, ma se vogliono rischiare rischiano e si cade. Il Blockhaus sarà il primo arrivo in salita, manca ancora un po’“.

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