Ciclismo

Giardini: “Pellizzari ragazzo d’oro, merita fiducia per qualche anno. Noi italiani siamo incorreggibili”

Fabrizio Testa

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La bella (e significativa) vittoria di Michael Valgren, i risultati convincenti di Damiano Caruso e le difficoltà di Giulio Ciccone e Giulio Pellizzari sono stati gli argomenti principali trattati nell’ultima puntata di Bike Today, rubrica di approfondimento ciclistico a cura di Gianluca Bruno e Gian Luca Giardini. Quest’ultimo ha offerto un’interessante panoramica su quanto visto nella diciassettesima frazione lunga 202 km con partenza da Cassano d’Adda ed arrivo ad Andalo, concentrandosi in particolare modo sul guizzo del nordico, rivelatosi il più scaltro tra i fuggitivi. 

E’ stata una tappa molto bella e avvincente, con una fuga arrivata da lontano, due gruppi che si inseguivano – ha detto Giardini – Poi si sono rimescolate le carte. Per chi non l’ha vista, consiglio di vedere la tappa dall’inizio perché è impossibile fare un resoconto dettagliato. C’è stato il vincitore che era il favorito tra quelli che erano nel gruppetto, era quello con più personalità. Ha già vinto corse importanti e quando arriva davanti difficilmente fallisce; è stato un degno vincitore“. 

Un trionfo che sa di rinascita per il corridore in forza alla EF Education – EasyPost, tornato ai fasti di un tempo dopo un periodo oltremodo tormentato:  “Ci ha messo molto a rientrare ai suoi livelli, ora sta andando forte. Io lo ricordo anche vincitore a Peccioli in una Coppa Sabatini davanti a Colbrelli. Lui era molto deluso quel giorno del secondo posto alle spalle di questo sconosciuto che veniva dal nord Europa; poi si è rivelato un grande corridore, completo. Non è uno scalatore: quando Rubio ha attaccato nell’ultima salita ha scossato il capo: ha negato il cambio non per cattiveria ma perché Rubio andava veramente forte. Ma nel finale fatto in quel modo è stato scaltro, aveva le gambe. Valgren non era più forte neanche nel gruppo dei 20, c’erano Narváez e Ciccone; loro hanno qualcosa di più ma sprecano. Giulio oggi ha fatto trenta scatti a vuoto, ma è il motivo per cui alla vigilia del Giro mi ero esposto dicendo che non avrebbe dovuto fare la classifica, il suo carattere non glielo permette. Discute, si arrabbia per una borraccia, si arrabbia con il massaggiatore, con l’avversario, con chiunque. Tutte energie nervose che si pagano. Narvàez comincia ad essere appagato e un po’ stanco: ha ridimensionato le sue mire, le tappe le ha vinte. Punta alla maglia ciclamino considerando che ad un certo punto qualche punticino qua e là gli fa comodo. Ha cambiato atteggiamento, anche con il fatto che Arrieta era davanti, anche lui è andato male”. 

Non è mancato un commento più approfondito su Ciccone: “Cicco non è facile da gestire. Parte, va, cambia idea. La tattica va decisa al momento, Narvàez dimostra di essere più freddo. Faccio il tifo per Ciccone. Vingegaard farà un sacco di punti nelle frazioni di venerdì e sabato, ma nei traguardi intermedi anche molto preziosi Giulio può fare incetta di punti, ma se spreca energie così arriva a Roma morto. Deve imparare ad essere più mirato. Chi di dovere la distribuzione dei punti ha cercato di farla il più equa possibile. Vincesse Narvàez la Maglia Ciclamino non sarebbe uno scandalo, ha vinto due tappe. Magnier alla fine la tappa di Roma la deve ancora vincere. Ci sono ancora poche occasioni: a Treviso con il muro di Ca’ del Poggio sarà complicato per i velocisti. Si fideranno le squadre a tirare fino ai piedi del muro con il rischio che il proprio velocista perda terreno? Può darsi che vada la fuga anche domani, allora le speranze dei velocisti si ridurrebbero a Roma. In Francia c’è uno studio fatto apposta per favorire i velocisti per la maglia verde, perché si spinge affinché  arrivino a Parigi, e quindi vengono favoriti, altrimenti con la tanta montagna che c’è in una corsa a tappe è difficile. Vingegaard ha vinto quattro tappe e ha ancora due occasioni, abbiamo visto Pogacar due anni fa. Se non li favorisci il rischio è che dopo otto o dieci giorni non stanno più in corsa. E invece sono utili, in tappe con arrivo in volata tengono compatta la corsa, aiutano la maglia rosa, e la volata è uno spettacolo. L’anno scorso l’ultima tappa del Tour, con la salita,  è stata vinta da Van Aert che non è uno scalatore, è uno da grandi Classiche. Poi sono stati avvantaggiati i Campioni dal maltempo, con la pioggia hanno neutralizzato, sono rimasti in pochi a darsi battaglia e la corsa è stata più selettiva per questo motivo. Un velocista può avere speranze di andare a conquistare una delle tappe più belle del Tour, vincere a Parigi è qualcosa di grande. Petacchi aveva delle qualità in salita e Cipollini nella singola scalata teneva; chiaro che alla fine di 21 giorni contano le energie ed i compagni. Con il pavé bagnato era difficile tenere il gruppo unito. Con 150 corridori in lunga fila indiana, quando il primo scollina l’ultimo è a metà salita. C’è possibilità di recuperare per un velocista che scollina. Faccio il nome di Olav Kooij perché ho letto che riprenderà a correre, sarebbe stato una sorpresa per le Classiche, ha avuto un brutto virus per cui è rimasto fuori fino ad oggi. Devono decidere se fargli fare il Tour, credo che non ci sarà posto per lui dopo l’introduzione di Seixas, credo però sarà il futuro dei velocisti. Un velocista vecchio stampo, oggi, fa fatica”.

Si è poi tornati ad analizzare il Giro, con un focus su Giulio Pellizzari:  “Nella tappa di oggi non c’erano salite difficili, ma c’erano quasi 4000 metri di dislivello distribuiti in 200 km. Anche se dolce, la salita era molto presente. Caruso è un grande corridore, la carta d’identità lo penalizza. Ma per lui anche un piazzamento tra i primi 15 sarebbe un onorevole chiusura al Giro d’Italia. Speriamo che scali qualche posizione Piganzoli. Pellizzari credo che vada troppo piano per aver sbagliato qualcosa in preparazione, c’è sicuramente qualcosa di fisico, si è ammalato e non è riuscito a recuperare. Credo vada assolto in attesa di altre performance, la Vuelta è lì che lo aspetta. Non perderei la fiducia, se sei debilitato da un virus è solo sfortuna, dopo pochi giorni è stato male. Siamo sfortunati noi italiani perché ci è mancato il corridore più forte nelle tre settimane. Le sue dichiarazioni sono state figlie di quanto successo giorni prima, era demoralizzato. Dispiace a noi, figuriamoci a lui. Credo che qualche giorno di riposo a casa gli passerà. Alla Vuelta lo troveremo nelle migliori condizioni. Mutuando il calcio, noi italiani siamo abituati a salire sul carro del vincitore e siamo bravi a criticare un atleta alla prima difficoltà. Velasco qualche giorno fa parlava del pubblico, chiedendosi se gli spettatori venivano per vedere vincere la squadra o per vincere insieme alla squadra. Noi siamo fatti così, se sbagli sei un brocco, se vinci sei un fenomeno. Siamo incorreggibili. Negli sport di tecnica se non sbagli significa che non hai osato, che non hai fatto passi in avanti. Se Pellizzari non avesse seguito al Blockhaus Vingegaard non avrebbe mai testato la sua condizione. Ha fatto bene a farlo, ha capito che Jonas era più forte. Poi è stato male. Ha 23 anni (li compirà a novembre, ndr), va sostenuto. Quando un ragazzo è modesto come lui è facile aiutarlo. E’ un ragazzo d’oro, merita la nostra fiducia non in questa stagione, ma per qualche anno

In ultimo Giardini ha parlato della tappa del 28 maggio: 171 km da Fai della Paganella a Pieve di Soligo: “Domani se Magnier è in forma… Il muro è una salita di quattro minuti, può scollinare nei pressi dei primi e provare a fare la sua volata, ma deve prendersi una responsabilità in quanto la squadra deve lavorare per tre o quattro ore per tenere il gruppo vicino. Gli altri velocisti non lo aiuteranno, la Lidl-Trek con Milan non ha la possibilità di tenere cucita la corsa perché non ha la squadra attrezzata per questo lavoro. Milan può essere resistente per quei 4 minuti, magari coalizzando i tre- quattro velocisti del Lotto possono riuscire a farlo, mettendoci dentro con Andresen della Decathlon. Sarà comunque una tappa spettacolare”.

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