Formula 1
F1, GP di Miami o GP di Caporetto? La Ferrari ridimensionata e le parole di Hamilton sono agghiaccianti
Per la Ferrari, il Gran Premio di Miami rappresenta una vera e propria disfatta, al punto che lo si potrebbe rinominare Gran Premio di Caporetto. Il bilancio è gramo, inferiore al potenziale, perché l’ottavo posto di Charles Leclerc avrebbe potuto essere un terzo (replicando, dunque, il piazzamento della Sprint). Però, concettualmente parlando, la Scuderia di Maranello ha preso una ripassata.
C’era grande attenzione attorno al Cavallino Rampante, presentatosi in Florida con un sostanzioso pacchetto di aggiornamenti. L’obiettivo era quello di sfidare ad armi pari la Mercedes, diventandone l’antagonista. Viceversa, le Rosse non solo hanno pagato dazio rispetto alle Frecce d’Argento, peraltro non ancora evolute rispetto all’inizio della stagione, ma si sono viste scavalcate dalle McLaren alla voce prestazioni.
Le circostanze sono un’attenuante, ma non un alibi. L’affidabilità non è un optional e il problema avuto da Leclerc rappresenta una giustificazione per il pilota, non per la Scuderia a tutto tondo. Poi, passi per il contatto di qua e l’ammaccatura di là, però Lewis Hamilton è tornato l’ombra di sé stesso, riproponendo la propria versione in disarmo e priva di mordente vista nel 2025.
Leclerc ci ha provato, sia chiaro. Però ci prova dal 2019 e siamo arrivati al 2026. Come sempre, mancano dei centesimi per fare l’euro. Più di uno, purtroppo. A questo giro, la SF-26 è andata in crisi nel momento in cui ha montato la mescola più dura. Perché? Solo un assetto non ideale, oppure c’è dell’altro? Agli ingegneri il compito di trovare le risposte.
Di certo, non è l’unico grattacapo. Oramai è evidente come la power unit di Maranello paghi qualche decina di cavalli alla controparte della Mercedes; e si vede. Inizia a venire il dubbio che la filosofia progettuale seguita non sia quella corretta. Si è optato per sacrificare qualcosa in termini di prestazioni motoristiche per sviluppare soluzioni ardite sull’aerodinamica. Forse, c’è solo bisogno di più tempo per trovare la quadra del cerchio, ma in F1 il tempo è tutto e nessuno aspetta.
In realtà, l’aspetto più inquietante di Miami è rappresentato dalle parole pronunciate da Hamilton: “Facciamo delle simulazioni e poi, in pista, l’auto si comporta in maniera diversa. Ho vissuto il mio miglior weekend in Cina, verso la quale non ho lavorato al simulatore. Farò altrettanto in vista del Canada”. Signore e signori, una dichiarazione di questo tipo è agghiacciante. Se non c’è correlazione tra simulazioni e realtà, significa che non si può sviluppare la monoposto!
Ricapitolando, la Ferrari ha presentato una versione evoluta della sua vettura, così come hanno fatto McLaren e Red Bull con le loro monoposto. Fra le tre, quella migliorata meno è stata proprio la Rossa. Ecco perché Miami è una Caporetto. La SF-26 evoluta non vale la W17 base, né la MCL40 sviluppata; e l’ADUO non può essere la panacea a tutti i mali, anche perché qualsiasi cambiamento partirà da luglio, quando sarà già tempo di pensare al proverbiale anno prossimo…