Atletica
Asia Tavernini fiduciosa: “La caviglia è tornata al 100%, ora posso fare sul serio”
Asia Tavernini è stata l’ospite dell’ultima puntata di OA Focus, in onda sul canale YouTube di OA Sport. La saltatrice in alto nata a Riva del Garda ha fatto il punto sul proprio momento, analizzando quanto fatto in carriera e ponendo il mirino sui prossimi obiettivi.
L’atleta classe 2001 ha iniziato parlando del presente: “Sto bene. Gli allenamenti stanno proseguendo nel migliore dei modi, così come la riabilitazione. La caviglia di stacco è tornata al 100% e ora potrò iniziare a fare sul serio con le gare all’aperto. Non vedo l’ora. L’infortunio? Diciamo che la prima settimana l’ho vissuta male, poi, piano piano, ho ritrovato la mia strada. Non ho mai avuto dubbi sul fatto di poter tornare ai miei livelli“.
L’atleta delle Fiamme Oro ha poi raccontato i suoi inizi in questa disciplina: “Non sono stata io a scegliere il salto in alto. Penso piuttosto che sia stato il salto in alto a scegliere me. In realtà, da piccola non sapevo nulla di questa disciplina né di come si svolgesse. Ho avuto la prima opportunità di provarla durante le scuole medie. Per come sono fatta, ho sempre voluto essere brava in tutto ciò che facevo, quindi sfidavo anche i miei compagni maschi. Quando ho provato, però, ho visto che il gesto mi veniva in maniera naturale e ho deciso di proseguire. Tornata a casa, ne ho parlato con mia nonna che, in gioventù, aveva praticato a sua volta questa disciplina. A quel punto non ho più avuto dubbi e, anche se relativamente tardi rispetto agli altri, ho iniziato la mia avventura nel salto in alto“.
A quasi 25 anni sta raggiungendo un momento fondamentale della propria carriera: “Gli ultimi anni sono stati quelli della svolta. Non sono esplosa giovanissima, non essendo un ‘fenomeno’. Sono andata avanti con costanza, migliorando un passo alla volta. Dopo i primi anni, che si possono definire di rodaggio e di conoscenza delle mie caratteristiche, ho iniziato ad affrontare le gare in maniera più consapevole, al momento giusto. Il lavoro, piano piano, ha iniziato a dare i suoi frutti. Ora, dopo aver trovato la quadra dal punto di vista tecnico, provo a spingermi sempre oltre lavorando sui dettagli. Inoltre, sono un’atleta che in allenamento arriva solo fino a un certo punto, mentre in gara riesce a esprimere il meglio di sé“.
Cosa manca a Tavernini per compiere il definitivo salto di qualità? “Sicuramente non sono altissima come diverse colleghe ma, dall’altro lato, sono rapida di piedi ed esplosiva, due caratteristiche che mi aiutano a compensare una statura non eccezionale. Cosa mi manca? Difficile dirlo. L’aspetto mentale è fondamentale per noi altiste. A volte la mente ti aiuta meno del previsto e alcuni pensieri finiscono addirittura per auto-sabotarti. Sto lavorando molto su questo aspetto. Ovviamente anche la rincorsa e la dinamica di salto sono decisive dal punto di vista tecnico. Negli allenamenti ci stiamo concentrando molto su questo. Avere Gimbo in gruppo? Ovviamente dà uno stimolo enorme a tutti. Con la sua carica e la sua capacità di consigliare è davvero un personaggio speciale. Durante il ritiro in Spagna era al mio fianco in pista: tifava per me, mi spronava a non mollare e mi trasmetteva la voglia di riprovare anche quando l’asticella cadeva. Oltre ai suoi consigli, l’infortunio mi ha dato modo di guardare le gare dall’esterno. Osservandole, ho imparato a gestire le emozioni vedendo come si comportavano le altre atlete“.
Al momento il salto in alto azzurro può contare su tre atlete di alto livello: “Con le compagne abbiamo un rapporto positivo. Ognuna è più o meno estroversa, ma in pista siamo ovviamente rivali e ci sfidiamo, com’è normale e giusto che sia“.
Poi uno sguardo al 2025: “Non c’è stato un momento preciso in cui ho capito di poter fare bene. Però vedevo che in allenamento saltavo bene, la rincorsa era efficace e, a livello di misure, ero costante. Volevo andare a Tokyo con tutte le mie forze, al punto da dire che, se non fossi andata ai Mondiali, avrei smesso. L’ho detto proprio come sfida personale. Quella promessa era una sorta di stimolo ulteriore. La gara dei Mondiali? Posso riassumerla così: è stata la più bella e la più brutta della mia vita“.
L’azzurra ha poi spiegato questa definizione così particolare: “La qualificazione era fissata proprio il giorno del mio compleanno, quindi pensavo fosse una sorta di segno, come se dovesse essere la mia gara. In poche parole, doveva essere bellissima. Ho gestito tutto bene: il fuso orario, l’adattamento al clima caldo e umido e la preparazione. Al momento delle qualificazioni, però, mi sentivo un po’ stanca e l’arrivo allo stadio, dopo il riscaldamento, è stato davvero impattante. Mi sentivo persa. Evidentemente avevo esaurito tutte le energie nervose che avevo accumulato nel percorso. In pista è stato tutto molto difficile. Un compleanno dolce-amaro, si potrebbe dire. La delusione, ovviamente, è stata notevole. Cosa cambierei col senno di poi? Forse avrei dovuto trovare un modo per conservare una riserva di energie nervose nel pre-gara“.
Infine, uno sguardo al 2026, dopo aver saltato la stagione indoor: “Farò il mio esordio a Bolzano. Il mirino, ovviamente, è puntato sugli Europei, il momento clou della mia annata“.
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