Curling
Curling, l’Italia deve uscire dall’adolescenza e diventare matura. “Il nuovo corso” è l’opportunità per diventare una nazione di riferimento
Il 2026 rappresenta a tutti gli effetti “l’inizio di un nuovo corso”. La pesante sconfitta nella finale per il terzo posto dei Mondiali di doppio misto ha idealmente segnato il compimento della fase sportiva vissuta sinora, cominciata sul finire del precedente ciclo olimpico e protrattasi sino a pochi giorni orsono. Un lustro di successi, un’autentica età dell’oro della disciplina in Italia.
Ricapitolando, nel settore maschile sono arrivate due medaglie di bronzo ai Mondiali (2022 e 2024) e, soprattutto quattro successi nel tornei del Grand Slam, nei quali la concorrenza è più elevata rispetto alle competizioni con medaglie in palio, poiché non vi sono limiti nel numero delle squadre schierabili da ogni nazione. Si segue il ranking mondiale. Quel ranking che il Team Retornaz ha saputo scalare sino in cima, essendone diventato anche il numero 1. Fra gli uomini, l’Italia è arrivata ad avere la squadra più forte del mondo.
Così come il binomio Stefania Constantini/Amos Mosaner è stato la coppia di doppio misto di riferimento, avendo trionfato da imbattuta sia ai Giochi Olimpici di Pechino 2022 che ai Mondiali di Fredericton 2025. “Campioni di tutto”, come si suole dire. Quest’anno, pur perdendo l’aura dell’invincibilità, i due azzurri si sono fregiati del bronzo a Cinque cerchi di Milano Cortina 2026.
Infine, nell’ambito femminile, la compagine capitanata da Constantini ha raggiunto la finale dei Campionati d’Europa (2023) e una semifinale in quelli del Mondo (2024), guadagnando svariate qualificazioni alla fase a eliminazione diretta degli Slam.
Questo è quanto è stato. Ora, è tutto finito, perché sia il Team Retornaz che il Team Constantini hanno cessato di esistere. Il primo si è sciolto, il secondo è scoppiato. Non è questa la sede per analizzare tempi e modi della fine delle due esperienze. Qui si pone l’accento sui risultati, pedissequamente elencati. Indipendentemente dall’epilogo, queste squadre hanno fatto la fortuna del curling italiano, ma sono giunte al capolinea.
Il curling azzurro però non finisce qui, anzi. La divisione della squadra maschile e la scissione di quella femminile (due concetti affini, ma ben differenti) genereranno nuove compagini, le quali saranno in concorrenza diretta per rappresentare l’Italia sul palcoscenico internazionale. Si tratta di un passo avanti, di una possibilità di crescita e di sviluppo per l’intero movimento.
Senza voler scomodare il Canada, dove fra uomini e donne i team competitivi a livello assoluto sfiorano la doppia cifra, la dinamica sopra esposta è già vissuta da tempo in Scozia, in Svezia e in Svizzera, gli altri Paesi di riferimento a livello globale. Uno status al quale può ambire anche l’Italia, ammesso e non concesso riesca a completare con successo la transizione fra la fase adolescenziale e quella della maturità in termini agonistici.
Una transizione che, all’atto pratico, significa avere la consapevolezza e la lucidità da comportarsi da professionisti, perché tale è l’habitat in cui i giocatori italiani hanno cominciato a vivere. Essere professionisti significa comportarsi come tali a tutto tondo, non solo sul ghiaccio, bensì anche e soprattutto fuori.
Essere professionisti significa lasciare da parte personalismi, invidie, rancori e interessi di campanile. Significa accettare di far parte di un sistema in cui esiste la concorrenza diretta e dove viene premiato il merito. Chi è più forte, emerge. Si può crescere virtuosamente, se si ragiona in questo modo.
Bisognerà però esserlo a tutti gli effetti, anche dal punto di vista della comunicazione. Il curling piace al pubblico, ha un potenziale enorme in termini di popolarità. Lo sgrammaticato comunicato ufficiale con il quale il Team Constantini ha annunciato il suo scioglimento è la fotografia perfetta di come, sull’aspetto gestionale, ci sia tanto da crescere. Si tratta di un piccolo esempio, ma è dalle piccole cose che si parte per costruire le più grandi.
Un adolescente è un essere umano che può essersi formato fisicamente, ma non ancora mentalmente. La persona adulta si ha sia biologicamente, sia psicologicamente. “Adulto” non significa necessariamente “maturo”. A uno dei due aspetti ci pensa la natura, proprio come ha pensato a donare il talento a chi di dovere in Italia. All’altro, bisogna arrivarci da soli.