Internazionali d'Italia

Vergogna al Foro Italico: adesivi offensivi contro Jannik Sinner

Giandomenico Tiseo

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Jannik Sinner / LaPresse

Jannik Sinner è indubbiamente il giocatore più atteso agli Internazionali d’Italia 2026. Reduce dai trionfi nei Masters1000 di Indian Wells, Miami, Montecarlo e Madrid, l’azzurro vorrebbe regalarsi anche il titolo nella Capitale, per succedere ad Adriano Panatta, ultimo italiano a trionfare sulla terra rossa romana nel 1976, ben 50 anni fa.

Tuttavia, il n.1 del mondo è diventato il bersaglio di un episodio che nulla ha a che fare con il tennis giocato. Nel cuore del Foro Italico, infatti, sono comparsi alcuni adesivi offensivi che hanno attirato l’attenzione per il contenuto e, soprattutto, per il contesto in cui sono stati affissi.

A documentare l’accaduto è stato il giornalista di La7 Andrea Prandi, che ha pubblicato su X le immagini degli sticker. Negli adesivi compare il nome del numero uno del mondo accompagnato da insulti espliciti, insieme al “lupetto”, simbolo storico dell’AS Roma, e alla firma “Cane Sciorto”, una sigla priva di riferimenti chiari a gruppi organizzati o realtà riconoscibili.

Il dato più rilevante non è solo l’offesa in sé, ma la sua apparente estraneità al mondo del tennis. Sinner, infatti, non ha mai avuto legami con il tifo calcistico romano né è stato coinvolto in dinamiche di rivalità sportive che possano giustificare un attacco diretto. Da qui nasce la domanda centrale: perché colpire proprio lui?

Una risposta definitiva non esiste, ma l’interpretazione più credibile rimanda al clima che precede uno degli appuntamenti più delicati del calendario calcistico italiano: il derby tra Lazio e Roma, fissato per domenica 17 maggio. Da settimane si discute sull’orario della partita, con l’ipotesi – fortemente contestata – di un anticipo alle 12:30 per evitare la sovrapposizione con la finale maschile del torneo, programmata alle 17 e con Sinner tra i principali candidati alla vittoria.

In questa chiave, gli adesivi assumono un significato diverso: non tanto un attacco personale al tennista, quanto una forma di protestarozza e provocatoriacontro le scelte organizzative che regolano la convivenza tra calcio e tennis nella Capitale. La figura di Jannik, oggi la più esposta e mediatica dello sport italiano, diventa così un simbolo da utilizzare per amplificare il dissenso.

Il tema dell’orario del derby ha già alimentato polemiche. Maurizio Sarri, tecnico della Lazio, ha espresso apertamente il proprio dissenso, mentre il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, ha difeso la scelta sottolineandone le necessità logistiche e televisive. In mezzo, una città come Roma, abituata a vivere lo sport con intensità, ma anche con tensioni che spesso travalicano i confini delle singole discipline.

Sinner, in questo scenario, è un bersaglio involontario. La sua immagine – pulita, vincente, trasversale – viene piegata a una logica che appartiene ad altri ambiti, diventando il detonatore di un malcontento che nasce altrove. Resta il fatto che l’episodio incrina, almeno simbolicamente, l’atmosfera di festa che accompagna il torneo.

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