Ciclismo
Giro d’Italia 2026, Giardini: “Vingegaard potrebbe perdere solo con un Pogacar in forma. Pellizzari può arrivare secondo”
Il Giro d’Italia 2026 scatterà oggi dalla Bulgaria. C’è davvero grandissima attesa per le tre settimane della Corsa Rosa, con Jonas Vingegaard come grande favorito, ma con l’Italia che spera in Giulio Pellizzari per ritrovare un corridore italiano sul podio. Su tutti i temi del Giro è intervenuto Gian Luca Giardini nell’ultima puntata di Bike Today, il programma condotto da Gianluca Bruno sul canale YouTube di OA Sport.
La partenza dalla Bulgaria: “Purtroppo bisogna andare dove ci sono i soldi ed è una nota abbastanza triste. I nostri cugini transalpini che sono più ricchi di noi ciclisticamente parlando, però, un anno sì e un anno no partono anche loro dall’estero. Noi abbiamo fatto una doppietta che non è bellissimo. Probabilmente queste partenze dall’estero aiutano a finanziare la corsa, ma ormai il ciclismo va così. Bisogna anche dire che corse come il Giro hanno una cassa di risonanza che è enorme in questi Paesi non evoluti ciclisticamente. Forse noi, avendolo ogni anno, non ci rendiamo conto di che evento è il Giro, è un evento popolare, fa parte della cultura delle persone, è molto più di una corsa”.
Le prime tappe sul territorio bulgaro: “Si cerca ormai di evitare rischi all’inizio e quindi si vuole subito provare a fare un po’ di selezione, come nella seconda tappa. Penso che facciano bene, ma dare la possibilità ad un velocista di vestire subito la maglia di leader mi sembra una bella idea. Soprattutto negli ultimi anni nella prima settimana abbiamo vissuto un’ecatombe di favoriti tra cadute e problemi. Così facendo nel finale gli uomini di classifica ai -3 si spostano, cala la tensione e i velocisti possono fare la loro volata“.
La cronometro forse troppo lunga e le polemiche per un percorso costruito per Vingegaard: “Sinceramente Vingegaard con qualsiasi percorso sulle tre settimane solo Pogacar lo può battere. È un grande campione, è il più forte di tutti ed il percorso non inciderà. La cronometro di 40 chilometri o di 20 cambia poco per lui. Anzi si fanno poche salite sopra i 2000 metri ed anche la Cima Coppi, il Passo Giau, li supera di poco e poi è una salita difficile, ma non vicina al traguardo. Un Giro che dal punto di vista delle montagne non mi lascia soddisfatto. Avrei voluto vederne non dico di più, ma sicuramente posizionate diversamente. Secondo me non è stato favorito Vingegaard, è una corsa aperta che ovviamente pende dalla parte del danese perché è un fenomeno”.
Sulle possibilità di Giulio Pellizzari: “Io metto Giulio alla pari di alcuni avversari come il suo compagno Hindley, anche se dovrà correre per lui. Ci sono poi Yates, Mas, poi tanti altri. Lui parte alla pari con questi. In cuor mio spero salga sul podio, ma ha davvero tutte le possibilità per chiudere al secondo posto. Per battere Vingegaard, però, ci vuole Pogacar in forma, perchè Pogacar all’80% non basta oppure che gli succeda qualcosa, ma non è questo che dobbiamo augurarci. Giulio, però, potrà farci sognare”.
Le possibilità di vedere un duello tra Vingegaard e Pellizzari in salita: “Vingegaard è molto intelligente e non è un cannibale come Tadej. Se sa già di aver conquistato il Giro o si sente al sicuro, lui è capace di andare al 90%, di non rischiare e rimanere magari con gli altri. Pogacar invece è più portato a staccare tutti ad ogni tappa. Può succedere che Pellizzari resterà in qualche tappa con il danese”.
Tante possibilità per l’Italia di vincere una tappa: “Il sogno è di vedere Milan in rosa alla prima tappa. Ganna lotterà per la vittoria nella crono, ma anche nelle corse in linea, se sta bene, ha dimostrato di poter dire la sua. Per noi italiani penso che sarà un grande Giro e sicuramente ci divertiremo. Vent’anni fa eravamo viziati che vincevamo sempre, poi siamo passati ad anni di sofferenza, mentre ora è un momento discreto dove abbiamo degli ottimi corridori, come Vendrame, Zana, Scaroni, che avranno tutti le loro opportunità“.
Sulla INEO che schiera la coppia Bernal-Arensman: “Sono due grandi campioni. Bernal non è più quello di prima dell’incidente, ma sta già facendo vedere delle cose interessanti. Arensman è ancora in crescita, si è un po’ involuto dopo quello che ha mostrato al Tour, ma sono due grandi campioni e saranno sicuramente della partita”.
In casa UAE pesa l’assenza di Almeida, con Yates che è diventato capito e c’è pure lo svizzero Christen che può dire la sua: “Christen non mi convince sulle tre settimane, nonostante per le brevi corse a tappe sia già pronto ed è molto forte. Ha un modo di correre molto dispendioso, un po’ alla Ciccone, non ragiona e sulle tre settimane potrebbe pagarla. Yates è sicuramente più affidabile”.
Gli altri possibili protagonisti: “Derek Gee è un altro corridore che potrebbe dire la sua. Come corridori di prima fascia ce ne sono molti. Degli over ce ne sono cinque, ma qui ne è presente solo uno. Vingegaard è fuori scala, ma ci sarà grande lotta tra tutti gli altri”.
La differenza ormai di prestigio tra Giro e Tour, con i migliori che scelgono la corsa francese: “C’è un valore che permette di calcolare il valore dei corridori presenti nelle corse, considerando i migliori dieci e poi i migliori venti. Se non ricordo male al Giro lo scorso anno segnava 800 e al Tour 1600. Questo fa capire l’importanza del Tour, altre corse come la Sanremo per esempio arrivano a 1200. Il Tour de France è di un altro pianeta. Però il Giro è sempre una bella corsa e ci sono tanti giovani che possono misurarsi“.
La lotta per la maglia ciclamino, con Jonathan Milan che è il grande favorito: “Paul Magnier è bravo nelle tappe miste e quindi può raccogliere qualche piazzamento nei traguardi intermedi con le fughe e arrivare davanti in qualche volata ristretta. Chiaramente faccia il tifo per Milan, sempre che Vingegaard non esageri nelle tappe di montagne. Per la maglia ciclamino sono fiducioso“.
L’assenza di Lorenzo Fortunato: “Alla soglia dei trent’anni è giusto che ci provi con il Tour. Potrebbe anche puntare alla maglia a pois. Al Romandia si è ben comportato ed è in buona forma. Aveva questo desiderio di partecipare al Tour e fa bene. Dispiace perché il Giro passerà da Bologna, da San Lazzaro, ma lui non ci sarà”.
Difficile fare un pronostico su chi potrà vincere la classifica degli scalatori: “Una situazione molto aperta. Potrebbe andare ad un attaccante che ci prova in svariate tappe oppure decidersi nei tapponi e quindi è una sfida tra Vingegaard e Pellizzari”.
Su Giulio Ciccone ed un Giro sul quale non si riesce a capire quale potrà essere l’obiettivo: “Nelle tre settimane non riesce a stare freddo, spende troppo. In un Giro come questo, però, un corridore come lui può portare a casa anche un paio di tappe e non sarebbe per niente male. Lui può vincere anche le tappe più importanti, specialmente se non spreca altre energie. Lo vedo già carico come una molla sul Blockhaus, visto che si arriva dalle sue parti, magari conquistando la maglia rosa se resta in classifica nelle giornate precedenti. Giulio lo vedo meglio alla Liegi o alla Lombardia rispetto alle tre settimane”.
Un commento anche su Damiano Caruso, che chiuderà la carriera quest’anno: “Io spero che la maglia azzurra la vinca proprio un corridore come Damiano. Sarebbe anche un bel premio per la carriera, la ciliegina sulla torta di un’ottima carriera“.
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