Ciclismo

Cosa è successo oggi al Giro d’Italia: Ciccone lasciato al suo destino, Red Bull di Pellizzari indecifrabile, cadute e ribaltoni

Stefano Villa

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Afonso Eulalio Igor Arrieta / Lapresse

Al Giro d’Italia 2026 si è materializzata una vera e propria giornata da tregenda, fortemente condizionata da una pioggia incessante e decisamente copiosa (a tratti è caduta anche la grandine) che ha messo a dura prova i ciclisti. Senza dimenticarsi delle temperature al di sotto delle medie stagionali. Condizioni meteo decisamente molto complicate con cui i corridori hanno dovuto fare i conti per 203 km da Praia a Mare a Potenza: qualcuno potrebbe pagarne le conseguenze nei prossimi giorni, la frazione di venerdì con il primo arrivo in salita (sul sempre esigente Blockhaus) potrebbe mietere delle vittime.

Una fuga bidone ha animato il mercoledì della Corsa Rosa e ha rimescolato le carte in tavola: un gruppetto è andato all’attacco nella prima ora di gara, poi sull’esigente Monte Grande di Viggiano (6,6 km al 9,2% di pendenza media) sono riusciti a evadere il portoghese Afonso Eulalio e lo spagnolo Igor Arieta, che sono riusciti a giungere al traguardo con un vantaggio superiore ai sette minuti nei confronti del gruppo principale.

Il finale è stato pirotecnico e ricco di colpi di scena: lo spagnolo è caduto a 13 km dall’arrivo e il lusitano è andato via in solitaria, ma è anch’egli scivolato ai -6,5  km e così si è riformata la coppia; ai -3 km Arieta è andato largo e ha sbagliato strada, ma è riuscito a recuperare lo svantaggio, è rientrato sull’avversario quando mancavano 200 metri, lo ha superato e ha vinto. Eulasio si è consolato con la maglia rosa: la fuga bidone gli ha permesso di indossare il simbolo del primato con un vantaggio siderale nei confronti degli annunciati favoriti della vigilia. L’alfiere della Bahrain-Victorious primeggia con sei minuti su tutti i big, ma questo cuscinetto gli basterà a lottare per un piazzamento onorevole in graduatoria? Fino a quando riuscirà a rimanere al comando?

Gli uomini di classifica non si sono dati battaglia: la salita di giornata, decisamente impegnativa ma posta a 48 km dal traguardo, e il maltempo non hanno acceso gli animi in gruppo. Giulio Pellizzari ha fatto lavorare i suoi gregari prima dell’ascesa, ma poi non è successo niente sul Monte Grande di Viggiano e la tattica della Red Bull-BORA-hansgrohe è sembrata di difficile comprensione. Saggio il comportamento del danese Jonas Vingegaard, il candidato in pectore per la conquista del Trofeo Senza Fine: è rimasto ben coperto, non ha speso energie e ha controllato la situazione.

Giulio Ciccone ha perso la maglia rosa dopo una sola giornata: senza compagni di squadra a supporto (tutti staccati tranne il canadese Derek Gee, ma è il capitano designato della Lidl-Trek), si è rivelato impossibile prolungare la sua permanenza sul trono e non potrà vestire la casacca più ambita sul suo Blockhaus. Tutto invariato tra i big: Ciccone ha 4” sul colombiano Egan Bernal, 6” su Giulio Pellizzari, 10” sul danese Jonas Vingegaard, 10” sullo spagnolo Enric Mas, su Damiano Caruso, sull’australiano Jai Hindley e sull’austriaco Felix Gall.

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