Atletica
Zaynab Dosso: “Ai World Relays non dovevo esserci, ma all’Italia non si dice di no. Alfred guardava ogni mio passo”
Una prima parte di stagione fenomenale con lo storico titolo ai Mondiali Indoor ed ora una stagione all’aperto con il grande obiettivo degli Europei, ma ancora prima le World Relays con la staffetta e successivamente a settembre anche i World Athletics Ultimate Championships. Saranno dunque mesi impegnati ed importanti per Zaynab Dosso, una delle stelle dell’atletica azzurra, che è stata ospite dell’ultima puntata di Sprint Zone, il programma condotto da Ferdinando Savarese sul canale YouTube di OA Sport.
Il primo impegno sarà quello delle World Relays in Botswana: “Non sarei dovuta partire, ma per la maglia azzurra bisogna fare anche delle piccole concessioni. Abbiamo trovato un terreno d’incontro. Non farò i raduni e continuerò la mia preparazione. Sarà comunque uno stimolo, per provare la pista ad inizio stagione ancora prima del mio esordio”.
Una stagione invernale semplicemente straordinaria, con la velocista azzurra che si è imposta praticamente in ogni turno che ha corso, non vincendo solamente la batteria proprio ai Mondiali: “L’unica cosa che mi è sempre mancata non è la testa, ma la salute fisica e questo ti limita al 99%. Questo è stato sicuramente il mio limite negli anni passati. Finalmente sono arrivata in gara in piena condizione fisica e sono riuscita ad esprimermi al massimo”.
Uno spirito diverso sui blocchi: “Assolutamente sì. All’inizio io pensavo sempre che in gara dovevo fare e fare, ma in verità il lavoro era già stato fatto nei mesi prima e la gara è un po’ una verifica. La vivo con più serenità ora. Prima arrivavo ad ogni riscaldamento di una gara già esausta, perché dovevo fare mille accelerazioni di conferma per capire se stavo bene. Anche su questo piano abbiamo cambiato molte cose”.
I cambiamenti nella preparazione: “Abbiamo introdotto dei cambiamenti che sono a scopo preventivo. Ancora di più esercizi posturali, più valutazioni, più controlli mirati su quello. Quest’inverno ho corso molto di più, abbiamo lavorato sulla facilità della mia corsa, che mi ha permesso di esplorare anche qualcosa che non facevo prima. Mi ha aiutato anche ad uscire dalla mia zona di comfort, pensare poi soprattutto a me stessa e solamente alla mia gara e non a quello che succedeva a destra o sinistra”.
Sulla propria condizione attuale: “Sono molto più avanti di quello che ci aspettavamo. Dopo la stagione indoor abbiamo fatto una settimana di pausa, anche se poi tra mille impegni non mi sono mai fermata, visto che sto facendo anche un trasloco. Comunque sto bene, ma il lavoro deve essere fatto ad agosto (per gli Europei, ndr). Il programma deve assolutamente essere incentrato in funzione di agosto”.
Il rapporto con l’allenatore Giorgio Frinolli e la crescita costante come atleta: “Io e Giorgio siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Lui mi ha portato a maturare, a volere sempre di più, ma mai tutto subito. Io quest’anno voglio tutto, ma perché sono arrivata passo dopo passo a maturare l’idea di arrivare ad un determinato risultato. Si è trattato di un percorso e siamo assolutamente pronti”.
Un palmares importante, ma Dosso non cambia il suo modo di essere: “Sono molto con i piedi per terra. Sono una ragazza che cerca sempre la semplicità nelle cose. La medaglia non è una cosa che può definirmi come invece il mio percorso. Sono arrivata sul gradino più alto del podio, ma io mi guardo indietro e vedo tutta la crescita che ho fatto ed è per me molto più significativo del risultato. Mi trasmette molta più gioia e soddisfazione della sola medaglia”.
Aver battuto Julien Alfred: “Nel momento in cui la campionessa olimpica durante il riscaldamento guarda ogni tuo passo mi ha messo grande tranquillità. Io ero nella mia bolla e facevo solo quello che dovevo fare. Mi sentivo molto osservata e forse loro erano molto più focalizzate su di me che su di loro. Per esempio io mi sono buttata ai 55 metri e lei ha fatto uguale. Questo è stato molto divertente, perché io mi sono sbagliata, ma lei significa che stava guardando solo me. Non c’era solo lei, ma c’erano davvero tante atlete di spessore, un palcoscenico davvero fitto. L’anno scorso si diceva che non c’era nessuno, ma quest’anno c’erano davvero tutte”.
L’oro di Ostrava è il momento più bello in carriera finora: “Sicuramente sì, anche perché ho raggiunto la maturità emotiva insieme a quella fisica. Voglio approfittare più possibile di questo momento per cercare di fare tutto quello che posso fare”.
Le difficoltà degli impianti sportivi in Italia, rilanciata proprio dalle parole dell’azzurra dopo il suo oro iridato: “Proprio oggi prima di questa intervista a Roma ha piovuto tutta la mattinata e ci siamo trovati in difficoltà perché non c’è un impianto al coperto. Siamo dovuti andare alla Sapienza, nella loro palestra e farmi spazio in mezzo agli studenti. Il mio non era un attacco, ma era uno sfogo. Nonostante tutto la resilienza di noi atleti è più forte di ogni cosa. Nonostante ogni situazione noi riusciamo ad adeguarci e fare quello che è necessario per noi stessi. La gente poi si domanda perché ci sono stati così tanti infortuni negli ultimi anni, ma le piste sono sempre più dure e con le scarpe che sono sempre più performanti non va bene. Noi addirittura abbiamo fatto un passo indietro e ci alleniamo con le scarpe che usavamo prima del Covid, senza il tacchetto. Devi cercarti ogni volta di adattarti e non è semplice”.
Non solo gli Europei, ma poi a settembre anche l’appuntamento con i World Athletics Ultimate Championships: “Assolutamente sì. La mia vacanza infatti comincerà dal 15 settembre in poi. Quello è un format che mi piace. Io mi immagino sempre nel panorama mondiale con quelle persone e quello è sicuramente l’obiettivo numero due della mia stagione. Andiamo e vediamo cosa succede”.
Una stagione dunque sui 100 con grandi aspettative: “Sono molto più curiosa di vedere come andrà la stagione sul 100. I 60 non li avevamo quasi neanche preparati, visto che ho cominciato solo a gennaio. Il mio obiettivo era lavorare e correre il più possibile per preparare la stagione all’aperto. Non vedo l’ora di scoprire quello che posso fare su questa distanza, visto che finora un po’ di inconvenienti ci sono sempre stati. Sono molto felice che questa stagione sta per iniziare”.
Ancora sulle World Relays in Botswana: “Ho detto al prof Di Mulo di mettermi dove secondo lui è meglio per la squadra. Io sono a disposizione della staffetta e voglio aiutare le ragazze a fare il massimo e centrare la qualificazione”.