Tennis
Alexander Zverev svela: “C’è un motivo per cui Sinner è n.1 del mondo”
Alexander Zverev si è trovato inerme al cospetto di Jannik Sinner per ben quattro volte nel giro di due mesi, non riuscendo mai a contrastare seriamente il fuoriclasse altoatesino e a impensierirlo: il divario tra il numero 3 del ranking ATP e l’attuale numero 1 del mondo è sembrato sconfinato. Il solido tedesco non ha mai trovato i mezzi per controbattere seriamente all’incedere del campione in carica di Wimbledon, che ha sempre inflitto delle sonore lezioni a uno dei rivali sulla carta più accreditati.
Ricordiamo i precedenti che hanno animato gli ultimi quattro Masters 1000: 6-2, 6-4 nella semifinale di Indian Wells il 14 marzo; 6-3, 7-6(4) nella semifinale di Miami il 28 marzo; 6-1, 6-4 nella semifinale di Montecarlo l’11 aprile; 6-1, 6-2 nella finale di Madrid il 3 maggio. Parziale micidiale di 8-0 nei set, soltanto 23 game concessi al teutonico, che solo in un’occasione è riuscito ad arrivare al tie-break: numeri che certificano la schiacciante superiorità sciorinata dal nostro portacolori.
L’atto conclusivo andato in scena un paio di giorni fa sulla terra rossa della capitale spagnola è durato appena 58 minuti, durante i quali è stato Jannik Sinner a dominare in lungo e in largo senza concedere il minimo respiro all’avversario. Alexander Zverev si è inchinato in conferenza stampa: “Sinner il numero uno del mondo, è molto stabile: non ha cali, non ha fasi in cui abbassa il livello. Questo è il motivo per cui è il numero uno del mondo e per me questo è ancora più spettacolare: riesce a mantenere sempre il livello”.
Il numero 3 del circuito internazionale ha poi proseguito, senza nascondersi dietro a un dito: “Credo che in questo momento ci sia una grande differenza tra Sinner e tutti gli altri, credo che ci sia una differenza tra Alcaraz e me, forse tra Djokovic e tutti gli altri. È difficile dire che non ci sia una differenza tra Sinner e tutti gli altri: non perde una partita nei Masters 1000 da Shanghai, non perde una partita da quasi nove mesi: bisogna ammettere che c’è una differenza tra lui e tutti gli altri“.