Atletica
Arianna De Masi: “La sindrome di Haglund mi ha tolto un’intera stagione. Chi direbbe di no alla 4×100 mista?”
Una lunga assenza dai campi di gara ed ora la voglia di tornare: non è stata una stagione fortunata quella passata per Arianna De Masi, ma la velocista emiliana è pronta a cancellare il brutto periodo e rimettersi nuovamente ai blocchi di partenza. De Masi è stata ospite dell’ultima puntata di Strike Zone, la trasmissione condotta da Ferdinando Savarese sul canale YouTube di Oa Sport.
La velocista azzurra ha parlato proprio dell’infortunio dell’anno scorso: “Dopo gli Europei ho fatto il primo raduno a Roma con gli staffettisti e tornata a casa poi ho iniziato a sentire il problema che mi sono portata dietro un anno. Per farla breve era la sindrome di Haglund, che per chi non lo sapesse, è praticamente la parte del calcagno del tallone, un pochino sporgente che va a schiacciare il tendine d’Achille e poi nel mio caso appunto, era il tendine d’Achille che ne risentiva proprio nell’inserzione vicino al tallone. Purtroppo non è stato capito subito perché la mia era una forma molto lieve e quindi non siamo stati in grado di capirlo subito. E poi appena saputo mi è stato subito consigliata l’operazione perché avevo fatto tutta una serie di terapie conservative per provare ad arrivare a Tokyo ai Mondiali. Mi sono operata a novembre”.
Ancora sull’infortunio e come ha provato a gestirlo: “Ho cercato di fare alcune terapie che mi davano dei miglioramenti, ma poi ogni volta l’osso creava problemi. Le scarpe chiodate soprattutto, e anche la calzatura stretta che non lascia respirare, mi davano problemi. Si tratta proprio di una patologia diversa rispetto ad una tendinopatia che ho avuto anche quella tempo prima, ma quella era più gestibile. Qui sentivo proprio che il piede cedeva”.
Un anno completamente perso quello scorso: “Outdoor purtroppo non ho mai gareggiato. L’ultimo mio gara sono stati gli Europei indoor. Alla fine bisogna trarre sempre il positivo comunque da ogni situazione, soprattutto in quelle negative nelle difficoltà. Quindi sicuramente mi ha insegnato tanto e ho capito quanto questo sport ti faccia sempre stare sul sul filo. Io dopo gli Europei indoor mi sentivo in una condizione veramente buona e quindi avevo tanti buoni propositi, che poi sono stati rimandati”.
Un ritorno già in questa stagione: “Bisognerà scegliere le gare giuste, soprattutto nella seconda parte della stagione, perché devo ancora inserire alcuni lavori più veloci. Però sì, spero davvero di riuscirci”.
Una lunga fase di recupero: “Mi sono operata a metà novembre e dopo appena quattro o cinque giorni ho iniziato subito la riabilitazione. Mi sono operata al J Medical, dove mi hanno seguito per tutta la prima fase del recupero, e infatti mi sono trasferita per un periodo a Torino. Successivamente, tra gennaio e febbraio, ho iniziato a fare avanti e indietro tra Milano e Torino. Nel frattempo ero tornata anche a Giussano, dove mi alleno, continuando però a seguire il percorso riabilitativo al J Medical. Poi, quando mi hanno dato l’ok per iniziare a correre sull’AlterG, mi sono trasferita a Ostia, al Centro Sportivo delle Fiamme Gialle. L’AlterG è un tapis roulant particolare con una specie di sacca all’interno della quale entri e puoi correre con una percentuale ridotta del tuo peso corporeo. È molto utile negli infortuni perché permette di tornare gradualmente all’impatto. A Ostia mi hanno davvero aiutata tantissimo. Sono stata lì quasi due mesi, alternando le settimane, e mi hanno seguita in tutto. Quando mi hanno operata mi avevano parlato di circa sei mesi per tornare a spingere davvero, e infatti quei sei mesi sono passati proprio da poco. Mi hanno anche spiegato che i primi nove mesi vanno comunque gestiti con attenzione. Per esempio adesso non corro tutti i giorni: devo sempre lasciare almeno 24 ore tra una seduta di corsa e l’altra. Quindi magari corro il lunedì, il mercoledì e il venerdì, mentre martedì e giovedì faccio palestra oppure altri lavori. Come tempistiche ci siamo. Poi chiaramente, se dovessi gareggiare già in questa stagione, saranno poche gare mirate e scelte con attenzione”.
De Masi parla di come si sente adesso e di come sta gestendo il recupero fisico per tornare in pista: “Mi sento intorno al 70% per quanto riguarda la corsa. Per il resto invece non ho praticamente mai smesso: palestra, forza, tantissima bici, davvero tantissima. E devo dire che la bici non è mai stata il mio grande amore! Però in questo periodo è stata fondamentale. Ho fatto anche molta piscina e mi sono appoggiata a un centro qui a Milano, il Quality, dove si allena anche tutto il mio gruppo, compreso Luca Sito. Mi sono affidata alle persone giuste e per questo mi ritengo molto fortunata. Se riuscirò a tornare in gara già in questa stagione sarà anche grazie a tutto il supporto che ho avuto attorno in questi mesi. Adesso l’obiettivo principale è tornare bene, senza forzare i tempi, e ritrovare le sensazioni giuste. Poi da lì si potrà costruire qualcosa di più importante per il futuro”.
L’avvicinamento all’atletica e poi un importante gruppo di allenamento a Giussano: “Ho iniziato verso i 10-11 anni, anche se adesso non ricordo precisamente. Prima facevo nuoto e avevo anche giocato a rugby. Ho iniziato all’Arena Civica di Milano. In realtà il papà della mia migliore amica, che era allenatore di rugby, mi aveva consigliato di provare atletica. Così ha iscritto sia me sia la mia amica all’Arena Civica e, più o meno tra l’ultimo anno delle elementari e l’inizio delle medie, ho iniziato questo percorso. Chiaramente all’inizio è soprattutto un’attività ludica, un gioco che serve per muoversi quando si è piccoli. Poi però, con il tempo, ho capito che era davvero quello che mi piaceva fare. Praticamente dalla categoria Allieve ho sempre partecipato ai Campionati Italiani e spesso sono anche arrivata in finale. Però sentivo che mi mancava ancora qualcosa, non avevo ancora fatto quello switch. Così, nel 2023, ho deciso di cambiare e mi sono affidata a questo gruppo di atleti che aveva sede a Giussano. All’epoca il gruppo era molto piccolo e si allenavano lì Vladimir Aceti, Elena Bellò, Luca Sito da qualche mese e poi io. Conoscevo già Luca Sito, perché anni prima si allenava con me all’Arena, quindi ho chiesto a lui alcune informazioni e, tramite lui, ho deciso di trasferirmi lì ad allenarmi. Diciamo che devo molto a questo cambiamento e al mio exploit”.
La possibilità di vedere l’emiliana anche nei 200 metri: “Per due anni di fila io e il mio allenatore ci siamo detti di preparare i 200. Poi, prima di Parigi, ho avuto una tendinopatia al tendine d’Achille dell’altra gamba, quindi un problema completamente diverso da quello che ho avuto adesso. Mi avevano consigliato di evitare la corsa in curva veloce e quindi niente 200 metri. Anche al rientro volevo prepararli, ma era ancora meglio stare lontani dalle curve affrontate ad alta velocità. Così abbiamo deciso di aspettare. Adesso, in questi mesi, già se riesco a preparare bene un 100 metri sono contenta. Poi vedremo durante la prossima preparazione invernale, anche in base a come starà il piede, se sarà finalmente l’anno giusto oppure se dovremo aspettare ancora. In realtà qualcosa ho già fatto: nel 2024 ho corso una gara a Bruxelles e poi i Campionati Italiani, però senza una preparazione specifica. Li ho corsi più per curiosità, perché volevo provarli. E devo dire che mi sono piaciuti. Però un conto è correrli, un conto è prepararli davvero”.
Adesso c’è anche l’opzione della 4×100 mista: “Credo che qualsiasi velocista direbbe di sì, perché è comunque una possibilità in più per prendere parte a manifestazioni importanti. Secondo me, però, è ancora tutto un po’ da costruire. L’anno scorso ero stata convocata per le World Athletics Relays in Cina. Ero riserva, quindi non ho gareggiato, ma ho potuto vedere i cambi molto da vicino. E non è semplice, non è la stessa cosa rispetto a una staffetta tradizionale maschile o femminile. Serviranno raduni e tempo per trovare i meccanismi giusti. Adesso molte squadre fanno ancora cambi molto prudenti, di sicurezza, quindi lo spettacolo ne risente un po’. Per esempio oggi la 4×400 mista è probabilmente più bella da vedere. Però credo che questa possa diventare davvero una gara spettacolare. E poi, facendo correre la curva all’uomo e il rettilineo alla donna, secondo me può essere una formula molto interessante. Sicuramente vedremo grandi miglioramenti con il passare delle gare, proprio perché è una specialità nuova e c’è ancora tanto margine di crescita”.