Roland Garros

Alexander Bublik: “Il doppio non è tennis, ci gioca chi non è capace in singolare. E poi c’è il padel…”

Giandomenico Tiseo

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Alexander Bublik / LaPresse

A un anno di distanza dal torneo che ha cambiato la percezione della sua carriera, Alexander Bublik si ripresenta al Roland Garros con uno status completamente diverso. Dodici mesi fa, a Parigi, il kazako aveva dato il via alla sua ascesa verso la top-10 ATP, spingendosi fino agli ottavi e arrendendosi soltanto a Jannik Sinner, poi finalista del torneo. Oggi attorno a lui ci sono aspettative più alte, maggiore attenzione mediatica e la solita curiosità per un giocatore capace di alternare colpi spettacolari a dichiarazioni destinate a far discutere.

La stagione sulla terra battuta non ha ancora regalato segnali particolarmente convincenti, anche se Bublik resta uno dei profili più imprevedibili del circuito. Agli Internazionali d’Italia, dove il suo cammino si è fermato al terzo turno contro Learner Tien, il kazako ha confermato la propria natura anticonvenzionale anche fuori dal campo.

In un’intervista concessa al Guardian, ha affrontato senza filtri diversi temi, a partire dalla sua opinione sul doppio, espressa con toni volutamente provocatori: “Il doppio non è tennis, è mezzo tennis. Se non sai giocare in singolare giochi in doppio. Se non sai giocare in doppio, giochi a padel, è molto semplice…“.

Una posizione che inevitabilmente riaccende il dibattito attorno alla specialità, già finita al centro delle polemiche in passato dopo alcune uscite di Reilly Opelka. Bublik, però, non sembra particolarmente interessato alle possibili reazioni. Anzi, nel corso dell’intervista ha ribadito una visione estremamente pragmatica della professione del tennista, spiegando come la motivazione economica abbia avuto un peso decisivo nella sua carriera: “Bellissimo vincere trofei, è fantastico giocare in uno stadio bellissimo, ma alla fine devi guadagnarti da vivere e penso sia questa la mia motivazione principale da quando sono diventato un tennista professionista“.

Il kazako ha poi allargato il discorso anche al rapporto con i social network, mostrando un atteggiamento fortemente critico verso l’immagine costruita online dagli sportivi e dalle persone comuni: “Credo che tutti i social media siano falsi, quindi immagino che tutte le persone che ci sono fingano di essere qualcuno o qualcosa che non sono. Credo davvero che sia tutta una finzione“.

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