24h Nürburgring, una gara particolare. Recuperare è impossibile

Luca Pellegrini

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Verstappen Nurburgring/ IPA Sport

In un giorno di gara tutto può succedere, specialmente nel leggendario Nürburgring Nordschleife. Nei 25km dell’Infero Verde ogni minimo errore può pregiudicare l’intero lavoro svolto, una corsa atipica in cui recuperare è semplicemente impossibile.

A differenza di altre prove di durata, la 24h del Ring ha delle peculiarità che non esistono altrove. La prima è data dalla differenza di auto contemporaneamente in azione: 161vetture di varie classi che hanno delle considerevoli velocità diverse.

A questo si aggiunge il fatto che, a meno di sospensioni con bandiera rossa, non è possibile neutralizzare l’evento con una Safety Car. Il Ring ha studiato un sistema di ‘CODE 60’ che permette di limitare la competizione esclusivamente in una determinata area in cui si è verificato un incidente. 

I piloti entrano nell’area delimitata dalle bandiere gialle e sono costretti a rallentare a 60km/h. Senza la vettura di sicurezza diventa oltremodo complicato recuperare terreno sui rivali, magari lontani di vari minuti. Ovviamente in un tracciato di oltre 20km perdere un giro diventa automaticamente letale, soprattutto oggi quando ogni secondo (in GT3 soprattutto) è complicato da recuperare.

La strategia nelle soste assume quindi un ruolo determinante. A questo si aggiunge la possibilità di avere condizioni avverse, la chance in qualsiasi periodo dell’anno di trovare nebbia oppure pioggia è sempre presente. 

La 24h del Ring diventa quindi una sfida unica nel proprio genere, una delle gare più difficili da mettere in bacheca viste le infinite variabili da tenere in considerazione. Fortunatamente il livello si è alzato di anno in anno e dall’introduzione delle GT3 come classe regina possiamo tranquillamente affermare che l’evento teutonico è uno dei più importanti del calendario.

 

 

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