Internazionali d'Italia

Adriano Panatta loda Sinner: “Un campione esemplare e ha una cosa in più rispetto ad Alcaraz”

Giandomenico Tiseo

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Adriano Panatta / LaPresse

50 anni dopo, il passaggio di consegne è compiuto. Con il trionfo agli Internazionali d’Italia, Jannik Sinner ha cancellato un’attesa lunga mezzo secolo e tolto ad Adriano Panatta il primato di ultimo italiano capace di conquistare il Foro Italico. Un’eredità pesante, simbolica, che oggi sembra soltanto il preludio a un obiettivo ancora più prestigioso: il Roland Garros. Proprio lì dove Panatta scrisse la pagina più luminosa della sua carriera nel 1976 e dove Sinner, appena un anno fa, incassò contro Carlos Alcaraz una delle sconfitte più dolorose della sua parabola sportiva, sprecando tre match point consecutivi in una semifinale destinata a lasciare il segno.

Oggi, però, lo scenario è cambiato. Sinner arriva a Parigi da numero uno del mondo, con una continuità di rendimento impressionante e con la sensazione, sempre più diffusa nel circuito, che soltanto Alcaraz possa davvero contendergli lo scettro. A confermarlo è stato lo stesso Panatta in un’intervista concessa a L’Équipe, nella quale l’ex campione romano ha parlato con entusiasmo dell’ascesa del fuoriclasse altoatesino, senza alcuna nostalgia per i record destinati a cadere.

Anzi, Panatta sembra osservare la crescita di Sinner con autentica ammirazione. “Credo che l’unico record che gli risulterà davvero difficile, forse addirittura impossibile, sia vincere il Roland Garros 14 volte come Nadal. Io l’ho vinto solo una volta e so quanto sia difficile. Quindi vincerlo 14 volte come Nadal è sovrumano“, ha spiegato.

Per il resto, il giudizio è netto: “È il prototipo della generazione attuale, un grande campione, unico nel suo genere. Soprattutto, il suo comportamento in campo è esemplare per i giovani giocatori; quando parla con la stampa, quando parla dopo le partite, è calmo, educato, è un vero campione“. Parole che vanno oltre il semplice riconoscimento tecnico e che evidenziano la dimensione ormai globale di Jannik: non soltanto vincente, ma anche simbolo di professionalità, equilibrio e credibilità.

Secondo Panatta, il tennis contemporaneo ha ormai due soli riferimenti assoluti: Sinner e Alcaraz. Tutti gli altri inseguono. “Quasi tutti giocano così, colpendo forte; forse Alcaraz ha uno stile leggermente diverso. Le prestazioni di Sinner sono talmente elevate in ogni partita che è difficile affrontarlo. Sono stato fortunato che non ci fosse un Sinner ai miei tempi; ora è tutto diverso“.

È proprio qui che emerge la differenza più significativa tra i due fenomeni della nuova generazione.Tutti i giocatori hanno dei punti deboli, ma lui non ne ha molti. Quando scende in campo, impone il suo stile di gioco; solo Alcaraz può sfidarlo, gli altri sono ben lontani dalla loro forma migliore. Ma Carlitos a volte ha delle giornate storte, mentre Sinner raramente“.

Panatta, infine, ha allargato il discorso all’evoluzione del tennis moderno, evidenziando quanto il gioco sia cambiato rispetto alla sua epoca. “Ci sono ancora emozioni, ma è diverso. Perché la palla viaggia più veloce, c’è meno tempo per pensare, le soluzioni sono più difficili da trovare, bisogna giocare, colpire forte; è un tipo di tennis completamente diverso. Quando giocavamo noi, era più ragionato, più tattico, e la palla, soprattutto, era molto più lenta“.

Poi il parallelo con il calcio contemporaneo: “Detto questo, ammiro molto i giocatori di oggi, Sinner, Alcaraz, ma la mia concezione del tennis è diversa. È normale, tutto cambia. Se guardi il calcio di 50 anni fa, il ritmo di gioco, rispetto a quello del Paris Saint-Germain di oggi, è completamente diverso“.

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